Terremoto di Haiti

Haiti è di nuovo in ginocchio. Un altro spaventoso terremoto, dopo quello del 2010: lavoriamo sull’isola da quei giorni terribili, insieme ai padri camilliani. Non ce ne siamo mai andati e ora, in questa emergenza, non possiamo lasciare sola la nostra gente. Un popolo poverissimo, che si ritrova con centinaia di morti, migliaia di feriti, un sistema sanitario pressoché inesistente e bande armate che ostacolano i soccorsi con rapine e rapimenti. Per questo abbiamo immediatamente aperto una raccolta fondi insieme alla nostra onlus sorella Specchio d’Italia: per offrire cure e aiuti concreti a migliaia di famiglie che hanno perso tutto.

Nel 2010 intervenimmo per sostenere l’attività dell’Ospedale Saint Camille di Port Au Prince, contribuendo anche alla realizzazione di un ambulatorio a Jeremee, nella parte più meridionale dell’isola, che risulta essere oggi anche la zona più colpita dall’ultimo terremoto. “Al momento le priorità sono due – spiega padre Antonio Menegon – l’assistenza ai feriti che spesso si trovano in villaggi completamente privi di strutture mediche di base e il reperimento di alternative abitative alle case distrutte. La prima emergenza è resa più critica sia dalle strade che attraversano la tormentata e montuosa area colpita e la dalla presenza di bande di criminali che, dopo le recenti traversie politiche del paese, hanno preso forza e che compiono continuamente rapine, rapimenti e violenze. Accanto al dramma del terremoto, qui dobbiamo dunque fare i conti anche con un profondo dramma sociale”.

Padre Robert Daudier è il direttore dell’Ospedale Saint Camille: “La scossa è stata violentissima anche nella capitale, ma è nella zona di Jeremee che la situazione è davvero tragica. Di fatto, è difficile potare soccorsi via terra perché l’area di Martissant, lungo il percorso, è in mano ai banditi da più di due mesi: sparano alle auto di passaggio, aggrediscono i passanti, rapiscono chi può pagare qualcosa, ed i bianchi sono i più a rischio. Abbiamo bisogno di aiuto per superare queste situazioni difficili, magari cercando di utilizzare anche un elicottero. La popolazione non ce la faceva già più di fronte a queste terribili condizioni socio-politiche. Ed ora è arrivato il terremoto, con centinaia e centinaia di morti, migliaia di case distrutte, decine di migliaia di famiglie in gravissima difficoltà, anche alimentare”.

*Foto Ansa / La Stampa

In aiuto del Brasile

In Italia il Covid fa meno paura, ma altrove sembra inarrestabile e compie stragi. Soprattutto nelle aree del mondo più povere, in quei Paesi dove non si riesce ad opporgli adeguate campagne di vaccinazione. Come capita in Brasile, dove la pandemia ha già fatto mezzo milione di morti e dove la sua progressione è testimoniata da 100.000 contagi al giorno. Ma in molte aree rurali del Brasile, accanto al Covid si muore anche di fame, di denutrizione, in conseguenza di un’alimentazione precaria, dannosa, invalidante. E così la pandemia uccide indifferentemente giovani ed anziani, senza fare distinzioni, con crudeltà.

Specchio dei tempi ha ricevuto, in questi giorni, il disperato appello di Crateus, un centro agricolo dello stato del Cereà, in Brasile, sette ore di pullman all’interno di Fortaleza. I volontari della Caritas, che lavorano qui, sono stati molto chiari: “Covid e fame stanno trasformando la vita della gente in un inferno. Gli ospedali non ricevono più i malati e si muore in casa e persino per strada”. A mancare sono ormai le medicine, ma anche i generi alimentari. La perdita di potere di acquisto del real ha impoverito tutti. I prezzi sono saliti alle stelle”.

