Visita prenotabile dopo 9 mesi e non puoi rivolgerti alla sanità privata? Ci pensa Specchio dei tempi

La Stampa, 05/01/2024

La sanità pubblica non riesce ad accogliere il numero di richieste di visite, chi se lo può permettere si rivolge alla sanità privata e chi non può deve aspettare mesi, trascurando patologie e rinunciando a cure fondamentali. Per questo motivo Specchio dei Tempi ha creato il progetto Mille Visite, per sostenere la sanità pubblica offrendo mille visite immediate in strutture private alle persone che non possono spendere.

Specchio dei Tempi ha attivato convenzioni con tre istituti: Cellini, CIDIMU e Affidea-C.D.C. I primi due per visite gratuite nelle sedi di Torino e il terzo per prestazioni anche nelle altre province del Piemonte. Sono prenotabili visite allergologiche, cardiologiche, chirurgiche, dermatologiche, diabetologiche, fisiatriche, gastroenterologiche, intemistiche, neurologiche, oculistiche, ortopediche, otorinolaringoiatriche, reumatologiche e urologiche.

Il servizio di prenotazione è attivo dal lunedì al venerdì dalle 14:30 alle 17:30 chiamando il numero 366-6765663. Servono tessera sanitaria, impegnativa del medico di base, ISEE e un documento di identità. Devono essere inviati tramite email a millevisite@specchiodeitempi.org oppure consegnati a mano all’Info Specchio in via Madama Cristina 35, che è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 13.

Per informazioni:
millevisite@specchiodeitempi.org

Le tante sfortune di Damiano, amputato ad una gamba, oppresso dai debiti e con il costante rischio di morire

Beppe Minello

Damiano ha 53 anni e attende di morire. Può accadere ora che state leggendo la sua storia o domani o fra un anno o un po’ più in là. “Non ho paura – dice – ma vivere così è una tortura”. Un appello che Specchio dei tempi ha subito accolto, effettuando una immediata donazione in denaro e prevedendo altre forme di assistenza. Che svilupperemo insieme ai lettori che vorranno darci una mano.

Sette anni fa l’esistenza di Damiano si inabissa in un tunnel di dolore, non solo fisico. “Era fine ottobre, ero su un campetto di Pianezza per la partita settimanale di calcetto con gli amici: mi stavo riscaldando e ho iniziato a sentire dolori ai glutei, ai muscoli delle gambe. Insopportabile” ricorda. Per un anno tira avanti con il suo doppio lavoro di magazziniere e cameriere in nero nei catering del weekend: “Ho fatto l’alberghiero e per un po’ d’anni ho servito in ristoranti anche di grido. Ma mi annoiavo. E allora ho messo a frutto le patenti che avevo conseguito da militare e mi sono messo a fare il camionista e poi il magazziniere”.

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Poi non ce la fa più. Il medico di base non sa spiegare quei dolori: “Era più agitata di me. Le chiedevo di farmi fare qualche esame, ma niente: vedeva che camminavo, poi i dolori mi fermavano, poi ricamminavo. Non capiva lei, tantomeno capivo io. Ho cambiato il medico e sono passato dalla padella nella brace. La nuova dottoressa mi chiedeva se avevo anche male alla schiena. ‘Sì le rispondevo’. Insomma, si sono convinti che il mio problema fosse lì. Nel 2018 mi hanno messo un placca ma i dolori non sono passati, anzi…

Che fare? “Un’amica di mia madre, dico, un’amica di mia madre, non un medico, butta lì: ‘Ma fatti fare un ecodoppler’”. Damiano che, nel frattempo, ha perso lavoro e compagna, andatasene di casa dopo 15 anni di convivenza, fa l’ecodoppler. “Il primo medico a guardare i risultati  chiamò un collega, insieme chiamarono il responsabile del laboratorio e, ancora insieme, mi dissero che ero da operare urgentemente e che se fossi arrivato prima magari avrei potuto guarire…”

