Il secondo incontro del progetto “Ci vediamo qui” dedicato al ruolo della comunità nel sostenere chi si prende cura.
Lo scorso 11 giugno, nell’ambito del progetto “Ci vediamo qui”, si è parlato di malattie neuro cognitive partendo dalla loro dimensione quotidiana. A dare concretezza al confronto sono state le voci degli esperti e dei caregiver seduti attorno allo stesso tavolo, in uno spazio di ascolto in cui esperienze personali, dubbi e fatiche hanno trovato accoglienza.
Alessia Bagnis, della Cooperativa Emmanuele, ha ricordato che la comunità non nasce da sola: «va coltivata». Si comincia da una postura semplice: avvicinarsi agli altri, scambiare due parole, avere fiducia nel prossimo.
Marcello Galetti, della Diaconia Valdese, ha portato tutti al cuore del problema: «Non c’è una pillola magica che può fermare il deterioramento». La malattia è un percorso, ma a fare la differenza è come lo si attraversa, chi si incontra, quanto si viene sostenuti. La demenza, ha ricordato, viene ancora troppo spesso fraintesa: non riconosciuta come malattia, ma considerata una normale conseguenza dell’invecchiamento. Lo conferma il World Alzheimer Report 2024: l’80% della popolazione mondiale ritiene che la demenza sia parte normale della vecchiaia. Una convinzione errata che coinvolge anche il 65% degli operatori sanitari.
Con Rossella Monardo, del Rifugio Re Carlo Alberto, il confronto si è spostato sulla dimensione quotidiana della cura. Al centro, la triade operatore-paziente-familiare e piccole regole capaci di cambiare una giornata. Non avere fretta, parlare con calma, ripetere senza irritarsi, non sostituirsi sempre alla persona malata. E ancora: valorizzare i piccoli successi, non trattare l’adulto come un bambino, proteggere ma senza cancellare l’autonomia. E quando arrivano aggressività, accuse, agitazione, imparare a non entrare nello scontro e a proteggere la relazione prima della “ragione”.
Il confronto con i partecipanti ha riportato l’attenzione dentro le esperienze personali e familiari, là dove la demenza entra nella quotidianità e porta con sé domande, fatiche, solitudine e bisogno di orientamento. Le testimonianze sono state accolte e riportate dai relatori dentro una riflessione più ampia: la demenza non riguarda solo chi la vive direttamente, ma anche il contesto che la circonda. Riconoscerla, comprenderne gli effetti e organizzare risposte adeguate è ciò che può far sentire le persone meno sole e rendere più sostenibile il percorso.