Domani consegneremo 38 Tredicesime a Pinerolo

La Stampa, 02/12/2022

Domani, sabato 3 dicembre, la Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi organizza a Pinerolo un pomeriggio che avrà come momenti centrali la distribuzione delle “Tredicesime dell’Amicizia” a 38 anziani residenti nel Pinerolese e un approfondimento sul tema del cambiamento climatico nel Pinerolese e nelle sue vallate.

Sarà anche possibile visitare la mostra “La Terra vista dal cielo” (in 133 spettacolari scatti del fotografo ambientalista Yann-Arthus-Bertrand) presso la Cavallerizza Caprilli. Subito dopo allo Specchio Point Pinerolo, in via del Pino 70, si procederà alla distribuzione delle Tredicesime dell’Amicizia agli anziani che, oltre all’assegno da 500 euro, donato da Specchio dei tempi, riceveranno un panettone offerto da Galup.

Successivamente verranno brevemente illustrati i progetti nel campo della protezione e della sensibilizzazione ambientale attuati del Rotary Club (Sergio Gasca, Vicepresidente Rotary Club Pinerolo). Sarà poi la volta del dottor Silvio Falco, (nel soccorso alpino dal 2000, medico, ex direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino “Ospedale Molinette”, Ospedale Mauriziano “Torino” e As14 Liguria, Imperia e Sanremo) che illustrerà dati ed esperienze sul cambiamento climatico nel Pinerolese e nelle vallate piemontesi.

Chiuderà l’incontro, il saluto di Angelo Conti (Senior Vice President Fondazione La Stampa Specchio dei Tempi). Seguirà l’aperitivo dell’arrivederci a cui è invitata tutta la cittadinanza.

Già consegnate oltre 550 Tredicesime dell’Amicizia

Angelo Conti
La Stampa, 02/12/2022

Ogni giorno, tutti i giorni, Specchio dei tempi distribuisce Tredicesime dell’Amicizia. Ne abbiamo già consegnate quasi 600, con l’intenzione di arrivare a 2000 entro Natale, se la raccolta dei fondi ce lo consentirà. L’obiettivo di ricevere donazioni per almeno 1 milione di euro, così da garantire almeno 2000 aiuti, è stato sempre raggiunto nelle ultime edizioni. Ciascuno da 500 euro, ad anziani poveri e soli di Piemonte, Val d’Aosta e Liguria.

La grande maggioranza degli aiuti, circa 1700, viene distribuito a Torino e nel suo hinterland. Il resto nelle altre province piemontesi e, da qualche anno, anche nella Liguria di Ponente.

Come donare per le Tredicesime

Tutti possono sostenere le Tredicesime dell’Amicizia. Si può donare cliccando qui con carta di credito e Paypal. Oppure si può versare con un bonifico bancario sul conto corrente intestato a Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi, via Lugaro 15, 10126 Torino, codice Iban IT67 L0306909 6061 0000 0117 200, indicando nella causale “Per le Tredicesime dell’Amicizia”.

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Il concerto di Ludovico Einaudi per le Tredicesime dell’Amicizia

Video Daniele Solavaggione
La Stampa, 30/11/2022

Auditorium del Lingotto sold out per il concerto di Ludovico Einaudi organizzato da Specchio Dei Tempi. Come da tradizione, la fondazione organizza il concerto di Natale il cui ricavato andrà per le tredicesime degli anziani. Il maestro Einaudi si esibisce per la quarta volta per Specchio, tra gli altri ricordiamo Bollani, Allevi e il compianto Ezio Bosso.

Due ore di concerto in cui il maestro ha eseguito brani dal suo ultimo album “Underwater” più altri suoi famosi brani accompagnato da altri tre musicisti: un violino, un violoncello e delle percussioni.

