Un anno dal terremoto in Turchia
Prima la discoteca trasformata in dormitorio d’emergenza, poi il villaggio Aina di Antiochia, le casette prefabbricate a Latakia in Siria, migliaia e migliaia di pacchi viveri, assistenza sanitaria anche specialistica, il sostegno a chi vive ancora oggi nelle tende.

Quello che ha sconvolto la provincia di Antiochia in Turchia e la parte più settentrionale della Siria, esattamente un anno fa, è stato uno dei più violenti terremoti (magnitudo 7.7) mai registrati al mondo. La combinazione di due scosse a brevissima distanza di tempo una dall’altra, ne fanno comunque il più distruttivo mai registrato. Come dimostrano i 57.000 morti stimati (centinaia di cadaveri non sono stati ancora recuperati sotto i cumuli di macerie).

La conseguenza della doppia scossa è stato il crollo pressoché generalizzato di ogni tipo di costruzione su un’area del diametro di un centinaio di chilometri, e danni di grande rilevanza in tutta la regione. Specchio dei tempi si è immediatamente attivato lanciando una sottoscrizione che ha permesso di raccogliere 526.391 euro.
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OBIETTIVO RAGGIUNTO
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GRAZIE DI CUORE A CHI HA CONTRIBUITO
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Cosa è stato fatto

La primissima fase dell’intervento ha avuto come obiettivo il reperimento di un rifugio per circa 500 sfollati a Defne, un sobborgo di Antiochia, anche in considerazione delle rigide temperature invernali. Fra i pochissimi manufatti rimasti integri c’era una discoteca-salone per matrimoni che, grazie alla costruzione in cemento armato ed al suo sviluppo a un solo piano, aveva retto alle scosse. E’ stata affittata e trasformata in un dormitorio per gli sfollati e in base operativa per la fornitura di medicinali, vestiti, viveri e generi di conforto. Contestualmente è stata aperta una mensa e, poco dopo, è stata realizzata una struttura esterna adibita a doposcuola/ludoteca. Sempre in emergenza è stata individuato un progetto per la costruzione di prefabbricati nella vicinissima Siria, nei pressi della città di Latakia: qui, stante le restrizioni frapposte dal governo locale all’intervento di enti occidentali, si è deciso di operare attraverso la ong svizzera Terres des Hommes.

La soluzione della ex discoteca di Antiochia non poteva essere definitiva e così, d’intesa con il governo turco, è stato realizzato un villaggio terremotati sulle colline a ovest del vecchio centro abitato. Qui sono state costruite 65 casette-container ognuna delle quali in grado di ospitare una famiglia. Oggi gli ospiti del villaggio (che la gente ha voluto chiama “Aina” che in turco significa Specchio, in segno di riconoscenza per l’impegno della fondazione) sono attualmente oltre 250. Anche qui è stata realizzata una mensa, installata una cucina da campo ed aperto un magazzino viveri, oltre ad un ambulatorio per visite e cure mediche e dentistiche.

Accanto alla gestione del villaggio Aina si è sviluppata anche un’attività di supporto a chi non ha ancora un tetto: “Il freddo e la pioggia rendono drammatica la vita di chi vive ancora in tenda – spiega Josuè Jimenez, che guida i volontari di Remar per conto di Specchio dei tempi – soprattutto perché l’acqua trasforma la base della tende in fango. E’ quindi necessario realizzare una sorta di pavimentazione leggera che faccia da efficace intercapedine con l’esterno. Questo in attesa che tutti possano avere un tetto, precario sin che si vuole ma almeno in grado di proteggere dalla pioggia”.

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