Un aiuto per Andrea: la scala per andare in cameretta

Pensavamo di farcela da soli Ma è impossibile”. Non c’è lamento, non c’è ira nelle parole di Debora Coro, 38 anni, mamma di Andrea, afflitto dalla nascita da una encefalopatia epilettica molto rara: “Al mondo se ne contano appena altri 3-4 casi”, dice. Nelle parole di Debora, nel sorriso che non l’abbandona mai, c’è solo la consapevolezza che negli ultimi sei anni, lei e il marito Sebastiano Carta, 46 anni, dipendente della Flexilan di Robassomero, hanno fatto tutto quello che era nelle loro possibilità per rendere migliore la vita del loro bambino, altrimenti destinato a vegetare. Ma, ora, non ce la fanno più. Tutta la loro caparbietà, il coraggio e i tanti sacrifici fatti si sono arenati su una stupida scala a chiocciola del casale di Barbania dove si sono trasferiti per dare una casa senza ostacoli ad Andrea. “Andrea cresce e, vivaddio, continuerà a crescere - racconta papà Sebastiano -. Già ora per portarlo nella sua cameretta è una fatica, ma un domani sarà impossibile e lui non sarà in grado di salire da solo”. Eliminare quegli stretti scalini avvitati su loro stessi e costruire una scala esterna dotata anche di una piattaforma mobile, opera che obbligherà ad alzare anche un po’ il tetto, comporta una spesa di qualche decina di migliaia di euro che i Carta non sanno come affrontare. Anche dotare il Doblò a km zero acquistato con tante fatica, di una pedana mobile appare impresa improba. Che Specchio dei tempi vorrebbe realizzare con l’aiuto dei lettori de La Stampa. Dona ora “Guardi - spiega Debora Coro - per Andrea abbiamo venduto, anzi svenduto, la casa che avevamo a Rocca Canavese, troppo stretta e su tre piani; ogni altro nostro sforzo è finalizzato a dare a nostro figlio tutte quelle terapie non contemplate dall’Asl ma che sono le uniche attività che servono a migliorargli la vita. Insomma, tante spese che prima di affrontare valutiamo bene. Sulla nuova casa, che ricomprerei cento altre volte, abbiamo un po’ sgarrato e ora ‘sta scala ci fa disperare”, sorride Debora. E sorride anche quando, poco educatamente, le facciamo i complimenti per la fotografia che la ritrae in abito da sposa. “Trenta chili fa - dice -, sono irriconoscibile, vero? Purtroppo, ho avuto un tumore alla tiroide. L’ho sconfitto, ma sono rimasta così”. Dunque, ogni euro che entra in casa Carta è prezioso. Debora Cora ha un lavoro part-time al Mc Donald’s di Leinì. Ha paura che, presto o tardi, dovrà licenziarsi. Da un paio d’anni è un tira e molla con l’azienda per avere un orario che le permetta di coordinarsi meglio con il marito, con l’orario dell’asilo di Andrea e, ovviamente, con le necessità di Andrea. Niente da fare: tutte le trattative, fino ad oggi, si sono arenate. “Dicono, sostanzialmente, che sarebbe un trattamento di favore rispetto agli altri 30 dipendenti…”. Dona ora Il fatto è che quei 900 euro al mese sono fondamentali nel bilancio della famiglia Carta: “E non esiste che decidiamo di rinunciare a qualche terapia per Andrea. Ho vissuto momenti di angoscia quando, dopo un periodo un po’ complicato nel quale non ho potuto seguire Andrea come avrei voluto, mio figlio non riuscisse più ad afferrare il cucchiaio che gli porgevo per portarlo, un po’ avventurosamente, alla bocca. Sembra una sciocchezza, ma era ed è la dimostrazione che solo standogli vicino e stimolandolo continuamente, Andrea può migliorare”. La vita del bambino, la cui malattia, dopo un andirivieni tra medici e ospedali, è stata diagnosticata quando aveva ormai due anni dai sanitari de “La nostra famiglia” di Lecco, si divide fra l’asilo di Rocca Canavese, le tante terapie alle quali viene sottoposto e la casa di Barbania dove il salone è pieno di giocattoli, le finestre si aprono su un grande giardino e poco distante pascolano le mucche. Ci fosse anche una scala sarebbe, quasi, un paradiso. Dona ora
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