Specchio dei tempi Hargeisa, medici in prima linea
16 Aprile 2013

Hargeisa, medici in prima linea

Un team sanitario tutto torinese da due mesi e mezzo è al lavoro in Somalia, nell’ospedale pediatrico Mohamed Aden Sheikh, costruito dai lettori de La Stampa

Gabriella, Piero, Luca, Roberto, Ludy, Davide, Ettore, Cristina, Lisa, Teresa e tanti altri. Sono i nomi dei medici e degli infermieri torinesi che hanno lavorato e lavorano ad Hargeisa, nell’ospedale pediatrico Mohamed Aden Sheikh, costruito con i fondi raccolti fra i lettori de La Stampa nella sottoscrizione contro la fame e la carestia nel Corno d’Africa, nell’estate e nell’autunno di due anni fa. Alla costruzione hanno contribuito anche la Magicforchildren di Marco Berry e diverse aziende torinesi, fra cui la Smooke che si è assunta i costi di un posto letto per tutto il 2013.
Ettore Rossi, già primario di pediatria del Martini e dell’ospedale di Chivasso nonchè direttore sanitario del Regina Margherita, è appena tornato da Hargeisa. «Una esperienza eccezionale – ci racconta – sia sotto il profilo umano e sia sotto quello professionale. Umanamente ci si accorge di svolgere un lavoro indispensabile per bambini poverissimi, che non avrebbero altro modo di essere curati, stanti i costi ed anche i limiti della sanità africana. Pensate che le mamme ed i bambini arrivano davanti all’ospedale di notte, magari dopo aver camminato per uno-due giorni, e lì aspettano l’avvio del triage che avviene alle 6 del mattino. In queste prime ore vediamo 80-100 bambini almeno e individuiamo le patologie più serie, quelle da curare subito.

Agli altri si forniscono farmaci ed una terapia. Nei reparti vengono materialmente seguiti circa 60 bambini ogni giorno, con le patologie più disperate: broncopolmoniti, bronchiti, meningiti, otiti. traumi, scompensi cardiaci, morbillo, tubercolosi. Con complicanze e problemi connessi. Molti di questi bambini arrivano nel nostro ospedale con addosso le bruciature provocate loro dagli stregoni dei villaggi. O magari con le resistenze conseguenti a cure sbagliate, inutili od inefficaci. Basti pensare che in Somalia circolano antibiotici di fabbricazione cinese che hanno efficacia scarsa o nulla. In pratica non sono nemmeno farmaci, ma spesso rappresentano un business per i farmacisti. Di fronte alla loro inutilità, questi stessi farmacisti prescrivono poi altri antibiotici, magari troppo potenti, provocando altri guai. ».
L’ospedale di Hargeisa è retto da uno staff locale e internazionale: «Abbiamo due giovani medici somali, che stanno imparando in fretta e bene, e sei infermiere locali, una farmacista e una laboratorista. A queste va aggiunto lo staff internazionale, che sarebbe più corretto dire… torinese: un medico senior, due medici specializzandi in pediatria (sono lì da gennaio e sono straordinari: Ludy Fiore e Davide Garelli) , un’infermiera senior, altre due infermiere di grande esperienza. È un gruppo forte, motivato, coeso sotto la guida di Piero Abbruzzese, Gabriella Buono e Daniele Regge, che seguono l’attività clinica prevalentemente dall’Italia, anche se sono tutti già stati qui. Per chi lavora in prima linea la fatica di turni lunghi anche 16 ore, ma la gioia di salvare ogni giorno qualche vita, letta anche nei sorrisi e nei ringraziamenti di tante mamme».

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