18 giugno 2019

Amin, dal gommone alla maturità con Specchio

 

Articolo di Angelo Conti

Dallo sbarco a Lampedusa 8 anni fa, alla maturità a Torino domani. È la strada percorsa da Sidi Lamman Lamin, per tutti “Amin”, 31 anni, originario del Niger, una storia a lieto fine per un ragazzo che è realmente sfuggito da una guerra e che ha trovato a Torino la sua strada, passando anche dall’occupazione delle palazzine del Villaggio Olimpico. Domani si siederà su un banco dell’Einstein di via Bologna per quello che è un passo decisivo per la sua vita. A questo esame è stato ammesso con buone votazioni, persino 7 in italiano ed in inglese. Sulla carta non dovrebbe trovare molti ostacoli, ma per lui è un’emozione forte: “So che questo è un giorno importante. Forse il più importante della mia vita dopo quello del 2011, quando ho messo piede in Italia, scendendo da un gommone”. “Amin” ha vissuto lunghi anni di marginalità, ma ha sempre pensato alla scuola come uno strumento per darsi un futuro: “Appena ho sentito delle opportunità che avevo frequentando le medie, mi sono iscritto”. E poi non ho avuto dubbi: “Il liceo delle Scienze Umane di Settimo ha corsi serali. Ho deciso di andare lì, anche se Settimo è molto lontana dal Moi. Frequentavo di sera e rientravo a notte fonda, così avevo tempo, durante il giorno, di fare qualche lavoretto con cui tentare di mantenermi. Ma il vero problema era la casa. Non mi piaceva quel ruolo di occupante”.
Così, due anni fa, le strade di Amin e di Specchio dei tempi si sono incontrate. Con la preziosa logistica di Acmos e Lvia è stato avviato un percorso che ha visto, per prima cosa, Amin restituito alla legalità, con il trasferimento (insieme ad altri 4 studenti di colore) in una casa regolare. Qui Amin ha potuto studiare, superare anche qualche difficoltà scolastica, per avviarsi ora verso la maturità: “Dire grazie è dire poco. Ma vorrei davvero che i lettori de La Stampa, Specchio dei tempi, i miei amici di Acmos e Lvia sappiano che ho fatto il mio dovere. Che non ho buttato le risorse che mi hanno offerto e nemmeno la loro fiducia”.
Per Amin ci sono anche altri sogni nel cassetto. “Sì, se ce la farò a superare l’esame, vorrei iscrivermi a Scienze Infermieristiche. Negli ospedali c’è tanta sofferenza ed io sono pronto a restituire, con il mio lavoro, quanto mi è stato dato in questi anni. Magari essendo utile anche ad altri migranti, che spesso hanno difficoltà ad accedere alle cure nel modo giusto”.
Per Specchio dei tempi un altro importante risultato: “Anche di fronte all’integrazione è importante saper costruire – ha spiegato il presidente della fondazione, Lodovico Passerin d’Entreves – e le nostre attività nella zona dell’ex Moi hanno permesso di contrastare efficacemente la dispersione scolastica con il progetto “Il villaggio che cresce” e poi avviare ad un futuro di speranza i giovani di “Un villaggio che lavora”. Lo abbiamo fatto spesso in silenzio, ma sempre con estrema concretezza. Questa è l’integrazione più giusta, fatta di lavoro, legalità e speranza”.

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