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Bruno, l’artista che vive tra i ricordi: “Ora potrò accendere i termosifoni”

La Stampa, 30/11/2022

Gentile, sensibile. Bruno, come si dice, è un buono. Buono come il pane. Ha 69 anni. Il suo aspetto dichiara una vita non facile, di combattimenti spesso perduti, la cura di sé trascurata. La sua casa, in borgo Aurora, impressiona tanto è straripante di vecchi oggetti, quadri, giocattoli, libri, cartoline. Sono ovunque, fino al soffitto. Bruno ha raccolto tutto questo nel tempo e ancora raccoglie. Quando ha l’occasione, magari in un caffè, vende per pochi euro uno dei suoi tesori, oppure lo scambia. Ha un animo d’artista che esprime dipingendo delicati paesaggi.

Bruno vive con la pensione sociale. Ha lavorato come meccanico ed è stato, per quindici anni, responsabile di una centrale idroelettrica in montagna, ma i suoi contributi si sono fermati al servizio militare. Cose che succedevano e succedono ancora. Un brutto giorno quel lavoro lo ha perso, è tornato in città e niente è più stato come prima. Le sue sorelle lo aiutano come possono, ma devono fare i conti con pensioni nelle quali ogni euro ha un valore.

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Quel poco che ha, Bruno spesso lo divide con chi ritiene stia peggio di lui. Come l’altro giorno, quando ha sentito una bambina, in mezzo alla strada, chiedere alla mamma di comperarle un panino e la mamma ha rispunto “I soldi non li ho”. Bruno ha tirato fuori i pochi euro che aveva in tasca e li ha messi in mano alla bambina. Lo scorso inverno l’ha passato al freddo. Aveva accumulato bollette anche a causa dei venditori che lo avevano convinto a firmare contratti con vari gestori. Senza pietà. II debito è arrivato a 400 euro.

Quando hanno potuto, le sorelle si sono divise la spesa e adesso le cose sono in ordine. Ma il riscaldamento resterà spento per la maggior parte della giornata. “Chi lo sa che bollette arriveranno quest’anno, con gli aumenti”, dice Bruno. E quando apre la busta con la tredicesima di Specchio sorride: “L’anno scorso sono stato al freddo e al buio, questa volta non succederà”.

Come donare per gli anziani come Bruno

Tutti possono sostenere le Tredicesime dell’Amicizia. Si può donare cliccando qui con carta di credito e Paypal. Oppure si può versare con un bonifico bancario sul conto corrente intestato a Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi, via Lugaro 15, 10126 Torino, codice Iban IT67 L0306909 6061 0000 0117 200, indicando nella causale “Per le Tredicesime dell’Amicizia”.

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Ludovico Einaudi e le sue note di solidarietà per Specchio

Colombotto Elia
Torino Sette, 25/11/22

Torna, come di consueto, il concerto di Natale della Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi. Sul palco Ludovico Einaudi, ospite all’Auditorium “Giovanni Agnelli” del Lingotto (via Nizza 280). Appuntamento martedì 29 novembre alle ore 21.

Come spiega Angelo Conti, giornalista e vicepresidente della Fondazione, il concerto natalizio ha l’obiettivo di sostenere e far conoscere al grande pubblico le Tredicesime dell’Amicizia, la più antica sottoscrizione popolare d’Italia, che da quarantasette anni assiste gli anziani che vivono sotto la soglia di povertà. Quest’anno, con l’obiettivo di raccogliere un milione di euro, la onlus offre il sussidio a duemila persone in tutto il territorio piemontese. Ad inaugurare la serata, assieme alle autorità sostenitrici della Fondazione, sarà il presidente Lodovico Passerin d’Entrèves.

Tradizione consolidata sul territorio torinese da dieci anni, l’appuntamento musicale di Natale porta sul palco del capoluogo piemontese figure di spicco del panorama contemporaneo. «Fra gli altri concerti di Natale , – commenta ancora Conti, – ricordo quello del 2019 fatto da Ezio Bosso», una delle ultime apparizioni di fronte al grande pubblico del Maestro. Ma ospiti furono anche Stefano Bollani nel 2021 e Giovanni Allevi l’anno prima.

