Specchio dei tempi 1955-2005 – SPECCHIO DEI TEMPI COMPIE 50 ANNI. MEZZO SECOLO...
16 Dicembre 2005

1955-2005 – SPECCHIO DEI TEMPI COMPIE 50 ANNI. MEZZO SECOLO CON I LETTORI: LIBERTÀ DI DIRE, LIBERTÀ DI DONARE

Angelo Conti

Specchio dei Tempi compie cinquant’anniUna rubrica di lettere diventata, con gli anni, un fenomeno sociale: voglia di dire, voglia di condividere, voglia di fare.

E sono così nate le tante sottoscrizioni, le tante iniziative. In Italia e nel mondo.

Grazie ai lettori che ci hanno messo prima il cuore e poi il denaro. Noi ci siamo limitati a fare da tramite, oggi come cinquant’anni fa.

Il 16 dicembre, per festeggiare i 50 anni di «Specchio dei tempi», il quotidiano La Stampa ha pubblicato uno speciale di quattro pagine di cui vi presentiamo qui di seguito gli interventi principali:

  • IMPEGNO COMUNE di John Elkann (Presidente ITEDI)Specchio dei tempi compie 50 anni
    IMPEGNO COMUNE
    di John Elkann – Presidente ITEDI
    Da La Stampa, 16 dicembre 2005
    «SPECCHIO dei tempi» compie cinquant’anni. Il direttore Giulio De Benedetti – quando il 16 dicembre 1955 ebbe l’intuizione di regalare ai lettori uno spazio quotidiano su «La Stampa» – forse non immaginava che la sua «creatura» avrebbe avuto tanto successo. E, soprattutto, che avrebbe anticipato quel dialogo con i lettori in seguito imitato da tutti i quotidiani.
    Già nella titolazione la rubrica richiamava un programma giornalistico ed editoriale: essere lo «specchio» di una città, di una regione e non soltanto, perché proprio in quegli anni «La Stampa» diventò veramente un giornale nazionale.
    Quella mezza colonna pubblicata ogni giorno nelle pagine della Cronaca ha saputo dare voce alla solidarietà morale e materiale dei lettori verso casi degni di aiuto. Ma ha anche testimoniato l’evoluzione del costume ed è stata – e continua ad essere – un fattore di grande coesione sociale. Una vera tribuna di idee, dove ci si confronta, ci si stimola, ci si combatte e ci si arricchisce.
    Oggi «La Stampa» è impegnata in un’importante operazione di rilancio. L’obiettivo è di far trovare ogni giorno in edicola ai lettori un giornale sempre più attento ai loro problemi e a quelli del territorio in cui vivono. E, in questo progetto, «Specchio dei tempi» continua ad essere un punto di forza centrale, in una società interattiva in cui le opinioni si inseguono e si confrontano quasi istantaneamente. Uno spazio quotidiano di dialogo, confronto, denuncia e solidarietà.
    Questo sforzo di direzione e redazione è sostenuto dall’editore con un importante piano di investimenti che si completerà fra un anno quando«La Stampa» uscirà con un nuovo formato più moderno, compatto e totalmente a colori.
    –  FATTI E SOLIDARIETA’  di Giulio Anselmi (Direttore La Stampa)