“Sindrome di Leriche” è la diagnosi: “Arteriopatia ostruttiva cronica periferica” dice Wikipedia. “Mi si chiudono le arterie iliache – spiega Damiano – e una era già praticamente chiusa. Me la riaprirono con un by pass e mi dissero che, praticamente, non c’era e non c’è cura… il rischio di trombi è altissimo, che potrei perdere le gambe”. La vita già non rosea di Damiano diventa un calvario. Senza casa e con l’invalidità civile, ottiene un alloggetto Atc al piano rialzato di via Maddalene. Ma le disgrazie non finiscono mai. “Quando sono andato a farmi visitare, nel 2020, chi mi aveva operato mi ha guardato chiedendosi ‘Ma questo è ancora vivo?’ Mi sono stati ripetuti i pericoli che correvo, il rischio di cancrena…”. Che si concretizza due anni dopo: “Mi hanno riportato in camera operatoria e, devo dire, hanno fatto di tutto per salvarmi la gamba. Ma alla fine non è restato altro che amputarla sopra il ginocchio”.

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Damiano ora vive sulla carrozzella anche se in casa, per spostarsi dal bagno lungo e stretto alla cucina altrettanto angusta, deve fare come Tarzan, appendendosi dove può. E’ imminente il trasloco in un altro alloggetto Atc, poco lontano e a livello strada. “Qui – dice Damiano – non ho molti problemi a scendere in cortile: mi lascio cadere con la carrozzella dal pianerottolo. Il problema è risalire, cosa impossibile senza l’aiuto di qualcuno”. Gli danno una mano, per poche ore la settimana, una badante e una infermiera, mentre la cagnetta Kelly, la sua unica compagnia, ha imparato a fare da sé: “Quando deve fare i bisogni esce e rientra in casa da sola. Se mai un’auto la investisse non so cosa farei…”

“Aspettando di morire – prova a ironizzare Damiano – devo risolvere un problema con la Soris con la quale ho un debito di 2900 euro per multe prese quando ancora lavoravo; l’Agenzia dell’Entrate, mossa dall’Asl che mi accusa di aver ottenuto, anni fa, esenzioni alle quali non avevo diritto, mi sta addosso.  La carrozzina elettrica, fornitami dall’Asl, s’è rotta e per due mesi sono rimasto senza la possibilità di muovermi e vivo nell’angoscia che si guasti nuovamente. Oggi, per non farmi mancare niente, ho pure mal di denti e in qualche modo cercherò di farmi visitare gratuitamente… Vede che disastro! E’ che… insomma, non chiedo molto…ma in questi ultimi giorni che ho da vivere, spero di non incontrare altre sfortune”.

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Faenza, la storia della gelateria con 80 cm di acqua

Elisabetta Romeo

Ci sono tante storie. Anche questa, di una gelateria allagata a Faenza, che fanno capire come l’acqua abbia risparmiato davvero poche attività, fra quelle che si trovano al piano strada. La Gelateria  Ok di Faenza è una delle 160 attività che Specchio dei tempi e Specchio d’Italia hanno sostenuto con un immediato aiuto di 3000 euro. Elisabetta Romeo ci ha raccontato come è riuscita a risollevarsi, grazie anche al nostro aiuto.

“Nei pressi di Faenza, in provincia di Ravenna, la Gelateria Ok fondata nel 1986 da Elide Versari è un punto di riferimento storico dei cittadini. Mantiene la stessa gestione familiare dal 1° maggio, data ufficiale di apertura; nel tempo ha raccolto una clientela affezionata, che anche durante il periodo drammatico delle alluvioni ha dimostrato vicinanza e solidarietà. Marco, il marito dell’attuale proprietaria, racconta che il motto della gelateria è “regalare sorrisi”. Oltre ai gusti tradizionali amano sperimentare nuove proposte, come OK 30 – creato 7 anni fa per il trente nnale – una crema di mandorla al sesamo e caramello al sale di Cervia; oppure il gusto Neve del deserto, una panna cotta al caramello e pinoli. Dopo le alluvioni di maggio hanno riportato numerosi danni all’attività: il magazzino è stato completamente allagato – 80 cm di acqua – ed è andato perduto tutto il materiale depositato, compresi frigoriferi e altri macchinari da lavoro, insieme alla contabilità.