Quest’anno, per la quarta volta, salirà sul palco il compositore ed esecutore delle sue musiche Ludovico Einaudi: salutato per la prima volta in Fondazione nel 2013, fece ritorno nel 2017 e poi ancora nel 2019. Quest’anno presenterà il suo ultimo album «Underwater», realizzato durante il lockdown della pandemia: raccolta chevede il pianoforte unico strumento solista. Seguirà, con l’aggiunta di altri tre musicisti, una selezione di brani del suo repertorio più conosciuto. Ma «Underwater» non è che la punta dell’iceberg di una massiccia carriera che ha portato Einaudi ad esibirsi in tutto il mondo.

Figlio di Giulio Einaudi, fondatore dell’omonima casa editrice e nipote di Luigi Einaudi, fra i padri fondatori della Repubblica Italiana e secondo Presidente della Repubblica, Ludovico affonda le radici nella storia piemontese, da cui però si distacca per seguire gli studi in composizione con Azio Corghi al conservatorio di Milano. Nel corso degli anni Ottanta Einaudi si cimenta in vari settori, dal balletto al cinema, sviluppando il suo stile che unisce agli studi classici influenze pop, rock e folk. Ma è con l’album Le onde, nel 1996, che raggiunge il successo. Da qui agli anni Dieci del Duemila il compositore scalerà le vette delle classifiche internazionali: anni che vedono la pubblicazione di Nuvole Bianche e Una Mattina, i suoi singoli più celebri. Parallelamente prosegue l’attività nel cinema, che lo porterà a scrivere le colonne sonore di film quali Quasi Amici, Il terzo omicidio diretto da HirokazliKore’eda e, di recente, Nomad land, migliorßlm agli Oscar2021.

Biglietti interi per platea B e coro a 60 euro. 80 euro in platea centrale e platea gold a 100 euro. Ulteriori informazioni e acquisti:
BIGLIETTI SU VIVATICKET.COM

Al “Maggiore” di Verbania: sul palco bollette, costi e diritti dei consumatori

Beatrice Archesso,
La Stampa, 23/11/2022

L’evento

Se si considerano come gli aspetti economici influiscono sulla qualità della vita, trovare accorgimenti a tutela del portafoglio diventa importante. Con la crisi energetica attuale diventa poi necessità oltre che opportunità. Curiosità e «segreti» saranno svelati sabato pomeriggio nella conferenza in forma di spettacolo che vedrà sul palco l’educatore finanziario Antonio Cajelli in veste di attore. Il titolo dell’evento è «Sopravvivere alle nuove bollette». Inizio alle 16,30, ingresso libero. Chi vuole assicurarsi il posto può farlo prenotando sul sito www.specchiodeitempi.org. Per i partecipanti sono in serbo sorprese golose e non solo.

Bulbi di tulipani

Ai gadget donati dalla Fondazione La Stampa Specchio dei tempi – da decenni attiva nel sociale, ad esempio con le «Tredicesime dell’amicizia» per garantire un Natale dignitoso a chi è in difficoltà – si aggiungerà un tocco di colore: bulbi di tulipani donati dalla Contessa di Pralormo che ogni anno tra aprile e maggio ospita l’evento «Messer Tulipano» nel castello di Pralorno (Torino). Da novembre a gennaio è buon periodo per piantarli e sabato si potrà tornare a casa anche con un bulbo. Specchio dei tempi fa da rete sul territorio piemontese:
sociale ma pure divulgativa, perché la conferenza-spettacolo di sabato ha l’obiettivo di fare uscire le persone da teatro con un bagaglio di consapevolezza migliore. L’obiettivo è infatti consegnare strumenti autorevoli per muoversi in autonomia. Dopo un’introduzione per riflettere su come le preoccupazioni economiche influiscono sulla qualità della vita si passa a una prima parte sul tema di bollette e consumi entrando nel merito di strumenti governativi e sfatando luoghi comuni spesso generati da visioni parziali, imprecise o pilotate. «Conoscere per decidere» è il motto. La seconda parte verte sui contratti per ripassare elementi essenziali e «diritto alla trasparenza»; un focus sarà sui prestiti. La spiegazione è coinvolgente mette i luce paradossi comuni e non manca di fare sorridere. Sul palco c’è Antonio Cajelli, classe ’71, che ha lasciato la carriera bancaria per dedicarsi a consulenza e gestione finanziaria della piccola impresa prima di appassionarsi al tema dell’eduça zione economica e finanziaria che pratica dal 2010 con approccio multidisciplinare.

