Specchio dei tempi Einaudi: ritorno a Torino
5 Novembre 2013

Einaudi: ritorno a Torino

Il celebra pianista, al termine di un lungo tour mondiale, suonerà al Lingotto. Il concerto all’Auditorium per le Tredicesime di Specchio dei tempi

ALESSANDRA COMAZZI

Ludovico Einaudi è appena stato in Australia, in Grecia e in Turchia, sta per ripartire verso Olanda, Finlandia, Germania, Svizzera, Inghilterra. «L’anno prossimo cercherò di stare più fermo – dice – e di tornare a comporre. Certo, dovrò andare in Australia, tornare negli Stati Uniti». E insomma, una vita in giro per il mondo, quella del grande pianista e compositore che, a 58 anni, sta consolidando il suo successo internazionale. Il tour che porta nei teatri è tratto dall’ultimo suo album, «In a Time Lapse», 14 brani con una strumentazione che comprende pianoforte, archi, percussioni ed elettronica. Lunedì 9 dicembre verrà a Torino, all’Auditorium del Lingotto, per un concerto il cui incasso sarà devoluto a «Specchio dei tempi». E’ bello che un artista di origine torinese come Einaudi abbia la sensibilità di aiutare, con la sua musica, i cittadini, soprattutto gli anziani, meno fortunati.

Quali sono i suoi legami con Torino?

«Ci sono nato e vissuto fino ai 18 anni, ho frequentato il liceo scientifico, al Segrè e al Galileo Ferraris, il Conservatorio l’ho terminato a Milano. Torino resta la mia città, ho ancora alcuni parenti».

A proposito di parenti: che cosa significa avere sulle spalle l’eredità di un padre come Giulio Einaudi l’editore e un nonno come Luigi Einaudi presidente della Repubblica?

«Da piccolo il peso lo sentivo di più. Poi ho avuto la fortuna di intraprendere una strada completamente diversa. Questo mi ha molto aiutato, per me è stato fondamentale cambiare rotta».

Il fatto è che non tutti ci riescono. E a Dogliani, bella terra di Langa di cui è originaria la sua famiglia, va ancora?

«Non solo ci vado. Lo considero il mio buen retiro».

Che cosa eseguirà il 9 dicembre?

«Sarà un mix. Una parte del mio ultimo lavoro, quello che sto portando in tour, “In a Time Lapse”, e poi alcuni brani del passato».

Una specie di antologia, quindi?

«Un’antologia magari no, perché la parte nuova sarà preponderante rispetto a quella vecchia. Ma sul finire del concerto, suonerò i pezzi più lontani».

E dopo «In a Time Lapse» a che cosa sta pensando?

«Ho un progetto, ma questo è stato un periodo di tour talmente frenetico che non riesco anche a comporre. Come dicevo, l’anno prossimo diraderò le esibizioni e avrò più tempo per scrivere la mia musica».

A proposito di divulgazione: lei che rapporto ha con la tv?

«Non ho un gran rapporto. Tutte le volte che ci sono andato, ne sono uscito sempre un po’ frustrato. Solo in Inghilterra mi sono trovato bene in una trasmissione che si intitola “Later… with Jools Holland”: è un talk show dedicato alla musica, realizzato da persone competenti. Così sì. Ma altrimenti è una pena. E dire che la televisione sarebbe uno strumento potente, anche bello».

Quello è un ottimo programma della BBC, in effetti, le performance dei musicisti vengono spesso raccolte in album: invece che cosa la irrita, della tv tradizionale?

«Mi irrita il fatto che mentre tu parli a qualcuno, lui sta già guardando da un’altra parte. Insomma, i normali tempi televisivi non corrispondono ai miei».

I biglietti per il concerto di Specchio dei tempi del 9 dicembre (da 30 euro), si possono acquistare on line su www.ticket.it e www.vivatiket.it, oltre che nei consueti punti di prevendita.

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