Giusy

01 gennaio 1970
Volvera, la ragazza rimase ferita e la mamma morì Giusy, paralizzata dai colpi dell’ex uomo di sua mamma “Aiutatemi a tornare in piedi” Seduta sulla sedie a rotelle, in una camera d’ospedale, insegue un sogno: farsi curare in Svizzera per tornare a camminare. Si attacca a quel filo della speranza Giusy Messina, la 29enne di Volvera ferita alla schiena con un colpo di pistola esploso dall’ex compagno della madre Cristina, uccisa con proiettile sparato a bruciapelo. Forse ha una possibilità per tornare alla vita di un tempo e progettarsi un futuro. Ma le cure all’estero sono care e allora lei consegna questo suo desiderio alla rete, lo scrive sulla sua pagina Facebook, affida il suo messaggio al web, pubblica il tutto su Gofundme con «saltiamo sul mondo». Sino a ieri sera sul sito di crowdfunding erano arrivati 6.930 euro, l’obiettivo è di 45 mila OGGI SONO OLTRE 9 MILA La solidarietà è contagiosa e se anche tutti a Volvera conoscono la sua storia, quella bella foto che la ritrae in un momento lieto, abbracciata alla mamma, non ha bisogno di altre parole. Giusy lo sa e a lei basta scrivere una manciata di righe per condensare quel pomeriggio quando la sua vita, e quella dei suoi fratelli, è stata stravolta: «Sono Giusy. Sono vittima di femminicidio, anzi la vera vittima è stata mia madre, uccisa per mano dell’uomo con cui ha trascorso 20 anni della sua vita e fatto due figli, da cui però era separata da cinque anni». La relazione si era spezzata, e anche se era stato l’uomo a chiuderla, aveva cercato di tornare sui suoi passi, ma ogni tentativo era fallito. Era diventato geloso, capiva che la donna ormai si era rifatta una vita senza di lui, circondata dall’affetto dei figli. Nicola Cirillo, 58 anni, operatore ecologico in pensione, il 10 giugno scorso mette in atto il suo scellerato progetto, con una vecchia pistola. Abita anche lui nelle case popolari di Volvera, in un’altra scala, prima va al bar a prendere un caffè, si siede fuori, fuma una sigaretta e poi, pochi passi e si presenta a casa di Cristina Messina. Dice solo: «Questa volta non sono qui per parlare». Continua il racconto della giovane: «Si intrufola dentro casa nostra con una pistola, spara due colpi a me ed uno secco e decisivo al collo di mia madre, morta sul colpo. Io, invece, con la morte nel cuore, sono sopravvissuta ai due colpi, uno del quale però è esploso vicino la colonna vertebrale rendendomi paralizzata nell’immediato, dal seno in giù. Chiedo il vostro aiuto per raccogliere denaro per potere proseguire cure riabilitative all’estero, dove c’è la possibilità che io riesca a tornare a saltare sul mondo». E conclude: «Non ho perso il sorriso e la speranza».  
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