La delizia finale

Dulcis in fundo, a concludere il pomeriggio di sabato al Maggiore sarà, nel foyer, un momento dolce da condividere: krapfen artigianali con farina di patate walser della Valle Formazza, cioccolata calda e vin brulè.

Prenotati all’evento!

Suor Pierina, la “mamma” delle Tredicesime dell’Amicizia

Inventò nel ‘76, con il cronista de La Stampa Marco Marello, quella che è diventata la più antica sottoscrizione italiana: ogni Natale 2.300 anziani vengono aiutati grazie alla sua intuizione.

Continua a vivere nel centro storico di Torino, accanto alla chiesa del Corpus Domini, suor Pierina Righetti delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, la religiosa che nel 1976, con il giornalista Marco Marello, diede il via all’iniziativa natalizia delle Tredicesime dell’Amicizia di Specchio dei tempi. Erano una suora e un cronista che, ognuno nel proprio ruolo, salivano le scale dei vecchi palazzi intorno al Municipio su su fino alle soffitte: lei per visitare le persone anziane, sole, povere, lui per fare il proprio mestiere e raccontare la città più nascosta e sofferente.

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Nel quartiere suor Pierina è arrivata a trent’anni, nel 1970, e da allora ha osservato i cambiamenti e accompagnato gli abitanti in difficoltà condividendo quel che arrivava. Oggi i palazzi scrostati di allora sono diventati abitazioni di lusso, ma restano le case popolari con i loro problemi. Porta Palazzo è vicina e chiede aiuto. Dei primi anni 70, nella Torino dei cartelli “non si affitta ai meridionali”, la suora ricorda le famiglie numerose, le donne che ne portavano il carico, bambini (per loro avviò un doposcuola che oggi prosegue, con splendidi volontari, per i figli delle famiglie di origine straniera). E ricorda la drammatica solitudine degli anziani. “A Marello, una persona eccezionale per sensibilità, dicevo che era necessario fare qualcosa per aiutarli. Allora gli anziani erano la popolazione più povera, più abbandonata, con la salute precaria, difficoltà a scaldarsi, cibo insufficiente. In quelle soffitte c’era una grande desolazione. Le Tredicesime dell’Amicizia di Specchio dei tempi – sottolinea suor Pierina -sono state una risposta”.

Ancora: “Il primo Natale la distribuzione avvenne nel salone di via Porta Palatina, dove facevamo l’oratorio. Le tredicesime fecero versare tante lacrime di gioia. Per quelle donne e quegli uomini erano un grande dono. Sapere che tutto questo si ripete, da 47 anni, ogni Natale mi commuove e mi fa apprezzare profondamente il grande spirito solidale di questa città”.

(MM)

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Due cuori e un’automobile: “Con la mia compagna vivo dentro una Lancia Y”

Irene Famà,
La Stampa, 20/11/2022

«Una vita spesa male». Carlo non si fa sconti. I suoi 54 anni sono tutti lì, stipati dentro un vecchio modello di Lancia Y, ammucchiati sul tetto. E c’è pure una gabbia: «Ora è vuota, ma quando le cose andavano bene ospitava due cocorite». Quando aveva una casa ed era corriere per una ditta all’ingrosso. «Poi, due anni fa, mia madre è morta d’infarto improvvisamente, ho perso il lavoro e sono finito così. A vivere in macchina». A Santa Rita, in via Barletta. Nella sua zona, quella dove è cresciuto e per 38 anni ha vissuto con la sua ex compagna e suo figlio. «Di certo non pensavo di finire così. Ma l’affitto non sono più riuscito a pagarlo, ho avuto dei problemi, anche questioni giudiziarie. Le cose sono diventate difficili e questo è il risultato».

La sua storia, dice Carlo, «non è di certo lunga. È semplice ed è un po’ sfortunata». Meccanico gommista, sa fare «un po’ l’elettricista e un po’ l’idraulico». Al mercato lì vicino, capita che qualcuno gli chieda di gonfiare una gomma: cinque euro. Tanto basta, a volte, per comprare qualcosa da mangiare. «Nulla però che dia stabilità o sicurezza. Ma non stiamo a parlare in giardino. Le faccio vedere la mia dimora». L’ironia, Carlo dagli occhi blu, non l’ha di certo persa.