Specchio ha così deciso di intervenire sostenendo aiuti alimentari per 560 persone. Sta distribuendo pacchi alimentari, ognuno dei quali consentirà ad una famiglia di sopravvivere per un mese. Il pacco contiene riso, cous cous, spaghetti, sardine, caffè, olio, zucchero, sale, biscotti oltre a prodotti per l’igiene personale.

Per le famiglie di Angrogna

Due famiglie, due coppie con 6 figli, la più piccola ha 4 anni. La loro baita è stata distrutta da un incendio ed ora vivono in 10 in due stanze, una sistemazione di fortuna in attesa di poter trovare una soluzione stabile e tornare alla vita.  Tutto questo ad Angrogna, in Val Pellice, sulle montagne pinerolesi. Un paese che lotta contro lo spopolamento da sempre e che conta appena 800 abitanti, con l’orgoglio di una scuola primaria che sopravvive a fatica, ma sopravvive. E con 30 bambini che frequentano la “interclasse”:  sono la speranza di questo comune ed anche un po’ di questa valle.

Le famiglie Bertin e Ainardi sono da sempre legate a questa terra. “Vivere qui è una scelta – spiegano –  e spesso la distanza dai centri più grandi complica la vita ed anche il lavoro. Ma crediamo nel valore dell’appartenenza al territorio e queste sono le nostre montagne. Faremo di tutto per continuare a stare qui”.

L’incendio li ha sorpresi un mattino all’ora di colazione. “Eravamo in cucina ed abbiamo notato un po’ di fumo. Sono andata in camera da letto e l’ho trovata ormai in fiamme. Il fuoco era partito dal camino e stava aggredendo facilmente una casa, costruita anche con tanto legno. I vigili del fuoco hanno fatto il possibile ma sono rimasti in piedi solo i muri esterni di pietra, l’interno è completamente distrutto. Ci sarà da lavorare molto per tornare a vivere lì”.

Il danno è evidente, quantificabile in molte decine di migliaia di euro. “Qualcosa è coperto dall’assicurazione, perché eravamo in un affitto a riscatto, ma economicamente è una mazzata terribile”. I due capifamiglia sono un camionista ed un elettricista, gente che lavora duro ma con risorse limitate, considerato anche il territorio. La solidarietà della gente di montagna non è mancata: “Ci siamo trovati vicina tutta Angrogna e questo ci ha dato tanta forza dopo la disperazione iniziale, ma ora siamo di fronte alla sfida più difficile. Quella di trovare risorse ed aiuti per ricostruire la nostra casa e continuare a vivere qui”.

Orti solidali in Libano

Specchio dei tempi e la Brigata Taurinense operano insieme in Libano in un progetto di agricoltura sociale a favore delle popolazioni più povere del sud del paese. Il Nizza Cavalleria di stanza a Bellinzago Novarese, il battaglione Saluzzo di stanza a Cuneo e il reparto logistico della brigata, di stanza Rivoli (tutti inquadrati nella Taurinense), sono da qualche settimana attivi nella zona di Al Mansouri, quale componente di manovra del contingente italiano in Libano nell’ambito della missione Unifil, la forza di interposizione delle Nazioni Unite.

Specchio dei tempi, insieme ai militari, sta realizzando delle “isole agricole”  con orti, serre, frutteti e allevamenti di animali da cortile, per contrastare la grande povertà di chi vive in questi territori. L’obiettivo è di dare una autonomia alimentare ad ogni famiglia indigente, cercando di offrire loro anche la possibilità di modesti ricavi con la vendita delle produzioni agricole e delle uova.

Specchio dei tempi ha già sviluppato il progetto grazie alla  collaborazione, oltre che del Comando della Taurinense,  anche della Imam Sadr Foundation, che ha due sedi: una a Beirut ed un’altra nella provincia di Tiro. Questa fondazione, riconosciuta dalle Nazioni Unite, è impegnata soprattutto nell’assistenza scolastica ai bambini delle famiglie più povere e ad alla formazione delle donne.