Marco e la moglie, insieme ad amici che hanno prestato il loro aiuto, si sono messi tempestivamente al lavoro. Non è stato facile: c’era fango ovunque. L’obbiettivo era riaprire il prima possibile: in casi estremi, chi si ferma è perduto. Dopo 25 giorni dal disastro erano pronti. Con voce emozionata, Marco ricorda che il 10 giugno è stato come tornare a fare il gelato per la prima volta. Non sono mancati momenti di sconforto. La segnalazione del bando di aiuti elargiti da Specchio è stata una boccata d’ossigeno: hanno deciso di partecipare e, quando è arrivata la notifica del buon esito della richiesta, il sollievo è raddoppiato. Sono stati ricomprati macchinari come la planetaria, un mescolatore professionale, riallestiti i tavolini esterni, e molto del budget resta per pagare gli interventi tecnici ancora da quantificare. Il primo obbiettivo è stato raggiunto. Il 10 giugno, giorno della riapertura, la pioggia ha ricominciato a battere, ma la gente è accorsa lo stesso. Dopo questa triste vicenda, la gelateria OK ha portato a casa la voglia di ripartire.

La Stampa dal 1867 a oggi : una storia in difesa delle libertà

La Stampa, 17/05/2023

“Caro direttore, qui le stagioni corrono.Ormai voi ed io siamo al tramonto, come questo secolo che volge al termine”.

Il capo della polizia di Torino, Domenico Cappa, parla con tono dolente e definitivo.
C’è un’epoca che si chiude, lui e il suo interlocutore ne sono i diretti testimoni. Hanno assistito alle riforme albertine e ai moti popolari del ‘48, all’Unità d’Italia e alla Triplice Alleanza. Ma ora il Novecento è dietro l’angolo, pronto a spazzare via tutto.
Davanti a lui siede un uomo alto con la barba, prossimo alla settantina, fasciato da un’elegante redingote. È il cuneese Vittorio Bersezio, giornalista e scrittore (il suo capolavoro: la commedia “Le miserie ‘d Monsù Travet”), con trascorsi da deputato nella Sinistra costituzionale, fiancheggiatore pentito del governo Depretis. È lui ad aver fondato nel 1867 il quotidiano La Gazzetta Piemontese (divenuta poco dopo La Stampa), ricoprendone il ruolo di primo direttore.

Che ci fanno quei due personaggi, nel cuore della notte, dentro il modernissimo edificio di via Lugaro che oggi ospita la redazione del giornale?
All’origine di quel paradosso spazio-temporale c’è “Viaggio al termine della notte”, il docu-film sulla vita di Bersezio prodotto dalla fondazione a lui intitolata, con il sostegno della Fondazione Specchio dei tempi.
Vedrà la luce su piattaforma entro la fine dell’anno.
Dirige Michele Burgay.

«Tra Bersezio e Cappa c’era un rapporto di confidenza reciproca», spiega il regista «Il loro dialogo, che si svolge tutto in una notte, è la colonna vertebrale su cui si regge il film, inframmezzato da immagini e dalla presenza dello storico Gianni Oliva, che l’ha scritto insieme a me. Ho voluto giocare con i piani temporali per favorire una sorta di spaesamento dello spettatore, per creare una dimensione onirica, sospesa tra passato e presente. Per poter contare su un numero maggiore di fotografie abbiamo creato con l’intelligenza artificiale nuove immagini, indistinguibili rispetto a quelle d’epoca. L’obiettivo era dare al film un ritmo e un sapore non da documentario classico».

