Sopravvivere alle bollette: l’esperto sabato al Borgogna di Vercelli

R. Mag.
La Stampa, 30/11/2022

Si avvicina l’appuntamento di sabato 3 dicembre con «Sopravvivere alle nuove bollette», l’incontro organizzato da Fondazione La Stampa – Specchio dei Tempi al Museo Borgogna di Vercelli, per dare consigli alle famiglie su come affrontare questo periodo di forti rincari dei costi di acqua, luce e gas. E per far diventare i vercellesi consumatori più consapevoli. Dalle 11 alle 13 a parlare direttamente ai cittadini, in questo incontro a ingresso gratuito (ma con prenotazione consigliata), è Antonio Cajelli, educatore finanziario che lavora da diversi anni con la Fondazione.

Partito da Torino a settembre con un tutto esaurito, il tour di «Sopravvivere alle nuove bollette» ha toccato diverse province piemontesi; frutto dell’esperienza ultradecennale in tema di educazione economica e finanziaria maturata dalla Fondazione Specchio dei tempi, questi incontri hanno l’obiettivo di trasmettere alle persone soluzioni semplici, autentiche e credibili. La logica dell’incontro non è ascoltare un esperto, ma leggere insieme le fonti di ciò di cui si parla, anche nell’ottica di orientare ogni cittadino alla ricerca di informazioni certe sui portali web dello Stato.

Tanti gli argomenti affrontati durante la mattinata: dai consumi domestici e le bollette, all’utilizzo di internet per cercare di risparmiare; guidato dall’esperto, il pubblico scoprirà come intaccare alcune credenze che si sono costruite nel corso degli anni per letture parziali, imprecise o interessate. Fondamentale sarà poi l’approfondimento sui contratti: come riconoscere gli elementi essenziali nei documenti forniti, il diritto alla trasparenza, la richiesta di visionarli prima della firma, un gesto che consente all’intestatario di fare scelte corrette per prevenire criticità future.

La prenotazione su www.specchiodeitempi.org/bollette

Ludovico Einaudi e le sue note di solidarietà per Specchio

Colombotto Elia
Torino Sette, 25/11/22

Torna, come di consueto, il concerto di Natale della Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi. Sul palco Ludovico Einaudi, ospite all’Auditorium “Giovanni Agnelli” del Lingotto (via Nizza 280). Appuntamento martedì 29 novembre alle ore 21.

Come spiega Angelo Conti, giornalista e vicepresidente della Fondazione, il concerto natalizio ha l’obiettivo di sostenere e far conoscere al grande pubblico le Tredicesime dell’Amicizia, la più antica sottoscrizione popolare d’Italia, che da quarantasette anni assiste gli anziani che vivono sotto la soglia di povertà. Quest’anno, con l’obiettivo di raccogliere un milione di euro, la onlus offre il sussidio a duemila persone in tutto il territorio piemontese. Ad inaugurare la serata, assieme alle autorità sostenitrici della Fondazione, sarà il presidente Lodovico Passerin d’Entrèves.

Tradizione consolidata sul territorio torinese da dieci anni, l’appuntamento musicale di Natale porta sul palco del capoluogo piemontese figure di spicco del panorama contemporaneo. «Fra gli altri concerti di Natale , – commenta ancora Conti, – ricordo quello del 2019 fatto da Ezio Bosso», una delle ultime apparizioni di fronte al grande pubblico del Maestro. Ma ospiti furono anche Stefano Bollani nel 2021 e Giovanni Allevi l’anno prima.

Quest’anno, per la quarta volta, salirà sul palco il compositore ed esecutore delle sue musiche Ludovico Einaudi: salutato per la prima volta in Fondazione nel 2013, fece ritorno nel 2017 e poi ancora nel 2019. Quest’anno presenterà il suo ultimo album «Underwater», realizzato durante il lockdown della pandemia: raccolta chevede il pianoforte unico strumento solista. Seguirà, con l’aggiunta di altri tre musicisti, una selezione di brani del suo repertorio più conosciuto. Ma «Underwater» non è che la punta dell’iceberg di una massiccia carriera che ha portato Einaudi ad esibirsi in tutto il mondo.