«Scusi, ma lei non vive da solo». In auto, c’è la sua compagna: Maria, 53 anni, viveva in Kenya e in Italia è arrivata nel 2017. «Ci siamo conosciuti fuori dal supermercato. Un colpo di fulmine». La storia è più complessa e più dolorosa di così, ma in quella macchina parcheggiata in via Barletta non è importante. «Non è facile vivere in macchina, ma non voglio lasciarlo da solo qui». Maria, qualche volte di notte ha paura: «C’è stato un ragazzo che mi ha seguita, mi ha detto che voleva stuprarmi. Quella sera ho chiesto a Carlo di spostarci, di andare via. A volte penso che qualche balordo potrebbe dare fuoco alla nostra macchina. Qualcuno ci addita. Certo, la nostra macchina non è un bel vedere, ma cosa possiamo farci?» Poi ci sono le difficoltà quotidiane, «lavarsi alla fontana la mattina e la sera, fare pipì in un barattolo, stare seduti, non potersi mai coricare. E poi l’intimità, quella manca più di tutto». Carlo smorza con una battuta: «Siamo due cuori e un’automobile». Il pranzo lo si recupera alla mensa di via Belfiore, la cena dalle parti di Porta Nuova.

La fondazione Specchio dei Tempi ieri gli ha consegnato un contributo per Natale di cinquecento euro, frutto delle donazioni dei lettori. Un punto di partenza. La speranza? «Trovare un posto dove appoggiare la testa di sera. Anche piccolo, ormai siamo abituati a stare allo stretto. E poi un lavoro». Sino al 2021, Maria ha fatto la baby sitter. Per 24 anni, Carlo è stato corriere di materiale elettrico e di piccoli elettrodomestici per una ditta all’ingrosso. «I titolari sono andati in pensione e la ditta ha chiuso». Il lavoro non si trova? «No, non sono d’accordo. Se uno vuole, un’occupazione la trova. Io però non posso andare a scaricare le cassette al mercato di Porta Palazzo. Non ho più vent’anni, dopo mezz’ora devo fermarmi perché mi fa male la schiena».

Il percorso di emergenza abitativa per ottenere una casa Atc? Carlo ci ha provato, o almeno così dice. «Ma ci vogliono dei mesi. E devo togliere la residenza. Non ho più una casa, è vero. Ma quell’indirizzo mi conforta. Pensi che avevo sette cani: a cinque badavo io, altri tre mia madre».

La sua abitazione, ora, è quella Lancia Y, su cui, verso le 18, sale e accende il motore per riscaldarsi un po’. «È completamente in regola – assicura – con tanto di bollo e assicurazione. Meno male che c’è, ci sono persone che non hanno nemmeno questa. Io sto male, sì. Ma c’è gente che sta peggio. Quelli che stanno meglio, non li guardo nemmeno».

Carlo non è un sognatore, semmai è un caparbio ottimista. Guarda Maria: «Domani andiamo al mare. Ti porto al mare». Poi scoppia a ridere. Nell’immediato, va da sé, non potrà mantenerla, ma per lui «questa è una promessa senza scadenza. Non trova che in ogni coppia funzioni così?».

(Video e foto di Maurizio Bosio)

Come donare a Specchio dei tempi
Si può donare su qui con carta di credito e Paypal o con un bonifico bancario sul conto intestato a Fondazione La Stampa – Specchio de tempi, via Lugaro 15, 10126 Torino, Iban IT67 L0306909 6061 0000 0117 200, banca Intesa Sanpaolo. Oppure tramite il conto corrente postale n. 1035683943.

