Quella per le Tredicesime dell’Amicizia, che viene riproposta nell’imminenza del Natale da 45 anni, è la più antica sottoscrizione popolare d’Italia. Nata a Torino, da un’idea di suor Pierina (ancora attiva nella zona di Porta Palazzo) e del giornalista de La Stampa Marco Marello, ha da sempre un obiettivo solo: dare conforto ed amicizia agli anziani più poveri e più soli. Migliaia di persone contribuiscono con i loro versamenti a raggiungere cifre considerevoli, negli ultimi anni molto spesso sopra il milione di euro, consentendo oltre 2000 singoli aiuti.
Chi dona per le Tredicesime di Specchio dei tempi? Giovani, aziende, professionisti, persone che vogliono semplicemente ricordare qualcuno e lo scrivono nei messaggi di accompagnamento. E ci sono anche anziani che, quando la vita si avvicina al tramonto, decidono di privarsi di cifre anche consistenti per essere vicini a chi è stato meno fortunato di loro. È il caso di Giovanna Fornaro, 95 anni (“96 a gennaio, se il buon Dio mi aiuta…”), per una vita operaia alla Venchi Unica di piazza Massaua, che nei giorni scorsi ha donato insieme alla famiglia Noemi Negrini ben 50 mila euro per rendere possibili 100 Tredicesime dell’Amicizia che, in queste ore, vengono consegnate ad altrettanti anziani indigenti. “L’ho fatto volentieri – ci racconta insieme alla figlia – perché mi sono detta che non volevo aspettare la morte prima di compiere un gesto generoso. Insomma, volevo vivere questo momento, in cui posso essere davvero vicina a chi soffre e che magari è anche solo. So cosa significhi la fatica, il lavoro, anche il dolore perché ho perso un figlio, Pinuccio, a 16 anni di leucemia. Ma la vita deve essere fatta anche di cose belle, e io ne ho voluta fare una alla quale tenevo, prima di lasciare questo mondo. Ora attendo il futuro, pronta a godere di tutto il tempo che mi verrà concesso, con il cuore felice: sono stata utile a chi fatica a vivere”.
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