A impersonare Cappa c’è Mario Brusa, mentre Bersezio ha il volto di Roberto Accornero. «Andare indietro nella storia è sempre affascinante – spiega l’attore torinese – perché ti permette di trovare qualche risposta alle mille domande che ti poni invano ogni giorno. In più qui c’è un singolare mix, un personaggio antico collocato in un ambiente contemporaneo. La difficoltà più
grande è stata trovare il giusto registro nei dialoghi, perché di quell’epoca ci sono rimasti tanti scritti ma ovviamente non sappiamo come parlava davvero la gente».

Nel finale, mentre l’alba s’avvicina, il primo direttore de La Stampa incontrerà l’attuale, Massimo Giannini, alla sua prima prova con un copione cinematografico. In quel dialogo si incontrano e confrontano due epoche molto meno diverse di quanto suggeriscano le apparenze.
«È stato un bel tuffo nel passato», sorride il direttore Giannini dopo l’ultimo ciak.
«È stato divertente, straniante, ma ho anche provato un grande orgoglio per un giornale che, fin dall’Ottocento, fa parte a pieno titolo della storia di questo Paese.
La Stampa ha raccontato l’Italia risorgimentale, post-risorgimentale, a cavallo tra le due guerre e anche durante il ventennio fascista. Questo dialogo virtuale è stato stimolante per capire com’è cambiato il nostro lavoro, l’impatto che la rivoluzione tecnologica ha avuto sui quotidiani, non solo nei mezzi ma anche nei modi. L’amara considerazione è che buona parte dei problemi sono rimasti gli stessi, così come le posizioni del giornale: lotta contro le disuguaglianze, difesa della libertà, opposizione alle guerre». 

Il Maggiordomo Lloyd nostro ospite il 5 maggio al Talent Garden

Angelo Conti

Simone Tempia è uno scrittore che deve la sua grande popolarità alle considerazioni del maggiordomo Lloyd che oramai da diversi anni, ogni mattina, “comunica” con centinaia di migliaia di followers. E’ un amico e sostenitore di Specchio dei tempi con cui condivide valori e spirito solidale. Sarà a Torino venerdì 5 maggio alle 18,30 presso l’Auditorium Talent Garden della Fondazione Agnelli, in via Giacosa 38, con ingresso libero. Ci racconterà cosa lui intende per solidarietà e ci racconterà le storie e le esperienze che sono alla base di tutti i suoi libri.

Simone Tempia, piemontese di Borgosesia, è scrittore e giornalista presso Vogue Italia. Oltre che conduttore di trasmissioni su Canale 5, La 7 e Rai 2. Nel 2014, crea la pagina Facebook “La Vita con Lloyd” in cui, attraverso il dialogo immaginario fra Sir e il suo maggiordomo Lloyd, risponde a dilemmi quotidiani, offrendo spunti di riflessione mai banali. Il maggiordomo Lloyd è voce della coscienza, della ragione capace di dare consigli e farci meditare sul senso profondo delle cose, ma è anche un amico che si prende cura di noi nel momento del bisogno. Con umorismo ed estrema sensibilità, Simone Tempia affronta argomenti come l’amore, il passare degli anni, la paura e la ricerca della felicità. La pagina social, che conta 750.000 followers, ha ispirato i libri “La Vita con Lloyd”, “Un anno con Lloyd” e “Una Nuova vita con Lloyd”.

Nel 2020, l’autore ha anche pubblicato “Storie per genitori appena nati” nel quale riflette sul tema della genitorialità con dolcezza e un pizzico di ironia, tratto distintivo di uno scrittore giovane, in grado di affrontare tematiche diverse con estrema originalità. È proprio la sua capacità di indagine, di sguardo sulla propria identità e ciò che lo circonda a distinguerlo. I suoi testi sono un invito, nonché sostegno a riflettere su noi stessi, a guardarci allo specchio così come l’autore fa con se stesso attraverso la figura di Lloyd.

L’ingresso è gratuito, ma gradita la prenotazione. Riserva il tuo posto qui!

