25 gennaio 2019

Etiopia, pozzi italiani per dare speranza

 

Dal diario di Angelo Conti in Etiopia

In Corno d’Africa (Somalia, Etiopia orientale, Eritrea, Gibuti) l’acqua sta prima di tutto. Prima della casa, prima del lavoro, prima delle scuole, persino prima della salute. E’ l’elemento che regge tutto, che dà garanzia all’oggi e speranza al domani. E’ l’elemento cardine per indurre questa gente a restare, a costruire, a crescere nella terra dei propri padri.
Se non c’è acqua, non c’è niente. Nemmeno la pastorizia, che è l’unica ricchezza delle popolazioni che vivono ad esempio nello sterminato deserto dell’Afar, ogni giorno più grande perchè piove sempre di meno. Aspettando che gli agronomi riescano, anche con sementi geneticamente modificate, a far crescere mais, cereali, frutta e verdura.

 


Questo lo sanno sia gli uomini della nostra Cooperazione Internazionale, sia i tanti rappresentanti delle Ong italiane che operano qui. Creando pozzi, stazioni di pompaggio, abbeveratoi e soprattutto creando energia elettrica per sostenere queste attività. Con il fotovoltaico che potrebbe essere la soluzione di tutto, ma che necessità di un percorso lungo e di investimenti mica lievi. In questi giorni che sto trascorrendo proprio nella terra desertica degli Afar, tutto questo mi appare sempre più chiaro. Scriverò un reportage, ma soprattutto lo terrò ben presente. Quando tornerò a parlare di Africa, di povertà, di migrazioni, ma anche di gente che resta e che vuol restare. E che dobbiamo aiutare.

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