Dall’emergenza alla progettualità: Andrea Gavosto racconta i 50 anni della Fondazione

12 marzo 2026

In occasione del traguardo dei 50 anni di Specchio dei tempi (1976-2026), il Consigliere delegato Andrea Gavosto traccia, in questa intervista curata da Chiara Comai per La Stampa, un bilancio profondo e prospettico sull'evoluzione della Fondazione. Mezzo secolo di storia che racconta il passaggio da una risposta immediata ai bisogni dei lettori a una progettualità strutturata e continuativa, capace di restare accanto a nonni, mamme e bambini nel corso del tempo.

Attraverso le parole di Gavosto, emerge il ritratto di un’istituzione che ha saputo adattarsi ai grandi cambiamenti sociali ed economici del Paese, mantenendo però intatto quel legame viscerale e "famigliare" con Torino e il Piemonte.

Qui l’intervista completa:

«Il 2025 è stato un anno difficile per il terzo settore. Siamo riusciti a dare le Tredicesime dell’amicizia a 2.500 anziani ma abbiamo faticato tanto. La differenza non è nelle intenzioni, ma nelle risorse: cinquant’anni fa le persone potevano donare di più». Per Andrea Gavosto, consigliere delegato di Specchio dei tempi, il cinquantesimo anniversario è il momento di un bilancio».

1976-2026. Cosa è cambiato?
«Il contesto. Quando siamo nati il Paese era in crescita, più giovane, più disponibile a impegnarsi in attività filantropiche. I nostri donatori erano i trentenni del boom economico, oggi sono persone molto vicine ai 70 anni. Che Torino e il Piemonte abbiano dei problemi è cosa nota, basta guardare a quante domande arrivano alla Caritas... Le persone sono meno benestanti e meno ottimiste verso il futuro».

E i giovani di adesso?
«In tantissimi fanno attività di volontariato, ma hanno meno risorse. D’altronde l’economia non cresce in modo adeguato dagli anni Novanta».

C’è modo di intercettarli lo stesso?
«È uno degli impegni che mi sono assunto: abbassare l’età dei donatori. Stiamo aumentando l’uso dei social, organizzando eventi apposta per intercettarli. Abbiamo anche ringiovanito chi lavora nella Fondazione: le ultime entrate sono poco più che ventenni, proprio per aiutarci a entrare in contatto con i loro coetanei».

È la crisi economica del 2008 ad aver segnato uno spartiacque?
«Non direi, sono piuttosto più crisi che si sovrappongono. Un Paese che cresce poco, il calo demografico, la crisi dei giornali. E poi è aumentata la concorrenza: con sempre più organizzazioni a cui donare in un bacino sempre più piccolo, abbiamo notato un calo dei lasciti testamentari. Per questo vogliamo coinvolgere di più anche le aziende».

C’è un modo per aiutare lo stesso, anche senza grosse disponibilità economiche?
«Abbiamo una cinquantina di volontari molto bravi, ma cerchiamo più gente e soprattutto più giovani. La cosa particolare è che a loro offriamo una formazione a tutto tondo oltre a quella obbligatoria per legge».

Di che tipo?
«Corsi per il sostegno psicologico dei volontari, che spesso si trovano di fronte a situazioni con forti carichi emotivi e non devono diventare loro stessi dei parafulmini. Ma anche di informatica ed economia di base, per sapere ad esempio come aiutare a gestire le spese. A volte ci sono vari modi di pagare meno le bollette prima che ti stacchino la luce, e bisogna conoscerli».

Un mondo diverso, più complesso, forse più difficile. Anche Specchio dei tempi è cambiato?
«Cinquant’anni fa eravamo la risposta immediata di un bisogno. Quando al giornale arrivava la notizia di una persona che stava male, Specchio si mobilitava subito per un’assistenza immediata. Adesso seguiamo le persone nel corso del tempo, portiamo avanti progetti sui nonni, sulle mamme, sui bambini in modo continuativo».

Vi avvisano sempre i lettori, tramite la rubrica pubblicata sul giornale La Stampa?
«Anche questo è cambiato. Un tempo le Lettere erano l’unico modo in cui parlare con il giornale, mentre adesso sono diventate quasi uno spazio di dibattito. Noi però ci siamo radicati nel territorio e riceviamo segnalazioni da chiunque: enti del terzo settore, parrocchie, i servizi sociali del Comune».

Il giornale non serve più?
«No, anzi. In questi anni mi sono reso conto di quanto la Fondazione, senza il giornale, non abbia senso. È difficile concepirci separati. Per vari motivi».

Quali?
«La Stampa è il principale canale che racconta le nostre attività, per prima cosa. È lo strumento che ci permette di fare la raccolta fondi, poi. E soprattutto c’è il rapporto con il territorio. La Stampa, Specchio dei tempi e il Piemonte hanno un legame talmente radicato da essere diventato famigliare per tutti».

Avete mai provato a espandervi nel resto d’Italia?
«Sì, ma non ha funzionato. Quando abbiamo tentato di espanderci fuori dal Piemonte le cose non sono andate come speravamo. Il rapporto che c’è con il Piemonte è irripetibile fuori. Altrove eravamo uno dei tanti enti del terzo settore».

Lei, da torinese, come se lo spiega?
«A casa mia, come nelle altre case a Torino, La Stampa c’era sempre e tutti sapevano cos’era Specchio dei tempi. Ricordo che alle elementari facevamo a scuola le raccolte per le nostre Tredicesime dell’amicizia. È una forma di famiglia».

Le Tredicesime sono ancora la vostra attività principale?
«Sono la cosa più importante che facciamo. Diamo 500 euro a migliaia di persone che non riescono ad arrivare alla fine dell’anno, soprattutto anziani. La domanda è purtroppo tanto cresciuta. Lo scorso Natale abbiamo raggiunto il record storico di richieste, oltre tremila. Quest’anno abbiamo intenzione di soddisfarne sempre di più».

Qual è il suo sogno nel cassetto per Specchio?
«Avere una sede operativa fisica dove erogare servizi alle persone che aiutiamo tradizionalmente: gli anziani, le mamme, i ragazzi e i senza fissa dimora. Ma vorremmo aggiungere anche sostegno psicologico e prevenzione sanitaria».

Come vede la Fondazione tra 50 anni?
«Forse con canali di dialogo diversi, ma con le stesse finalità. Noi siamo nati per le emergenze e temo che con il cambiamento climatico gli eventi catastrofici saranno destinati ad aumentare, purtroppo. Noi ci saremo e chiederemo aiuto ai piemontesi, come sempre».

post-image
image-1
13 aprile 2026

Muoversi per chi ha bisogno: arriva la collaborazione tra Lime e Specchio dei tempi

Leggi articolo
image-2
08 aprile 2026

Una nuova casa per Specchio dei tempi: l’ex scuola di via Invernizio rinasce come polo della solidarietà

Leggi articolo
image-3
30 marzo 2026

Una fede ritrovata e una storia che parla di noi: da 50 anni a oggi

Leggi articolo
image-4
26 marzo 2026

Le donne di Forza Mamme! al teatro Colosseo per "Prima Facie"

Leggi articolo

Il vostro aiuto è importante

mila
persone aiutate nel 2024
nr
progetti attivi
Mln euro
raccolti nel 2024
Dona ora
Newsletter image

Iscriviti alla newsletter