Le domeniche nel nostro Orphanage a Matara

Angelo Conti

In Sri Lanka la Pasqua non c’è, eccetto che in una piccola enclave cattolica a Negombo. Ma nel resto del paese è pur sempre domenica, e si svolgono svariate cerimonie religiose. I buddisti si stanno preparando alla loro festa più grande, il compleanno di Buddha, quest’anno il 29 maggio. Ma intanto continuano le loro consuete attività.

Questo scatto mostra i bambini dell’Orphanage di Specchio dei tempi che incontrano, a Matara, un piccolo monaco di 11 anni. In questi incontri, il piccolo monaco spiega ai suoi coetanei semplicemente le buone maniere. Come comportarsi per strada, come aiutare gli anziani, come essere diligenti a scuola, come rispettare gli animali ed altro ancora. Insomma, lezioni di educazione civica (come le chiameremmo noi) che i nostri orfanelli ascoltano con attenzione e deferenza. Per essere domani dei cingalesi migliori.

Biella: aperto uno sportello per aiutare chi è in difficoltà

La Stampa, 06/04/2023

Specchio è da molti anni vicino a Biella ed alla sua provincia con la distribuzione di contributi economici alle famiglie in difficoltà e la consegna di Tredicesime dell’amicizia ogni Natale. Durante il periodo Covid-19 a Biella è stato donato un ecografo polmonare al pronto soccorso dell’Ospedale degli Infermi, sono state consegnate 450 borse della spesa alle famiglie bisognose e donati migliaia di dispositivi di sicurezza alla Protezione civile che ha distribuito in tutto il territorio.

Nel 2022 abbiamo donato, oltre alle Tredicesime dell’amicizia, 500 euro a numerose famiglie di profughi ucraini fuggiti dalla guerra ed organizzato il convegno di educazione finanziaria “Come sopravvivere alle bollette”.

Nel 2023 Specchio aumenta il suo impegno inaugurando uno sportello aperto al pubblico per raccogliere le lettere di segnalazione per la rubrica e le richieste di aiuto di persone ed enti, per raccogliere donazioni. Dal 27 aprile, ogni quarto giovedì del mese, dalle 11 alle 14 in via Via XX Settembre 17, presso la Redazione La Stampa. 

Nello Sri Lanka il sorriso delle bambine ci ha colpiti al cuore

Scola Paola
La Stampa, 05/04/2023

La storia è raccontata nei loro sguardi, prima ancora che nelle parole. Nelle occhiate affettuose e complici che si scambiano, Roberto Falaguerra e Mannella Castellino custodiscono il senso e le radici profonde del viaggio solidale, che li ha portati in Sri Lanka, insieme a Specchio dei tempi.

La Fondazione de La Stampa è volata per 10 giorni (con la «Ingirula Viaggi» di Carmagnola) nell’isola, dove dai giorni successivi allo tsunami lavora accanto alla popolazione. Sostenendo il Villaggio delle bambine violate, l’Orphanage dei bimbi di strada, l’asilo per i figli dei contadini, la scuola nell’enclave di Negombo.

Anche Roberto (ex bancario, laureato in Informatica) e Mariella (dirigente scolastica in pensione) sono partiti, unici cuneesi in un gruppo di 22 persone. Domenica il rientro e ieri il racconto a La Stampa. Mariella: «Quando abbiamo letto dell’iniziativa, in mezz’ora abbiamo prenotato. Siamo impegnati nel sociale, avevamo già fatto esperienze simili con Lvia in Kenya e Senegal, mai in Sri Lanka. Ma il principio è stato lo stesso: non un viaggio per turismo, bensì per trarne qualcosa di più profondo». Hanno visitato le scuole dei Salesiani e quelle pubbliche, il Villaggio delle ragazze, l’orfanotrofio e i servizi al loro interno. «Siamo arrivati anche nella zona colpita dallo tsunami, che cerca di risollevarsi e tornare turistica com’era, dove Specchio ha aiutato i pescatori con 80 barchette per sopravvivere – racconta la coppia -. Un popolo accogliente, pur fra tante difficoltà, coni ragazzi che ci hanno festeggiati in mille modi. Persone rispettose e non insistenti nemmeno nel bisogno».