Specchio dei tempi sta costruendo delle isole di agricoltura sociale, ognuna delle quali dispone di una serie di moduli, ampliabili e replicabili: una serra, un orto in pieno campo, un pollaio integrati da un frutteto, un’area servizi ed un’area compostaggio. L’obiettivo è quello di  avviare una valida produzione destinata all’autoconsumo, offrendo contemporaneamente alle famiglie interessate l’acquisizione delle conoscenze necessarie alla gestione dell’area agricola e di quella allevatoria. Per questa ragione è anche prevista una attività formativa da parte degli agronomi della Taurinense.

In ricordo di Gigi Ghirotti

Non era facile, 50 anni fa, raccontare di una malattia, allora implacabile e quasi sempre mortale. Ma Gigi Ghirotti ci riuscì, usando la sua storia ed anche le sue paure, per scavare sulla condizione di malato, sullo status di uomo fragile davanti ad una sanità spesso incerta, talvolta smarrita, qualche volta ignorante. Questo percorso ci è stato lasciato attraverso una intensa documentazione: inchieste, servizi televisivi, un libro, articoli su La Stampa, il suo giornale.

Raccontò per la prima volta della sua malattia nel maggio del 1972, ne morì il 17 luglio di due anni dopo. Ghirotti ha lasciato il segno, anche per l’emozione che seppe trasmettere, raccontando il viaggio “nel tunnel della malattia” (proprio così titolava il suo libro). La gente lo seguì, si appassionò persino alla sua lotta. E così, la sua morte ebbe risonanza profonda.

Per non disperdere il suo insegnamento e la sua passione, nacque così a Torino – anche grazie ad una sottoscrizione popolare sostenuta da Specchio dei tempi – una sezione dell’associazione nazionale (oggi ancora attiva in una decina di città) che porta il suo nome. Decine di borse di studio, lavori scientifici e convegni, tutti in ambito oncoematologico, sono stati così posti in essere nell’arco di 42 anni di continua attività.

Adotta un bimbo ruandese

Dal 2019 Specchio dei tempi è presente in Ruanda, con un progetto per i bambini di Nganzo. Un villaggio dove abbiamo imparato a conoscere i problemi delle scuole di questo Paese nell’Africa orientale. Qui le classi hanno in media 65 allievi. Qui solo il 65% degli studenti porta a termine la scuola (dati 2016, fonte Unicef). Qui migliaia di ragazzi si perdono: le lezioni sono troppo costose, le aule difficili da raggiungere. E le famiglie sempre più povere.

Il Covid ha peggiorato tutto, così la nostra referente in Ruanda Annamaria Zavagni Bergoglio e il responsabile delle scuole cattoliche della CEI ruandese, Padre Lambert Dusingizimana, ci hanno chiesto aiuto. Per molti bambini della provincia orientale la frequenza scolastica è resa sempre più irregolare a causa della pandemia di Coronavirus, della malaria e delle infezioni intestinali. Ed è sempre stata limitata durante la stagione delle piogge, quando muoversi, in questi territori, diventa quasi impossibile.

Per permettere ai bimbi di non interrompere gli studi, gli istituti sono dotati di foresterie, dove i piccoli vivono lontani dai genitori, ma vicini a banchi e lavagne. L’ospitalità in queste strutture fa raddoppiare i costi per le famiglie: se per un anno di retta scolastica ci vogliono 150 euro, quando si aggiunge il collegio ne servono 300. Cifre enormi per chi non ha nulla.

E poi ci sono i bimbi che dal collegio non escono più: i bimbi sordomuti, che alla fine del trimestre nessuno viene a prendere. Di loro (e di tanti altri ragazzini bisognosi, con o senza disabilità), si occupano le suore missionarie che gestiscono gran parte delle scuole della zona, tra Kicukiro, Nyamirambo, Rulindo, Kigali, Musanze e Nyarugenge. A ognuno di questi scolari Specchio dei tempi sarà accanto nei prossimi mesi. Vogliamo aiutarli a diventare grandi, sostenendoli con interventi concreti e con la nostra amicizia. Tutti possono “adottarli”, finanziandone gli studi e donando loro la possibilità di un futuro migliore.