Figlio di Giulio Einaudi, fondatore dell’omonima casa editrice e nipote di Luigi Einaudi, fra i padri fondatori della Repubblica Italiana e secondo Presidente della Repubblica, Ludovico affonda le radici nella storia piemontese, da cui però si distacca per seguire gli studi in composizione con Azio Corghi al conservatorio di Milano. Nel corso degli anni Ottanta Einaudi si cimenta in vari settori, dal balletto al cinema, sviluppando il suo stile che unisce agli studi classici influenze pop, rock e folk. Ma è con l’album Le onde, nel 1996, che raggiunge il successo. Da qui agli anni Dieci del Duemila il compositore scalerà le vette delle classifiche internazionali: anni che vedono la pubblicazione di Nuvole Bianche e Una Mattina, i suoi singoli più celebri. Parallelamente prosegue l’attività nel cinema, che lo porterà a scrivere le colonne sonore di film quali Quasi Amici, Il terzo omicidio diretto da HirokazliKore’eda e, di recente, Nomad land, migliorßlm agli Oscar2021.

Biglietti interi per platea B e coro a 60 euro. 80 euro in platea centrale e platea gold a 100 euro. Ulteriori informazioni e acquisti:
BIGLIETTI SU VIVATICKET.COM

Suor Pierina, la “mamma” delle Tredicesime dell’Amicizia

Inventò nel ‘76, con il cronista de La Stampa Marco Marello, quella che è diventata la più antica sottoscrizione italiana: ogni Natale 2.300 anziani vengono aiutati grazie alla sua intuizione.

Continua a vivere nel centro storico di Torino, accanto alla chiesa del Corpus Domini, suor Pierina Righetti delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, la religiosa che nel 1976, con il giornalista Marco Marello, diede il via all’iniziativa natalizia delle Tredicesime dell’Amicizia di Specchio dei tempi. Erano una suora e un cronista che, ognuno nel proprio ruolo, salivano le scale dei vecchi palazzi intorno al Municipio su su fino alle soffitte: lei per visitare le persone anziane, sole, povere, lui per fare il proprio mestiere e raccontare la città più nascosta e sofferente.

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Nel quartiere suor Pierina è arrivata a trent’anni, nel 1970, e da allora ha osservato i cambiamenti e accompagnato gli abitanti in difficoltà condividendo quel che arrivava. Oggi i palazzi scrostati di allora sono diventati abitazioni di lusso, ma restano le case popolari con i loro problemi. Porta Palazzo è vicina e chiede aiuto. Dei primi anni 70, nella Torino dei cartelli “non si affitta ai meridionali”, la suora ricorda le famiglie numerose, le donne che ne portavano il carico, bambini (per loro avviò un doposcuola che oggi prosegue, con splendidi volontari, per i figli delle famiglie di origine straniera). E ricorda la drammatica solitudine degli anziani. “A Marello, una persona eccezionale per sensibilità, dicevo che era necessario fare qualcosa per aiutarli. Allora gli anziani erano la popolazione più povera, più abbandonata, con la salute precaria, difficoltà a scaldarsi, cibo insufficiente. In quelle soffitte c’era una grande desolazione. Le Tredicesime dell’Amicizia di Specchio dei tempi – sottolinea suor Pierina -sono state una risposta”.

Ancora: “Il primo Natale la distribuzione avvenne nel salone di via Porta Palatina, dove facevamo l’oratorio. Le tredicesime fecero versare tante lacrime di gioia. Per quelle donne e quegli uomini erano un grande dono. Sapere che tutto questo si ripete, da 47 anni, ogni Natale mi commuove e mi fa apprezzare profondamente il grande spirito solidale di questa città”.

(MM)

Dona ora per le Tredicesime dell’Amicizia

Due cuori e un’automobile: “Con la mia compagna vivo dentro una Lancia Y”

Irene Famà,
La Stampa, 20/11/2022

«Una vita spesa male». Carlo non si fa sconti. I suoi 54 anni sono tutti lì, stipati dentro un vecchio modello di Lancia Y, ammucchiati sul tetto. E c’è pure una gabbia: «Ora è vuota, ma quando le cose andavano bene ospitava due cocorite». Quando aveva una casa ed era corriere per una ditta all’ingrosso. «Poi, due anni fa, mia madre è morta d’infarto improvvisamente, ho perso il lavoro e sono finito così. A vivere in macchina». A Santa Rita, in via Barletta. Nella sua zona, quella dove è cresciuto e per 38 anni ha vissuto con la sua ex compagna e suo figlio. «Di certo non pensavo di finire così. Ma l’affitto non sono più riuscito a pagarlo, ho avuto dei problemi, anche questioni giudiziarie. Le cose sono diventate difficili e questo è il risultato».