Del viaggio gli aneddoti sono tanti: dalle tradizioni al sincretismo religioso, dal safari in barca all’ospedale degli elefantini e delle tartarughe feriti. Ma niente è rimasto più impresso dei sorrisi incontrati. «Tanti sorrisi contagiosi, in quella gente, che oltrepassano i confini – rimarcano Roberto e Mariella -. Cosa abbiamo riportato a casa, in valigia? Il senso della restituzione, che supera ciò che si dà, senza pretendere nulla.  L’esperienza con Specchio, che laggiù ha lasciato un bel segno, ci ha fatto condividere molte emozioni, ma soprattutto ci spinge ad andare oltre. A progettare altri modi per essere solidali». Come? Mariella Castellino guida, a Castelletto Stura, l’associazione «Per-corsi», della quale fa parte il gruppo di donne «Noi e voi». Ed è coinvolgente l’entusiasmo con cui dice: «Per cominciare, io e Roberto vorremmo organizzare serate per far conoscere alla popolazione cuneese ciò che Specchio dei tempi sta facendo. Anche qui da noi».

Benin, salvata bimba albina e con lei quaranta coetanee

Albina, quindi bianca. Respinta dalla sua comunità, incapace per retaggi culturali e tribali di accettarla, Isabel stava semplicemente per essere allontanata dal suo villaggio e di fatto condannata a morte. Ma non è successo. Sulla sua strada ha trovato padre Servais ed i volontari italiani dell’Onlus Amici di Cinzia, che l’hanno accolta in una struttura con decine di altre bambine sfortunate. E che oggi vanno fatto vivere e crescere, pensando anche al loro inserimento in una società che resta povera e difficile, ma che nella quale andranno inserite con un minimo di preparazione e di formazione, così da rendere più semplice il loro accesso ad un lavoro.

Tutto questo accade in Benin, dove vivono le bambine, ed un po’ in Italia dove gli amici di Cinzia, guidati da Silvano Bonato si impegnano per trovare risorse. “Il  centro d’Accoglienza e Sviluppo per Bambine Amici di Cinzia” di Boukoumbè – spiega Silvano Bonato – è situato nel villaggio di Natta ed è attivo dall’ottobre del 2020. Oggi ospita 40 bambine. La popolazione della città di Boukoumbè, situata a nord-ovest del Benin nel  dipartimento dell’Atakora, secondo l’ultimo censimento del 2018, contava 500.000 abitanti, moltissimi dei quali in situazione di grave povertà.

Il centro di Accoglienza “Amici di Cinzia” dista 8 Km dalla città ma la sua posizione è strategica per l’istruzione delle piccole ospiti che possono frequentare una scuola pubblica situata a soli 100 metri di distanza, una situazione che le pone al sicuro dai pericoli. L’accoglienza delle piccole ospiti avviene con la collaborazione di un’assistente sociale che interviene anche nel seguire le  bambine che le famiglie spontaneamente portano al centro, non potendo seguirle e spesso nemmeno sfamarle.

Attualmente sono in corso i lavori di recinzione dello spazio del centro (in muratura) e a breve inizieranno i lavori per la costruzione del nuovo dormitorio che permetterà di estendere la capacità ricettiva del centro stesso. I lavori si svolgono sempre in “stile africano” ovvero secondo 4 tappe: fabbricazione dei mattoni, scavo fondamenta, costruzione dei muri, posizionamento tetto”. La nuova recinzione garantirà la sicurezza delle bimbe, il nuovo dormitorio consentirà di poterne accogliere un numero maggiore. Ma per fare tutto questo occorrono risorse”-

Emergenza Ucraina: testimonianze e racconti ad un anno dal conflitto

Venerdì 3 marzo alle ore 18, presso Villa Bria in strada Bussolino 149 a Gassino Torinese, si terrà un incontro dedicato alle testimonianze ed ai racconti dopo un anno di conflitto in Ucraina.