In memoria di Davide Mana

Pochi giorni sono passati da quando Davide Mana ci ha salutato. Originario di Maddalene di Fossano, da vent’anni Davide abitava a Centallo, insieme alla moglie Silvia Lamberti, i figli Samuele, Elia, Letizia e Jacopo. Quando un tumore se l’è portato via, lo scorso 28 novembre, Davide aveva 46 anni. 

Agente di commercio di Centallo, era stato a lungo presidente del Movimento giovanile e dell’Azione cattolica del paese. Era un innamorato della montagna, un instancabile lavoratore e volontario: non tutti sapevano che lo stesso impegno che tenacemente poneva in azienda, lo dimostrava nella vita spendendosi nelle tante iniziative per le famiglie e i ragazzi. Sul piano umano sapeva che era più importante dare che ricevere. Tante sono le testimonianze che ha lasciato e i suoi amici ora lo ringraziano.

Ma soprattutto vogliono essere vicini, ognuno con i propri ricordi, a Davide e alla famiglia, alla moglie e ai quattro figli. Per loro, e per aiutarli a crescere, è stata aperta questa raccolta fondi. Una iniziativa lanciata dai suoi colleghi della Zincatura di Cambiano srl e aperta a tutti.

Fondo di Solidarietà

Siamo quelli delle scuole dopo i terremoti: ne abbiamo ricostruite 26 in tutto il mondo, a tempo record, dopo le più gravi tragedie degli ultimi trent’anni. Siamo quelli delle Tredicesime dell’Amicizia: ogni Natale, dal 1976, doniamo un assegno ai nonni dimenticati da tutti. Siamo quelli che nelle emergenze intervengono subito: per il Coronavirus siamo in prima linea dall’inizio della pandemia e abbiamo trasformato oltre 10 milioni di euro di donazioni in macchinari per gli ospedali, tablet per le scuole, sussidi per le imprese, e spese gratuite per gli anziani e le famiglie bisognose.

Ma abbiamo altri 70 progetti attivi, a Torino, in Italia e nel mondo, e ogni giorno aiutiamo centinaia di persone in difficoltà grazie a micro-interventi sul territorio: più piccoli, eppure essenziali per coloro che ne beneficiano. Vengono finanziati grazie al Fondo di Solidarietà e sostengono i bimbi come Simone, che lotta contro una malattia unica al mondo. Le mamme come Carmela, sola contro un cancro e mille difficoltà economiche. Poi i senzatetto di Casa Santa Luisa, a cui le suore di via Nizza distribuiscono la colazione ogni giorno. O ancora i ragazzi delle palazzine dell’ex-Moi e di Barriera di Milano, a cui abbiamo dedicato attività di scolarizzazione e integrazione.

Con questo Fondo vengono aiutate, in modo particolare, le 12 persone che assistiamo ogni giorno con lo Specchio Point, il nostro sportello di ascolto in centro a Torino. Un pronto soccorso dove affrontiamo le piccole emergenze quotidiane dei più poveri: una bolletta in sospeso, una visita medica troppo costosa, l’affitto che non si riesce più a pagare. Le richieste sono in costante aumento, come quelle da parte di enti e associazioni che trovano in Specchio un riferimento e un supporto fondamentale: dalle pubbliche assistenze alle associazioni impegnate nell’inclusione delle persone con disabilità.

