15 giugno 2020

L’artigiano di Ivrea: “Grazie al bando di Specchio potrò continuare a fare il ciabattino”

 

Di Beppe Minello
Pubblicato su La Stampa il 15 giugno 2020

E’ uno degli ultimi calzolai. “Anche se, si ricordi, i calzolai sono quelli che fanno le scarpe. Io le riparo solo e sono, più propriamente, un ciabattino”. L’orgoglio di fare un mestiere considerato dai più umile, ma cercato e voluto fin dall’adolescenza, emerge nitido dalle parole di Gianpiero Galiano, 54 anni, 33 dei quali trascorsi nella bottega di corso Vercelli 35, ad Ivrea. Lo stesso orgoglio con il quale Galiano ringrazia, commosso, Specchio dei tempi e chi ha permesso, con le sue donazioni, di sopravvivere.  “Non nascondo l’incredulità che ho provato di fronte al contributo, importante, che ho ricevuto e con il quale ho subito provveduto a pagare un fornitore che attendeva quel denaro da mesi”. Galiano è rimasto chiuso due mesi e “solo da un paio di settimane – dice – mi sembra che stia tornando la vita”.

Un tempo a Ivrea c’erano 13 ciabattini. Galiano, che già alla fine della terza media, alla domanda di rito “Cosa vorresti fare da grande?” rispose, orgoglioso, “Il ciabattino”, ha saputo tenere duro. “Ricordo che venni convocato dalla direttrice, la Massaro, un personaggio mitico dell’epoca. La incontrai preoccupato di aver commesso chissà che cosa. Invece, mi disse che in 35 anni di scuola non le era mai capitato un ragazzo che volesse vivere riparando scarpe – sorride Galiano -. Per aiutarmi mi fece iscrivere a una scuola di Parabiago e per due anni studiai modellistica. Ma io, che fin da bambino raccoglievo le scarpe di casa e le prendevo a martellate, volevo fare solo il ciabattino, non disegnare scarpe. Finii la scuola per non deludere lei e i miei genitori, ma imparai veramente il mestiere, con grande fatica perché nessuno voleva prendermi a bottega, solo quando incontrai un pensionato che lo insegnava ai disabili di una cooperativa sociale. Lo aiutavo con i ragazzi e lui aiutava me. Da allora non mi sono più fermato”. E continua, anche oggi “che un paio di scarpe può costare appena 5 euro e, devo dire, non sono proprio malvagie e così quasi nessuno ricorre al ciabattino per le riparazioni”.

COME SOSTENERE I PROGETTI DI SPECCHIO CONTRO IL VIRUS
Dal 9 marzo Specchio ha raccolto oltre 10 milioni di euro, con quasi 16 mila donazioni da tutto il mondo. Risorse che ogni giorno si trasformano in aiuti concreti e immediati: 1,1 milioni di dispositivi di protezione per gli operatori sanitari; 146 macchinari e attrezzature mediche donati agli ospedali piemontesi; tablet, kit igienizzanti e piattaforme di didattica online per le scuole; centinaia di sussidi alle piccole imprese torinesi e cuneesi. E migliaia di spese per gli anziani e le famiglie difficoltà, distribuite prima a Torino e ora in tutta Italia. Chi vuole sostenere la fondazione de “La Stampa” nella lotta contro il Covid-19, può farlo con  causale «Emergenza Coronavirus», Fondo 112.
▪️ 
Con carta di credito o prepagata qui sul nostro sito
▪️ Con un bonifico sul conto intestato a Specchio dei tempi, via Lugaro 15, 10126 Torino, IBAN: IT67 L0306909 6061 0000 0117 200, Banca Intesasanpaolo
▪️ Con un bonifico sul conto corrente postale 1035683943, intestato a Specchio dei tempi
▪️ Con Satispay (qui non occorre causale, ogni aiuto è automaticamente destinato alla lotta al virus)
▪️ Sulla piattaforma “ Rete del dono

DONA ORA

Condividi con i tuoi amici

Commenta con il profilo Facebook

Commenti

VAI ALLA CAMPAGNA DONA ORA