La relazione quotidiana, la solitudine e il contesto: il valore della comunità

16 giugno 2026
Il secondo incontro del progetto “Ci vediamo qui” dedicato al ruolo della comunità nel sostenere chi si prende cura.

Lo scorso 11 giugno, nell’ambito del progetto “Ci vediamo qui”, si è parlato di malattie neuro cognitive partendo dalla loro dimensione quotidiana. A dare concretezza al confronto sono state le voci degli esperti e dei caregiver seduti attorno allo stesso tavolo, in uno spazio di ascolto in cui esperienze personali, dubbi e fatiche hanno trovato accoglienza.

Alessia Bagnis, della Cooperativa Emmanuele, ha ricordato che la comunità non nasce da sola: «va coltivata». Si comincia da una postura semplice: avvicinarsi agli altri, scambiare due parole, avere fiducia nel prossimo.

Marcello Galetti, della Diaconia Valdese, ha portato tutti al cuore del problema: «Non c’è una pillola magica che può fermare il deterioramento». La malattia è un percorso, ma a fare la differenza è come lo si attraversa, chi si incontra, quanto si viene sostenuti. La demenza, ha ricordato, viene ancora troppo spesso fraintesa: non riconosciuta come malattia, ma considerata una normale conseguenza dell’invecchiamento. Lo conferma il World Alzheimer Report 2024: l’80% della popolazione mondiale ritiene che la demenza sia parte normale della vecchiaia. Una convinzione errata che coinvolge anche il 65% degli operatori sanitari.

Con Rossella Monardo, del Rifugio Re Carlo Alberto, il confronto si è spostato sulla dimensione quotidiana della cura. Al centro, la triade operatore-paziente-familiare e piccole regole capaci di cambiare una giornata. Non avere fretta, parlare con calma, ripetere senza irritarsi, non sostituirsi sempre alla persona malata. E ancora: valorizzare i piccoli successi, non trattare l’adulto come un bambino, proteggere ma senza cancellare l’autonomia. E quando arrivano aggressività, accuse, agitazione, imparare a non entrare nello scontro e a proteggere la relazione prima della “ragione”.

Il confronto con i partecipanti ha riportato l’attenzione dentro le esperienze personali e familiari, là dove la demenza entra nella quotidianità e porta con sé domande, fatiche, solitudine e bisogno di orientamento. Le testimonianze sono state accolte e riportate dai relatori dentro una riflessione più ampia: la demenza non riguarda solo chi la vive direttamente, ma anche il contesto che la circonda. Riconoscerla, comprenderne gli effetti e organizzare risposte adeguate è ciò che può far sentire le persone meno sole e rendere più sostenibile il percorso.
post-image
image-1
29 luglio 2026

A Cuneo gli anziani si incontrano “Insieme tra i libri”

Leggi articolo
image-2
27 luglio 2026

La Stampa racconta il lieto fine per un anziano in RSA a Saluzzo grazie alla generosità di un lettore

Leggi articolo
image-3
16 luglio 2026

La Stampa racconta il piano del Piemonte per l'assistenza agli anziani

Leggi articolo
image-4
13 luglio 2026

La Stampa racconta “Forza Nonni!” e “Tredicesime dell’Amicizia”

Leggi articolo

Il vostro aiuto è importante

mila
persone aiutate nel 2025
nr
progetti attivi
Mln euro
raccolti nel 2025
Dona ora
Newsletter image

Iscriviti alla newsletter