La sua storia, dice Carlo, «non è di certo lunga. È semplice ed è un po’ sfortunata». Meccanico gommista, sa fare «un po’ l’elettricista e un po’ l’idraulico». Al mercato lì vicino, capita che qualcuno gli chieda di gonfiare una gomma: cinque euro. Tanto basta, a volte, per comprare qualcosa da mangiare. «Nulla però che dia stabilità o sicurezza. Ma non stiamo a parlare in giardino. Le faccio vedere la mia dimora». L’ironia, Carlo dagli occhi blu, non l’ha di certo persa.

«Scusi, ma lei non vive da solo». In auto, c’è la sua compagna: Maria, 53 anni, viveva in Kenya e in Italia è arrivata nel 2017. «Ci siamo conosciuti fuori dal supermercato. Un colpo di fulmine». La storia è più complessa e più dolorosa di così, ma in quella macchina parcheggiata in via Barletta non è importante. «Non è facile vivere in macchina, ma non voglio lasciarlo da solo qui». Maria, qualche volte di notte ha paura: «C’è stato un ragazzo che mi ha seguita, mi ha detto che voleva stuprarmi. Quella sera ho chiesto a Carlo di spostarci, di andare via. A volte penso che qualche balordo potrebbe dare fuoco alla nostra macchina. Qualcuno ci addita. Certo, la nostra macchina non è un bel vedere, ma cosa possiamo farci?» Poi ci sono le difficoltà quotidiane, «lavarsi alla fontana la mattina e la sera, fare pipì in un barattolo, stare seduti, non potersi mai coricare. E poi l’intimità, quella manca più di tutto». Carlo smorza con una battuta: «Siamo due cuori e un’automobile». Il pranzo lo si recupera alla mensa di via Belfiore, la cena dalle parti di Porta Nuova.

La fondazione Specchio dei Tempi ieri gli ha consegnato un contributo per Natale di cinquecento euro, frutto delle donazioni dei lettori. Un punto di partenza. La speranza? «Trovare un posto dove appoggiare la testa di sera. Anche piccolo, ormai siamo abituati a stare allo stretto. E poi un lavoro». Sino al 2021, Maria ha fatto la baby sitter. Per 24 anni, Carlo è stato corriere di materiale elettrico e di piccoli elettrodomestici per una ditta all’ingrosso. «I titolari sono andati in pensione e la ditta ha chiuso». Il lavoro non si trova? «No, non sono d’accordo. Se uno vuole, un’occupazione la trova. Io però non posso andare a scaricare le cassette al mercato di Porta Palazzo. Non ho più vent’anni, dopo mezz’ora devo fermarmi perché mi fa male la schiena».

Il percorso di emergenza abitativa per ottenere una casa Atc? Carlo ci ha provato, o almeno così dice. «Ma ci vogliono dei mesi. E devo togliere la residenza. Non ho più una casa, è vero. Ma quell’indirizzo mi conforta. Pensi che avevo sette cani: a cinque badavo io, altri tre mia madre».

La sua abitazione, ora, è quella Lancia Y, su cui, verso le 18, sale e accende il motore per riscaldarsi un po’. «È completamente in regola – assicura – con tanto di bollo e assicurazione. Meno male che c’è, ci sono persone che non hanno nemmeno questa. Io sto male, sì. Ma c’è gente che sta peggio. Quelli che stanno meglio, non li guardo nemmeno».

Carlo non è un sognatore, semmai è un caparbio ottimista. Guarda Maria: «Domani andiamo al mare. Ti porto al mare». Poi scoppia a ridere. Nell’immediato, va da sé, non potrà mantenerla, ma per lui «questa è una promessa senza scadenza. Non trova che in ogni coppia funzioni così?».

(Video e foto di Maurizio Bosio)

Come donare a Specchio dei tempi
Si può donare su qui con carta di credito e Paypal o con un bonifico bancario sul conto intestato a Fondazione La Stampa – Specchio de tempi, via Lugaro 15, 10126 Torino, Iban IT67 L0306909 6061 0000 0117 200, banca Intesa Sanpaolo. Oppure tramite il conto corrente postale n. 1035683943.

In partenza per Rvine il generatore che scalderà gli orfani della città

Angelo Conti

Pronto il generatore che Specchio dei tempi, Specchio d’Italia e i volontari AIB Protezione Civile del Polo di San Raffaele Cimena trasferiranno nei prossimi giorni a Rivne, nel nord dell’Ucraina. Si tratta di un maxigeneratore, indispensabile in una città che ha visto le sue centrali elettriche colpite dai missili russi e che ora si trova in gran parte senza luce ed al freddo. Con temperature prossime ai 10 gradi sottozero e con le prime nevicate in atto.