L’incontro, aperto a tutti, vedrà gli interventi di:

  • Angelo Conti, vice presidente di Specchio dei tempi
  • Dario Arrigotti, Console onorario dell’Ucraina per il Piemonte
  • Testimonianza di un volontario ucraino
  • Roberto Scalafiotti, Amici volontari San Raffaele Cimena

A seguire verrà offerto un aperitivo.

Con supporto di:

Con il patrocino di:

“Con Specchio dei tempi avete dato una casa a chi scappava dall’orrore”

Padre Alessio ha accompagnato la Fondazione de La Stampa nella consegna degli assegni di “primo sostegno” ai profughi arrivati in provincia di Cuneo

Paola Scola,
La Stampa, 26/02/2023

L’alta valle Tanaro è diventata la sua seconda casa. Ha tanti amici, i parrocchiani hanno imparato ad apprezzarlo. Lui e il confratello non si risparmiano nella cura delle comunità che il vescovo di Mondovì, Egidio Miragoli, ha affidato loro. Padre Alessio Budziak e padre Michele ora vivono nella canonica del Santuario di Valsorda, a Garessio, uno dei luoghi della fede mariana tra Piemonte e Liguria. E si occupano, da vicari con altri sacerdoti, di Garessio, Priola, Alto e Caprauna. Messe, incontri, preghiera, animazione dei giovani, visite ad anziani e malati.

Il cuore di Alessio e Michele è sempre in mezzo alla gente. Ma anche altrove. Nella loro terra. L’Ucraina distrutta dalla guerra. Quando la Russia l’ha invasa, un anno fa, padre Budziak era già in Italia da qualche tempo. E si è battuto per aiutare sia i connazionali in Patria, sia quelli arrivati nelle province di Cuneo e Savona (è il referente di un’ampia comunità religiosa). Diventando punto di riferimento per quanti si sono mobilitati da subito con i sostegni, come Specchio dei tempi.

Il sacerdote ha collaborato anche quando la fondazione de La Stampa ha distribuito gli assegni di «primo aiuto» per i profughi nel Cuneese. Interprete, consigliere per le famiglie in difficoltà, sostegno per sbrigare la burocrazia, trovare cibo, abiti, casa e lavoro, soprattutto per le madri fuggite dalle bombe con i bambini. Ieri padre Alessio ha raccontato: «Un anno è trascorso e non ci sentiamo soli. Avremmo anche potuto disporre di molti mezzi, ma provare abbandono. Qui, invece, la gente non ha permesso che accadesse. Anche a livello mondiale, sentiamo il sostegno dei tanti leader che non hanno paura di dire con chiarezza che la Russia porta distruzione. E per noi ucraini è il momento di liberarci, come fece il popolo d’Israele dal Faraone d’Egitto: siamo pronti a offrire tutti la vita, se ci dovessero richiamare nel nostro Paese».

Dei profughi riparati nel Cebano e Monregalese, metà sono tornati in Ucraina. «C’era la difficoltà di inserirsi, della lingua – ha spiegato il sacerdote -. Così sono rientrati nelle zone dove la guerra è più lontana. Le donne volevano rivedere i mariti e i bambini i loro papà. Altri, invece, sono rimasti qui, dove hanno deciso di ricominciare. Gli italiani hanno dato denaro, cibo, ospitalità, lavoro come badanti, a far le pulizie e in fabbrica. E non possiamo che dire grazie, ricambiando con il migliore dei comportamenti». Ma le difficoltà ci sono: «C’è da imparare la lingua, fronteggiare le spese. Una mamma di 39 anni, ad esempio, con tre figli, ha casa in affitto, ma per pagare la prima bolletta dovrà spendere quasi tutto lo stipendio della fabbrica. Cercheremo di esserci anche lì».