Alluvione Piemonte

Specchio dei tempi interviene in aiuto della gente del Piemonte. La fondazione de La Stampa, da sempre vicina al suo territorio, ha deciso di aprire una sottoscrizione a favore degli abitanti dei comuni colpiti dall’alluvione del 2-3 ottobre 2020. Per Specchio si tratta di riprendere una triste ma consolidata tradizione che nel 1994 ci vide raccogliere oltre 25 miliardi di lire per gli alluvionati sul percorso del Tanaro. L’attività solidale sulle aree colpite ha intanto trovato un partner importante in Reale Foundation che sosterrà interventi per 70.000 euro. Anche l’Unione Industriali di Torino, la Banca Alpi Marittime e la Confartigianato di Cuneo hanno stanziato un contributo.

La prima iniziativa che è stata decisa è quella del “Bando Alluvione” con cui stiamo aiutando 65 piccole attività, nei comuni maggiormente colpiti del Cuneese. Un progetto destinato soprattutto ai negozi, agli artigiani, ai bar, ai piccoli ristoranti. Ogni azienda riceverà 3000 euro a fondo perduto: sono già stati effettuati i bonifici ai vincitori.

Accanto al bando per le piccole attività commerciali del Cuneese sono previste opere strutturali nei comuni più colpiti dall’emergenza. Sono già stati decisi ed inoltrati una serie di aiuti facendo riferimento alla sottoscrizione popolare che ha finora permesso di raccogliere complessivamente oltre 340 mila euro attraverso 750 singole donazioni.

Già erogati consistenti aiuti al Centro di formazione professionale di Ceva (60 mila euro), all’asilo comunale e alla passerella ancora di Ceva (10 mila), al Centro polifunzionale di Nucetto (10 mila euro) ed al Parco Pollicino di Ormea (10 mila euro). In queste ore sono in fase di valutazione interventi anche in altri comuni. Scelte che verranno completate entro pochi giorni, per garantire la tempestività, che in queste situazioni è fondamentale per dare slancio e speranza a chi è stato colpito.

Emergenza Coronavirus

Quando c’è una emergenza noi ci siamo sempre. Così per il Coronavirus siamo in prima linea sin dai primi di marzo 2020. In un anno abbiamo raccolto 11 milioni di euro, con oltre 16 mila donazioni provenienti da 70 paesi del mondo. Risorse che si sono trasformate immediatamente in progetti concreti per il sistema sanitario, le scuole, le piccole imprese, gli anziani e le famiglie.

Nelle prime settimane di pandemia, per proteggere medici, infermieri e soccorritori, abbiamo acquistato e distribuito oltre un milione di dispositivi a 136 realtà del Piemonte: mascherine, guanti, camici, cuffie, visiere. A una ventina di ospedali di tutta la regione abbiamo donato 150 apparecchiature, tra cui due tac, una mobile per l’Amedeo di Savoia, e una che resterà in dotazione al Martini di Torino. Insieme al nostro partner Lavazza, abbiamo organizzato e finanziato un volo per portare in Italia 38 medici e infermieri cubani, specializzati in emergenze: per mesi hanno lavorato nel Covid Hospital delle OGR di Torino.

Per aiutare gli anziani abbiamo consegnato 5.400 spese gratuite, nelle prime settimane di lockdown. A 1000 famiglie bisognose torinesi abbiamo portato una spesa e nel 2020 ne soccorreremo in tutto 3000, con sostegni economici. Con il progetto Specchio d’Italia abbiamo replicato la distribuzione di questi pacchi alimentari in sei regioni e venti città: abbiamo regalato oltre 17 mila spese.

Con il sostegno di Reale Foundation, abbiamo offerto a 250 scuole kit di sanificazione e cartellonistica per le aule. Per favorire la didattica a distanza abbiamo comprato 1000 tablet con sim e connessione Internet: sono stati assegnati agli alunni più indigenti. Per le piccole imprese in difficoltà a causa del lockdown abbiamo stanziato quasi 2 milioni di euro e 500 sussidi, promuovendo bandi a Torino, Cuneo, Sassari e Venezia. Un contributo fondamentale per artigiani, commercianti e ristoratori che sono l’anima delle nostre città.

