Articolo di Angelo Conti
In Sri Lanka la chiamano "Little Rome". Negombo conta quasi il 70% di cattolici (nel resto del paese non arrivano al 10%) e qui, non a caso, si è abbattuta feroce la furia degli attentati islamici. Più della metà delle circa 300 vittime del 21 maggio (un conto esatto non esiste ed ancora oggi il tragico bilancio è soggetto a continui confusi aggiornamenti) è stato qui, nella chiesa di San Sebastiano, il cuore del cattolicesimo cingalese. La chiesa (una bella copia della cattedrale di Reims) appare ora presidiata più del palazzo presidenziale: è attorniata dai militari dei corpi speciali, armatissimi, gentili con gli stranieri ma determinati a non fare avvicinare proprio nessuno.
Qui si temono altri attentati. Nessuno a Negombo è convinto che tutto sia ormai alle spalle e la paura è palpabile in ogni discorso. Anche in quello di Joseph Almeida, il superiore salesiano che guida il Don Bosco Center: "La gente non si sente sicura. Prima degli attentati qui esisteva un certo equilibrio: i pescatori cattolici a sostenere l'economia della zona, che trae ogni risorsa proprio dal pescato, i commercianti islamici a investire nel terziario, soprattutto negozi e piccole imprese artigiane. C'era una forbice economica che comunque si allargava: più ricchi ( e quindi anche più prolifici) i musulmani, più poveri , ma più abituati al sacrificio ed anche più coesi, i cattolici. Le bombe dei kamikaze hanno demolito questo equilibrio precario". E lo hanno demolito con il terrore. I pescatori si sono ulteriormente stretti fra loro ed i contatti con i musulmani sono ora limitati ai momenti delle contrattazione del pesce, ogni mattina all'alba, nel mercato coperto sulla main road. Giovani cattolici hanno pure dato vita a piccole azioni di ritorsione: alcuni negozi appartenenti a musulmani hanno subito danni, durante una spontanea manifestazione popolare. La polizia è stata a guardare, i militari delle forze speciali sono rimasti fermi intorno alla chiesa, si è cercato di superare e di comprendere il momento di enorme disperazione. Sull'altro fronte la polizia, impegnata in indagini difficili per la modestia delle tecnologie a disposizione, impone con intransigenza la nuova normativa che proibisce il burka: nel nord del paese tre donne completamente velate sono state arrestate mentre partecipavano ad un funerale. Così, nei quartiere islamici delle città e dei paesi non si vedono più donne per strada, la gente sta chiusa in casa ed il clima appare teso e lunare. Ogni giorno annunci di arresti e di sequestri di armi, spade e coltelli compresi, alimentano quella che qui tutti chiamano "islamophobia" che ha solide radici negli attentati e nei morti, ma alla quale anche il Governo cerca di porre un freno. Anche proponendo, d'accordo con l'Opposizione, il cardinale cattolico di Clombo Malcom Ranjith,che ha condannato sempre ogni tipo di rappresaglia, per il Premio Nobel della Pace.
I bambini, intano,tornano a scuola soltanto oggi (MARTEDI' 14 MAGGIO), ventitrè giorni dopo gli attentati, percorrendo strade costellate da check-point, con Internet ed i social che funzionano a singhiozzo per i continui controlli dell'Intelligence. Per la ripresa delle lezioni, i genitori cattolici hanno costituito dei "comitati per la sicurezza" composti da mamme che presidiano fisicamente l'ingresso delle aule, armate di cellulare e pronte a dare l'allarme in caso di qualsiasi sospetto. E' successo anche con noi, pure italiani e chiaramente europei, di essere controllati davanti alla Dungalpitya Junior School di Negombo: all'inizio il "comitato" ci ha accolto con spiccata diffidenza, un breve "interrogatorio", poi un grande abbraccio. Già, perchè qui si sentono soli, qui aspettano che il mondo si ricordi di loro, dopo aver frettolosamente dimenticato quasi tutto in pochissimi giorni. Qui ogni straniero che si affaccia sulla loro difficile realtà diventa subito un amico, qualcuno a cui affidare un messaggio. Qui aspettano soprattutto il Papa. Già, lo aspettano davvero: "Perchè Papa Francesco non può dimenticare quello che è successo. Qui sono morti in 300 per la fede. Uccisi dall'odio religioso, dall'odio verso Gesù. Siamo sicuri che arriverà presto, per darci coraggio".
I lettori de La Stampa sono vicini alle vittime degli attentati di Pasqua. In questi giorni Specchio dei tempi, che ha lanciato una sottoscrizione, è in Sri Lanka, dove ha effettuato sopralluoghi ed incontri con le comunità di Negombo, Kattuapitiya e Batticaloa. Più che aiuti alle famiglie, qui desiderano aiuti per tornare alla normalità. I genitori cattolici della scuola elementare statale di Negombo chiedono che le la loro struttura, ampiamente trascurata dal governo (è in condizioni drammatiche, con il tetto groviera ed i bambini costretti a seguire le lezione con l'ombrello), possa offrire più attrattive per questi bimbi spaventati, molti dei quali hanno visto morire parenti ed amici. Vogliono momenti di evasione, progetti che li aiutino ad uscire da un mondo troppo stretto, fatto adesso soprattutto di odio. In un paese, comunque poverissimo dove chi ha risorse sceglie l'istruzione privata, i figli dei pescatori di Negombo cercano di avere anche loro un futuro, in questo "fortino" cattolico che vogliono trasformare in un "fortino" di pace. Noi siamo qua, con i lettori de La Stampa, per dare loro una mano.
Info. ww.specchiodeitempi.org/srilanka, specchiotempi@lastampa.it; 011.6568376.