L’intervento di Specchio dei tempi e di Specchio d’Italia è cominciato un mese fa a Rivne con la costruzione di un villaggio destinato ai profughi interni all’Ucraina, dotato di una tensostruttura pesante di 1500 metri quadrati. Ce lo ha chiesto il governatore della città, Oleksandr Tretiak, soprattutto per dare un punto d’appoggio agli oltre cento bambini orfani di guerra che vivono, con non pochi problemi, in città.

Nella tensostruttura troveranno un’area giochi, un’area di distribuzione di indumenti pesanti, un corner con bevande calde dove potranno fare uno spuntino. Tutto questo grazie alla collaborazione fra Specchio dei tempi e Roberto Scalafiotti, l’instancabile animatore del Polo della Protezione Civile di San Raffaele Cimena. Proprio ieri abbiamo raccontato insieme l’operazione di soccorso nel corso di una manifestazione di volontari.

“Abigail, la giovane venezuelana salvata grazie alle competenze piemontesi”, intervista al Prof. Massè

UnitoNews, 16/11/2022

Dal Sudamerica a Torino per evitare l’amputazione della gamba, dopo 5 anni di calvario tornerà a camminare grazie all’intervento realizzato alle Molinette dal team guidato dal docente dell’Università di Torino

Quando nel 2022 è arrivata a Torino, Abigail Reyes, 22enne venezuelana, rischiava l’amputazione della gamba. Cinque anni prima, era il 2017, si è sottoposta all’asportazione di un tumore benigno al femore, ma l’operazione le aveva causato una grave infezione. L’eccessivo costo degli antibiotici, unito alla difficoltà dell’operazione, sembravano portare a un’unica soluzione: amputare l’arto. Da lì è iniziato il calvario della giovane, concluso fortunatamente senza conseguenze nei giorni scorsi all’Ospedale Molinette. Un viaggio reso possibile grazie alla raccolta fondi organizzata da Specchio dei Tempi. Oggi, con l’intervento del team guidato da Alessandro Massè, docente UniTo e direttore di Ortopedia e Traumatologia al Centro Traumatologico Ortopedico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute, la ragazza è fuori pericolo e presto potrà tornare a camminare.

Prof. Massè, che tipo di intervento avete realizzato?

La paziente è stata presa in carico dal mio team, composto da Stefano Artiaco e Matteo Olivero che, supportati dagli infettivologi delle Molinette, diretti dal Prof. Francesco Giuseppe De Rosa, hanno identificato il batterio che aveva causato l’infezione. Dopo aver eseguito un’ampia bonifica e una terapia antibiotica mirata, sono stati fatti dei trattamenti ripetuti di pulizia chirurgica del sito, fino ad arrivare alla guarigione della ragazza. La giovane età della paziente ha contribuito in modo determinante, garantendo delle condizioni biologiche favorevoli.

Si è trattato di un’operazione complessa?

Per noi era una procedura di routine. Questo tipo di patologia richiede non tanto un grande solista, quanto una grande orchestra di figure professionali dedicate: infettivologi, ortopedici e infermieri. Si tratta di problematiche multidisciplinari, quindi sono necessarie grandi strutture per gestire piccoli problemi. La Regione Piemonte ha da tempo istituito due poli che raccolgono la patologia infettiva ortopedica. Ci sono due centri di riferimento per questo genere di casi: l’AOU Città della Salute e l’ospedale di Vercelli, due centri che peraltro collaborano tra di loro in grande sinergia.

Due poli che, insieme ad altre strutture, consentono di operare in un contesto altamente innovativo.

Il nostro motto è “esageruma nen”, ma il Piemonte si pone all’avanguardia in Italia nella gestione della patologia infettiva osteoarticolare. Il concetto è: certe patologie di complessa gestione devono essere centralizzate. Quindi la regione ha identificato dei centri di riferimento per poterle gestire. Ripeto, più che un grande chirurgo, in questi casi ci vuole una grande struttura. E per grande struttura si intende quel luogo che ha in sé tutte le professionalità coordinate per la gestione di tali problemi.

Dopo i recenti casi di trapianti record, il Piemonte si conferma una realtà di eccellenza in campo medico?

Eccellenza anche organizzativa, se vogliamo. Il Piemonte, in molti ambiti, fornisce cure aggiornate ai massimi livelli internazionali, con modalità organizzative multidisciplinari che sono efficienti ed efficaci per la gestione di patologie complesse. A volte la gente si innamora del caso straordinario gestito dal chirurgo bravissimo, ma in questo caso il segreto del successo è nella realizzazione di un’organizzazione complessa ma efficace, che mette in campo professionisti eccezionali coordinati per gestire al meglio la situazione. Nella fattispecie, quella delle infezioni osteoarticolari, è richiesta una gestione multidisciplinare che in altre realtà, come quella venezuelana, non è stata realizzata. Le patologie infettive hanno il grosso rischio di sviluppare delle setticemie dagli esiti molto gravi. Fortunatamente Abigail è stata curata in tempo.