     Specchio dei tempi compie 50 anni
    FATTI E SOLIDARIETA’
    di Giulio Anselmi – Direttore La Stampa
    Da La Stampa, 16 dicembre 2005
    Il rapporto di un giornale con i suoi lettori si nutre di mille piccoli rivoli che concorrono a costruire quel solido legame chiamato fiducia. E’ un vincolo che va al di là della credibilità della testata e dei suoi giornalisti: concorrono a realizzarlo gusti personali e abitudini, affinità e sintonie, preferenze per elementi di stile e di impaginazione, scelte di linea politica. E c’è poi la valutazione, personalissima, dell’utilità, elemento determinante per il successo fin da quando le prime gazzette recavano l’indicazione «foglio di notizie e avvisi utili». Nel caso della Stampa il legame è rafforzato da un ulteriore elemento, che spazia dal terreno dell’informazione e della conoscenza a quello, umanissimo ed intimo, della solidarietà. Lo interpreta «Specchio dei tempi», fortunata rubrica a cui soprattutto i cittadini piemontesi, valdostani e liguri affidano delusioni e denunce, consegnano richieste e offerte d’aiuto, segnalano le molte cose difficili o ingiuste della vita a cui pensano che un grande organo di informazione possa porre rimedio.
    Con gli anni lo spazio a piè di una pagina di cronaca, al quale tanti lettori sono affezionati, si è dato come braccio operativo una omonima Fondazione, presieduta, a sottolinearne lo stretto rapporto col giornale, da un vicedirettore. Attraverso mezzo secolo la storia della Stampa e quella di Specchio dei Tempi si sono intrecciate arricchendo la tradizionale funzione di mediazione culturale del quotidiano con una speciale carica di umanità. Utile certamente per chi è stato beneficato, ma anche preziosa per noi giornalisti ai quali i lettori, con i loro aiuti, hanno implicitamente e costantemente inteso ricordare: non perdete mai di vista la realtà.
    –  A fianco dei bambini che lottano per la vita
    di Roberto Bellato (Presidente Fondazione La Stampa Specchio dei tempi)
    Da La Stampa, 16 dicembre 2005
    La Fondazione allestirà un ambulatorio d’avanguardia per curare i piccoli malati di cancro
    A fianco dei bambini che lottano per la vita
    Da La Stampa, 16 dicembre 2005
    Quando cinquant’anni fa «Specchio dei tempi» pubblicò le prime due lettere – un pensionato e un padrone di casa che lamentavano di essere oppressi dal carovita e dalle tasse – nella stessa pagina della cronaca cittadina, in fondo a sinistra, c’era un titoletto: «Natale meno triste per due orfani». L’articolo raccontava di un giovane muratore di Treviso, Oscar Cadorin, «serio e onesto», emigrato a Rivoli «per cercare una sistemazione», che era stato ucciso da un’auto in corso Francia. L’uomo lasciava la moglie e due figlioletti di quattro anni e diciotto mesi. La tragedia aveva colpito la famiglia proprio alla vigilia di una piccola festa, organizzata «per brindare alla nuova casa, costruita con tanti sacrifici, e alla nuova vita».
    La notizia, pubblicata pochi giorni prima su «La Stampa» aveva commosso numerosi lettori ed erano arrivate al giornale offerte in denaro destinate alla vedova. Qualcuno aveva portato anche dei giocattoli. Era partita spontaneamente quella meravigliosa gara di generosità che presto si sarebbe incrociata con la rubrica quotidiana di lettere. Un singolare intreccio tra dialogo e solidarietà che è ancora oggi l’essenza stessa di «Specchio dei Tempi».
    Nel susseguirsi degli anni le numerose sottoscrizioni ci hanno consentito di intervenire subito dopo terribili tragedie, in Italia e all’estero. L’elenco è lungo. Parte dalla tragedia del Vajont e arriva alla più recente, quella dello tsunami che ha travolto le spiagge in Sri Lanka, Thailandia e India.
    L’impegno, grazie al sostegno dei lettori, è cresciuto con il passare del tempo. E nel 1982 – con un decreto dell’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini – a fianco della Rubrica è nata la «Fondazione La Stampa-Specchio dei tempi», un ente morale con personalità giuridica che gestisce offerte e donazioni.
    Non c’è appello che finora non sia stato raccolto con entusiasmo dai lettori. Anzi, il più delle volte, sono stati proprio loro a mobilitarsi per primi sollecitandoci a intervenire per dare forma concreta all’iniziativa di tanti volenterosi. Sempre presente dove la necessità lo richieda, la Fondazione soccorre con attrezzature e beni di prima necessità chi è colpito da terremoti e alluvioni; cerca di sopperire alle carenze delle istituzioni pubbliche in campo sanitario; sostiene la ricerca scientifica collaborando con l’Istituto per la ricerca sul cancro di Candiolo e con il Comitato piemontese Gigi Ghirotti, impegnati nella lotta contro malattie un tempo inguaribili.
    In occasione di calamità naturali le offerte vengono distribuite porta a porta dai giornalisti de «La Stampa»: quasi una lotta contro il tempo, perché i primi soccorsi sono i più efficaci. E fino all’ultimo euro perché le spese di gestione sono tutte a carico dell’Editrice. Ma il nostro impegno è anche fatto di un rosario di aiuti a persone bisognose, reso possibile grazie alla quotidiana generosità di gente semplice, aziende, associazioni e istituzioni bancarie. Piccole e grandi somme che ci vengono affidate spesso senza una destinazione particolare. Che è come dire: «Decidete voi come utilizzarle nel migliore dei modi».
    L’obiettivo è uno solo: soccorrere chi soffre. Così, per ricordare questi primi cinquant’anni di attività, «Specchio dei tempi», senza feste o celebrazioni, ha scelto di attingere a questo serbatoio di generosità e portare un regalo concreto ai bambini che lottano contro i tumori o le leucemie acute. Soprattutto a quelli che non reagiscono positivamente alla tradizionale chemioterapia e che hanno necessità di terapie immunologiche d’avanguardia. Ogni anno ad ammalarsi in Italia sono circa 1500. Per questi bimbi la speranza di salvezza è affidata soprattutto alle nuove tecnologie ed a metodiche d’avanguardia. E l’ospedale torinese Regina Margherita è in prima linea in questa difficile battaglia. Oggi, con le terapie standard, guarisce il 75 per cento dei bambini colpiti. Ma purtroppo un malato su quattro o non risponde alle cure o deve fare i conti con la ricomparsa del male.
    Proprio per dare una speranza a questi piccoli pazienti si stanno cercando nuovi approcci terapeutici del tutto innovativi che si basano non più sui comuni chemioterapici, ma sulla possibilità di creare anticorpi contro il tumore. E’ la cosiddetta immunoterapia. Le difficoltà sono numerose, il costo delle attrezzature è elevato.
    Attualmente presso il Dipartimento di Immuno-Infettivologia e Onco-Ematologia del Regina Margherita è in via di costruzione un particolare tipo di laboratorio (il BL3) che possiede i requisiti necessari per manipolare cellule vive e rifonderle nei pazienti. «Specchio dei tempi» acquisterà queste apparecchiature e le metterà a disposizione dei medici nel più breve tempo possibile.