Forza Mamme

«Vivevo con i miei genitori e il Covid me li ha portati via. Sono rimasta sola con mia figlia: non riesco più a pagare le bollette. Vi prego, aiutatemi». Il progetto #ForzaMamme è nato per rispondere a messaggi così, che la pandemia ha reso ancora più frequenti. Messaggi di donne che chiedono di essere prese per mano, perché non hanno più nessuno accanto.

Anna, un bimbo e un ex-marito violento. Antonella, disoccupata con una figlia che lotta contro il cancro. Barbara, invalida con cinque ragazzi a carico. Gianna, scampata con il piccolo all’ex compagno. Sono 100 le mamme che Specchio dei tempi sostiene ogni giorno, con i loro 190 bambini: storie di buio e di speranza, di famiglie ferite che provano a rialzarsi. E si aggrappano con forza all’aiuto che la fondazione offre loro.

Avviato nel 2018, #ForzaMamme è un percorso verso l’autonomia, non un semplice programma di supporto economico. Le mamme che aderiscono s’impegnano a partecipare ai corsi di formazione professionale e genitoriale offerti dalla fondazione. E a sfruttare le attività organizzate per i figli (doposcuola, aiuto compiti, animazione) per ritagliarsi tempo da dedicare alla ricerca del lavoro.

Ricevono buoni per l’acquisto della carne e due spese al mese, per evitare che il frigorifero resti vuoto. Possono contare sulla consulenza psicologica e pratica di Specchio (dalle lezioni di informatica a quelle sulla gestione del denaro), ma sanno che presto dovranno tornare a camminare da sole. Perché l’obiettivo della fondazione, e di tutti i donatori, è uno: accompagnare le mamme verso una nuova indipendenza.

 

Tredicesime dell’Amicizia

Franco, che a 76 anni vive al dormitorio e sogna un appartamento. Luigina, che non può camminare ed è bloccata in casa in un eterno lockdown. Antonio, che mostra le bollette in sospeso e spiega perché non ce la può fare: la pensione è troppo bassa, le spese troppo alte. Nessuno può dargli una mano. E il Covid lo ha reso ancora più solo. 

Gli anziani delle Tredicesime dell’Amicizia hanno gli stessi occhi dei nostri padri e dei nostri nonni. Ma hanno alle spalle storie così: famiglie normali distrutte da disgrazie, licenziamenti o liti. Ferite profondissime, conti in rosso, la povertà all’improvviso e quella di chi da sempre si trascina. Sono anziani fragili, che con l’emergenza sanitaria sono ancora più a rischio. Si stanno ammalando e sono stati dimenticati. Per questo vogliamo abbracciarli nell’unico modo possibile, con un aiuto concreto. Quello che dal 1976, ogni Natale, offriamo a migliaia di Franco, Luigina e Antonio. Un assegno che serve per pagare il riscaldamento e l’affitto. Un regalo che dà speranza in queste settimane di paura.

DONA ORA

In 46 edizioni del nostro storico progetto sostenuto dai lettori de La Stampa abbiamo consegnato 76 mila sussidi, per un totale di 29,5 milioni di euro. I primi, da 30.000 lire, furono versati a trenta anziani torinesi su richiesta della mitica suor Pierina. Da allora la cifra è cresciuta fino agli attuali 500 euro, che lo scorso autunno sono stati donati a 2000 persone, a Torino e in Piemonte. Un impegno da 1 milione di euro, un miracolo che si rinnova da oltre quarant’anni, grazie ad una solidarietà che sembra senza fine. 

Quest’anno per la prima volta porteremo l’iniziativa in altre regioni, con la fondazione Specchio d’Italia. E ovunque il meccanismo rimarrà lo stesso. Abbiamo già ricevuto e verificato centinaia di richieste dai nonni più bisognosi e stiamo distribuendo i primi contributi. Ogni offerta che ci viene affidata si trasforma immediatamente in un aiuto concreto. Più fondi raccogliamo, più anziani abbracciamo. 

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