Abigail, un miracolo a Torino “Cammino e ora sarò dottore”

Joly Andrea,
La Stampa, 15/11/2022

La prima cosa che colpisce di Abigail Reyes, 22 anni di cui diciassette passati a studiare e ballare a Isla de Margarita in Venezuela e gli ultimi cinque a cercare di salvarsi la vita tra Sudamerica e Italia, è il tono della voce con cui racconta la sua storia. «Tutto inizia la sera de 12 settembre 2017», scandisce squillante e controllata, come se avesse imparato un copione a memoria e lo stesse ripetendo a un medico che deve sapere tutto.

“Abi”, cosi la chiamano gli amici, comincia a raccontare il suo percorso lungo 5 anni e 7.697 chilometri, dalla diagnosi di «un tumore osseo grave alla gamba lungo 7,5 centimetri» alla salvezza trovata in un ospedale di Torino,ritornando a cena coni parenti in Venezuela. «A un certo punto sono salita al piano di sopra per recuperare il cellulare», spiega. ll tallone ha perso l’equilibrio, la gamba ha ceduto, poi «la prima fitta lancinante e un crack». Abigail non indugia, la voce non cala: “Vado alle scuole serali per il diploma di terza media, i miei titoli qui non valgono”

È il primo passo di un calvario a lieto fine, ma non si sente né il dolore di quegli anni né il sollievo per un finale che sa di miracolo. Non se li è potuti permettere, imprigionata in un sistema sanitario come quello venezuelano dove «se vuoi operarti devi pagare tutto tu» e tanti specialisti «ti lasciano morire, pur di non prendersi la responsabilità di provare a salvarti. Dicevano che ero come una bomba, guarirmi poteva finire male. E non ci provavano nemmeno». La vita di Abi scorre insieme alle sue parole: i primi mesi bloccata su un letto in ospedale, la diagnosi del tumore, la prima operazione, il batterio che porta all’infezione, le fistole che la fanno soffrire e la prospettiva di perdere la gamba infetta perché nessun medico, tra Porlamar e Isla de Margarita, ha il coraggio di operarla una seconda volta «se non per amputare».

Quattro anni di dolore e lotta con la vita. Dal 2017 al 2021, solo tre passaggi interrompono il flusso controllato di un racconto pieno di date e dettagli. Prima scena: le lacrime, arginate in fretta senza che arrivassero a rompere lavo ce, quando ricorda «lo spavento, il dolore di quel 31 ottobre, giorno del mio compleanno, passato in ospedale mentre mi diagnosticavano il tumore». Seconda scena: quando ricorda le ore passate a ballare. «Era tutta la mi avita e ora non posso – dice guardandosi il ginocchio che non potrà mai più piegarsi, compromesso definitivamente dalle operazioni fatte male o troppo tardi— ma se non posso ballare vorrei organizzare eventi per vedere gli altri farlo». Terza scena: la speranza di uno sguardo che si abbassa verso le mani, con le unghie piene di colori.

«In Venezuela, mentre studiavo Medicina, avevo iniziato a fare le unghie per guadagnare qualcosina: è una cosa che potrei fare anche qui in Italia» ragiona ad alta voce. Qui, in Italia, è arrivata quest’anno grazie alla gentilezza di mamma Vida «che non ha mai perso la speranza, è stata coraggiosa. È stata lei la prima volta a curarmi la gamba fratturata perché i medici non se la sentivano: mordevo un asciugamano mentre tirava, per mettermela a posto. Per anni è stata il mio medico, la mia àncora».

A settembre 2021 quell’àncora, senza accorgersene, le cambia la vita: «Mentre si prendeva cura di me ha iniziato a seguire la madre ammalata di Beatriz, una sua amica che vive da anni a Napoli: lei veniva in Venezuela una volta all’anno e non poteva starle vicino. Quando è tornata, quell’autunno di ormai un anno fa, Beatrice mi ha incontrato e ha iniziato a pensare una soluzione per portarmi in Italia». Abigail a quel punto si racconta a video, riavvolge il nastro: la frattura, il tumore, l’operazione, l’infezione, i medici immobili, i soldi che mancano, anche il viaggio di ritorno dall’ospedale alla sua isola in barca «col capitano che non sapeva dove mettermi, e sono rimasta sdraiata in un bagno col kit di soccorso al mio fianco».