    –  E Giulio De Benedetti disse «Creiamo un angolo di dialogo»
    di Ferruccio Borio (ex capocronista La Stampa)
    Quel mattino del 16 dicembre 1955: Ferruccio Borio ricorda come nacque la rubrica più popolare d’Italia
    Da La Stampa, 16 dicembre 2005
    Ogni mattina il direttore Giulio De Benedetti arrivava a «La Stampa» – nel grande palazzo che s’affacciava su via Roma con ingresso dalla Galleria San Federico – poco prima di mezzogiorno.
    Saliva all’ultimo piano, entrava di buon passo nel suo ufficio e subito sedeva dietro la sua grande scrivania illuminata soltanto da una lampada, le pesanti tende sempre tirate sulle finestre, «perché la penombra favorisce la concentrazione». Davanti alla scrivania non c’erano sedie: chi entrava, doveva restare in piedi di fronte al direttore; le due poltrone in un angolo dello studio erano riservate ad eventuali ospiti.
    Ricordo quel 16 dicembre 1955, quando De Benedetti, appena arrivato al giornale, mi chiamò. «Abbiamo anche oggi ricevuto tante lettere – disse -, so che rispondiamo a chi ci scrive, ma questo non basta. Ci ho pensato: voglio aprire un colloquio con tutti, deve essere un angolo di cui i lettori si sentono padroni, un angolo dove si incontrano, si scambiano opinioni, si confrontano oppure si scontrano. Insomma, un dialogo. Proviamo subito. Che ne pensa?».
    Difficile non essere d’accordo con lui: se diceva così, vuol dire che era già fatta, si doveva soltanto mettere in pratica. «Il titolo? Deve essere accattivante» dissi. Lui, da grande attore quale era, un sorriso sornione, la voce volutamente bassa, riprese: «Ci vorrebbe una formuletta, una cosa piccola, un due colonne in Cronaca, perché è la pagina più letta del giornale». Ancora una pausa, ad arte, come se fosse in cerca dello scoccare di una scintilla, dell’idea giusta, per sperimentarne su di me l’effetto: «Specchio dei Tempi…». Pausa. «Specchio dei Tempi» gli feci eco. Pochi secondi e aggiunsi: «Due colonne in Cronaca, dovrebbe venir bene». Non c’era bisogno d’altro, ci intendevamo senza troppe parole. Lui pronto: «Usi un carattere nuovo, di cronaca, tuttavia un po’ sentimentale. Mi faccia vedere la bozza».
    «Specchio dei tempi» uscì il giorno dopo con quel carattere tipografico particolare che contraddistingue ancora oggi, dopo 50 anni, questo «angolo» riservato ai lettori.

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