Ho un rapporto particolare con il mare di Ceylon. Perché se la mia vita ha incrociato questo Paese è per via della tragedia dello tsunami, 15 anni fa. Allora una sottoscrizione popolare de La Stampa permise a Specchio dei tempi di ricostruire in Sri Lanka tre scuole, di donare oltre 90 barche ai pescatori che le avevano perdute, di acquistare diversi tuk tuk, di aiutare così centinaia di famiglie e di costruire quello che è oggi il Villaggio delle bambine. Per anni, dopo quel dramma, ho notato in questa gente la paura verso il mare. Vinta poi a fatica, gradualmente, anno dopo anno. Come merita un mare selvaggio e affascinante. Perfetto per i surfisti in molte località del sud, ma capace anche di offrire spiagge meravigliose, nelle baie, con chilometri di sabbia, calda anche nei colori. Tutto questo con attorno un turismo che è ancora a misura d'uomo, anche nei costi molto contenuti. Pur consapevole che il fascino di Ceylon stia nella spiritualità dei grandi templi dell'interno, un tuffo in un mare tiepido, pescoso e colorato completerà quella che qui sarà sempre una esperienza di vita, prima ancora che una vacanza.
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