Beatriz si mobilita, chiama e trova un’associazione disposta a pagare «il viaggio e l’accoglienza che non ci saremmo mai potuti permettere», ammette Abi. Si attiva una rete solidale e da Napoli si trasferisce subito a Torino, con i medici del Cto supervisionati dal professor Massè che si prendono cura di lei e Specchio dei Tempi, insieme ai lettori, che finanzia le spese mediche e questi mesi di permanenza in Italia. «Grazie alle cure che ho ricevuto qui sono tornata a camminare – dice, e nel capitolo italiano della sua storia la voce si trasforma davvero per la prima volta – ora frequento la scuola serale per il diploma di terza media: in Venezuela ero arrivata a metà percorso di Medicina, ma qui non vale niente».

Una famiglia di Torino la ospita per la riabilitazione: «Chiacchiero molto con le mie sorelle e mi fanno sentire a casa». Perché sia casa, manca ancora qualcosa: «Il 22 dicembre mi sono sposata con Davide a Isla de Margarita, ora fa il meccanico ma l’ho conosciuto mentre faceva il fisioterapista: curandomi, ci siamo innamorati. Adesso cerca di raggiungermi, ma le pratiche per il passaporto in Venezuela sono complicate. Lo vorrei qui». Chissà che l’appello non arrivi a Giorgia Meloni, che nel 2018 invitava «ad accogliere i venezuelani, che sono cristiani e di origine italiana, se proprio abbiamo bisogno di migranti». Lei non chiede niente: «Io non so niente di politica. So solo di essere stata fortunata». Poi scoppia a ridere, ripensando a suo marito: «Pensa te: l’ho sposato e l’ho lasciato!».

Per il futuro, Abigail sa cosa vuole: «Solo la normalità». Che ha molti volti: sognare «un futuro da medico, perché non voglio che nessun altro patisca ciò che ho sofferto io». Incontrare gli scoiattoli al parco del Valentino a Torino: «In Venezuela non ci sono. La natura qui mi ha rapito». Leggere i libri «che consigliano le mie sorelle, per imparare l’italiano prima possibile». Camminare, dopo quattro anni in cui non le è stato possibile: «Lo faccio con questa stampella, ma in Venezuela sarei morta. Qui mi hanno salvato la vita, e qui vorrei continuare a vivere».

Ucraina, in arrivo temperature polari: pronti ad aiutare

Angelo Conti

Da metà della prossima settimana in Ucraina sono attese nevicate, accompagnate da temperature polari. A Rivnie siamo riusciti a fare in tempo a piazzare la maxi-tensostruttura pensata per i tanti orfani di guerra e per le loro famiglie. In attività anche i villaggi di Leopoli e Cernivci, anche questi sostenuti da Specchio dei tempi e Specchio d’Italia.

Noi in Ucraina ci siamo, da marzo, per aiutare i profughi che, fuggiti da città distrutte, hanno scelto di restare in altre località del loro Paese.

Specchio dei tempi ad Imperia per Olioliva

Imperia vuol anche dire olio di oliva, che in questa area della Liguria sa catturare sapori delicati ed una apprezzata leggerezza.
Da oggi a domenica la cittadina ligure si trasformerà in un grande expo: l’occasione è Olioliva, la manifestazione che da 23 anni celebra l’extravergine appena franto e riporta anche l’attenzione sui sapori e sulle fragranze di stagione. Una vera e propria festa, unica nel suo genere, con un significato profondo per tutti gli imperiesi.

Quest’anno ad Olioliva ci sarà anche Specchio dei tempi. Grazie alla sensibilità degli organizzatori, la fondazione sarà charity partner dell’evento e, nel suo stand, in Calata Gian Battista Cuneo, sarà possibile versare per le Tredicesime dell’Amicizia, i tradizionali aiuti di Natale che vengono distribuiti agli anziani più poveri e più soli anche in Liguria.
Chi effettuerà donazioni, di qualsiasi entità, riceverà in simbolica contropartita una selezione di bulbi di tulipano offerti dalla manifestazione Messer Tulipano che ogni anno anima il Castello di Pralormo, in provincia di Torino.

Dona ora per le Tredicesime dell’Amicizia

Ludovico Einaudi il 29 novembre al Lingotto. “Bello suonare per le Tredicesime dell’Amicizia”

Alessandra Comazzi

Ludovico Einaudi, il grande pianista e compositore, torna in concerto a Torino, con il concerto di Natale che ogni anno «Specchio dei tempi» organizza: il ricavato va alle Tredicesime dell’amicizia, il tradizionale sollievo che l’associazione porta agli anziani in difficoltà.

Appuntamento martedì 29 novembre, ore 20,45, all’Auditorium del Lingotto. I biglietti sono in vendita su vivaticket.com.

Maestro Einaudi, che cos’è per lei la beneficenza?
«Preferisco parlare di aiuto. Aiuto a progetti che hanno un senso, e che danno un senso anche alla mia attività. Quando c’è una bella occasione, come questa, dare un contributo mi piace».
Lei viaggia tantissimo, dirige e suona in tutto il mondo: dove si trova adesso?
«A Dogliani, a casa mia, dove ho lo studio di registrazione. Quando devo registrare con un’orchestra, vado altrove. Ma se sono solo, o con pochi musicisti, lavoro qui. Adesso per esempio sto registrando la musica per un film francese, della scrittrice e regista Laetitia Colombani, tratto dal suo libro “La treccia”».
E dunque qual è il suo rapporto con Dogliani, terra di origine di suo nonno Luigi, il primo presidente della Repubblica Italiana eletto dal Parlamento, e di suo padre Giulio, il fondatore della casa editrice?
«È il mio punto di riferimento, è il luogo dove mi sento a casa. Più passa il tempo, più mi sento legato a questa terra e avverto l’importanza delle radici».
È pesante l’eredità di una famiglia come la sua?
«Il peso lo sentivo soprattutto da piccolo. Ma da quando ho delineato il mio percorso autonomo, sono sereno. Ho avuto la fortuna di avere una mamma che suonava il pianoforte, e che ha portato la musica in casa, e mi ha fatto appassionare».
Che cosa eseguirà a Torino?
«Presenterò il mio ultimo album, “Underwater”, che ho realizzato durante la pandemia. E poi, con il mio gruppo di tre musicisti, compirò un viaggio attraverso il mio repertorio».
A proposito di pandemia: lei come l’ha vissuta?
«Sia detto con il massimo rispetto per il dramma che tutti abbiamo subito: io non sono stato male, in questa dimensione per me nuova, senza l’ansia continua di fare cose. Si sono come aperti confini dimenticati, è stata un’occasione per muovermi di meno, per rimanere di più con la mia famiglia, pensi che quando hanno chiuso tutto, nel marzo del 20, noi stavamo facendo una settimana bianca. Così, nella prima parte della chiusura, siamo stati in montagna. Poi a Dogliani. Mi sono ripreso i tempi del mio lavoro, che ha sempre bisogno di riflessione».
E adesso?
«Adesso tutto è ricominciato, con molta frenesia».
Proprio a Dogliani si svolge il Festival della tv: lei che rapporto ha con la televisione?
«Un rapporto uguale a zero. Non ce l’ho più nemmeno in casa. E quando vado in albergo, e sono spesso negli alberghi, e la trovo accesa, la spengo subito. Non è snobismo, è che non mi interessa».
E i social?
«So che sono importanti per la professione. E quindi professionalmente li frequento. Ma per il resto, il teatrino, hai visto questo, rispondi a quello, no, ne sto lontano».
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A Maria Teresa la prima Tredicesima, “una solidarietà che fa bene al cuore”

Giancarlo Zattoni,
La Stampa, 29/10/22

La prima tredicesime dell’Amicizia 2022 è stata consegnata l’altro giorno da Specchio dei tempi a Maria Teresa, 83 anni, di Iglesias, ma da molti anni residente a Torino, a Barriera di Milano. Una donna che, da moglie e da madre, ha avuto una vita tormentata e difficile, costellata da mille malanni e da ben 8 interventi chirurgici.

La sua casa popolare è molto piccola, ma curata e piena di peluche. “Scusate se vi accolgo con il girello ma sono caduta nel cucinino, mi sono ferita alla testa e ho battuto il bacino che ancora mi duole. Nella mia vita ho attraversato tante malattie ed ora a 83 anni sono diventata magra e smilza come un uccellino. I miei figli vivono lontani ma ogni tano mi vengono a trovare. Con loro è bellissimo tornare al mercato. Da sola non ce la farei”.

Teresa ricorda il primo amore: “Si chiamava John, era un giovanissimo americano che, con la sua divisione, era stato mandato in una base in Sardegna. Iniziai a provare affetto per lui. Un giorno, però, John partì all’improvviso e non ne ho saputo più nulla.

Dona ora per gli anziani come Maria Teresa

Qualche tempo dopo Maria Teresa si sposa, ha tre figli e una nuova vita a Roma. Per caso scopre che il marito, travolto dalla ludopatia, la inganna e si sta rovinando. Sono anni difficili. “Nei momenti di sconforto la mia forza sono sempre stati i miei tre figli, anche quando eravamo veramente poveri e non avevamo nulla. Spesso i bambini erano malati e in quei momenti mi sentivo il mondo crollare addosso. In quel periodo per guadagnare lavoravo fino alle 3 di notte in una trattoria nei pressi dell’Appia Antica, dove aiutavo anche in cucina”.

Per questo ancora adesso Maria Teresa ama seguire i programmi di cucina in televisione: “per me sono una compagnia e quando vedo che si parla di piatti sardi come culurgiones e seadas provo sempre tanta nostalgia per la mia isola”.

Dopo il trasferimento a Torino e la morte del marito nel 1998, la donna combatte ancora per tenere la barra della sua vita dritta e sostenere i suoi figli, ma è in agguato un altro dolore: “Nel 2015 un grave tumore mi ha portato via uno dei figli: ora è un angioletto che mi protegge dal cielo”.

Nel ricevere l’assegno di 500 euro della Tredicesima dell’Amicizia da parte della Fondazione Specchio dei Tempi la signora Maria Teresa si commuove e ringrazia tutti i donatori: “In annate come queste, in cui i soldi sono sempre meno e tutto appare più difficile, questa solidarietà fa bene al portafoglio troppo vuoto, ma fa soprattutto bene al cuore”.

Dona ora per gli anziani come Maria Teresa

Kevin è nato senza metà gamba e sogna di correre come tutti i bambini

Angelo Conti

Kevin è nato senza metà della gamba. Niente dal ginocchio alla caviglia.  Ora ha cinque anni e una malattia che colpisce un bambino su un milione: “enimimelia tibiale 5°”. Non gli permette nemmeno di camminare. Kevin non ha la tibia, il perone va ricostruito, c’è una biforcazione nel femore e il piede è piegato verso l’interno.  Vive con i genitori alle Vallette, a Torino. “Abbiamo provato di tutto in Italia, sette interventi ma nessuno ha funzionato, così siamo partiti per l’America” spiega Elisabetta, la madre di Kevin. “

Abbiamo intrapreso un percorso al Paley Institute in Florida. Quel primo intervento, un anno fa, ci ha dato speranza: i primi miglioramenti si sono visti subito” spiega Fabio, suo padre, operaio fresatore. Poi sono seguite altre tre operazioni, con altri piccoli miglioramenti. Ora la famiglia chiede aiuto: mancano le risorse per continuare con le operazioni successive, per dare al bimbo una vita normale.

“Quando ho partorito ho subito capito che qualcosa non andava. Ero in ascensore, aspettavo di vedere mio figlio appena nato, e poi ho sentito la dottoressa dire che doveva parlare con mio marito”. All’inizio nessuno capiva. Parte da qui una ricerca infinita di soluzioni che alla fine non sono mai abbastanza. “Abbiamo provato di tutto. Siamo entrati e usciti dalle sale operatorie senza avere mai un successo. Kevin non migliora, non riusciva a camminare”, spiega sua madre. “Hai paura”, aggiunge il padre, “vuoi aiutare tuo figlio e non sai come fare”.

Poi mamma Elisabetta trova una storia uguale a quella di suo figlio. Un bambino polacco, si chiama Bartek ed è stato aiutato da un dottore americano che si chiama Paley. Il ciclo di operazioni costano però centinaia di migliaia di euro. La famiglia fa l’impossibile e organizza trasferta e operazione.  “Là hanno tecniche che in Italia non esistono, per la prima volta abbiamo visto miglioramenti”, spiega il padre. Tre interventi per applicare un fissatore esterno in grado di mettere in asse il femore e ruotare il piedino a 90 gradi con la fusione della caviglia.

Ma per Kevin la strada è ancora lunga, fatta di altre operazioni: la prossima fra pochi mesi. La sua famiglia, operaia, ha messo mano a tutte le proprie risorse e  non può più affrontare costi che sono proibitivi. L’Asl Città di Torino ha fatto la sua parte, erogando consistenti aiuti, ma molte spese non sono coperte. E così il papà di Kevin è venuto a trovarci, lo abbiamo accolto, poi abbiamo ascoltato i medici e trovato conferma che la strada americana è l’unica possibile. Specchio dei tempi darà una mano anche a lui, con l’aiuto di tutti.