In partenza per Rvine il generatore che scalderà gli orfani della città

Angelo Conti

Pronto il generatore che Specchio dei tempi, Specchio d’Italia e i volontari AIB Protezione Civile del Polo di San Raffaele Cimena trasferiranno nei prossimi giorni a Rivne, nel nord dell’Ucraina. Si tratta di un maxigeneratore, indispensabile in una città che ha visto le sue centrali elettriche colpite dai missili russi e che ora si trova in gran parte senza luce ed al freddo. Con temperature prossime ai 10 gradi sottozero e con le prime nevicate in atto.

L’intervento di Specchio dei tempi e di Specchio d’Italia è cominciato un mese fa a Rivne con la costruzione di un villaggio destinato ai profughi interni all’Ucraina, dotato di una tensostruttura pesante di 1500 metri quadrati. Ce lo ha chiesto il governatore della città, Oleksandr Tretiak, soprattutto per dare un punto d’appoggio agli oltre cento bambini orfani di guerra che vivono, con non pochi problemi, in città.

Nella tensostruttura troveranno un’area giochi, un’area di distribuzione di indumenti pesanti, un corner con bevande calde dove potranno fare uno spuntino. Tutto questo grazie alla collaborazione fra Specchio dei tempi e Roberto Scalafiotti, l’instancabile animatore del Polo della Protezione Civile di San Raffaele Cimena. Proprio ieri abbiamo raccontato insieme l’operazione di soccorso nel corso di una manifestazione di volontari.

Ida: “Grazie per la Tredicesima, è difficile vivere con tante medicine da comprare”

Beppe Minello,
La Stampa, 18/11/2022

La signora Ida sopravvive con la pensione minima, peraltro “aumentata, pensi un po’, di 20 euro da questo mese’, che deve bastare a pagare affitto, spese e riscaldamento (“Bollette che, tutte insieme, si portano via oltre la metà dei 670 euro dell’Inps”) e quei 48 euro di medicine (“Non posso nemmeno risparmiare con i generici perché il mio fisico non li accetta”) che scandiscono, ogni due ore, la sua esistenza minacciata, fin dall’infanzia, da un cuore ribelle.

Già quattro volte sono finita sotto i ferri del chirurgo, l’ultima volta, poco più di un mese fa“, racconta Ida, 73 anni ma che, a dispetto dell’età e dei guai fisici, dimostra una vitalità sorprendente. Una lotta quotidiana, la sua, per far quadrare il pranzo con la cena e non pesare sull’unica figlia e i due nipoti già grandi. La sua esistenza è la fotocopia di migliaia di anziani che, pur avendo lavorato tutta la vita, non sono riusciti a maturare più della “minima”.

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“Facevo la commessa – ricorda Ida – e sapesse quanti anni ho lavorato pagata in nero: non uno straccio di contributo. Ma funzionava così”. Separata dopo pochi anni di matrimonio, ha comunque allevato, e bene, una figlia e il suo cruccio odierno sono i nipoti “studiosi e bravi – dice nell’unico momento di evidente tristezza – ma che non riescono a trovare un lavoro come piacerebbe a loro”.

Chissà quanti nonni si riconosceranno leggendo la sua storia. La Tredicesima dell’Amicizia della Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi che le abbiamo consegnato in questi giorni non risolverà tutti i suoi problemi, ma le ha regalato un momento di serenità. Un sorriso. “Sto sempre attenta a ogni spesa – ricorda, improvvisamente scura in volto – ma questa estate me la sono vista brutta. Da poco vivo in questa casa dell’Atc dove mi hanno proposto di trasferirmi per liberare l’alloggio che occupavo in corso Racconigi. Non ho fatto bene i conti e quando mi è  arrivato un conguaglio di 685 euro delle spese mi sono sentita morire. Non mi sono arresa, ho chiesto un prestito che sapevo non sarei riuscita a pagare. Come ho fatto per rimediare? Ho chiesto la carità”.

Come donare per gli anziani come Ida

Tutti possono sostenere le Tredicesime dell’Amicizia. Si può donare cliccando qui con carta di credito e Paypal. Oppure si può versare con un bonifico bancario sul conto corrente intestato a Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi, via Lugaro 15, 10126 Torino, codice Iban IT67 L0306909 6061 0000 0117 200, indicando nella causale “Per le Tredicesime dell’Amicizia”.

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“Abigail, la giovane venezuelana salvata grazie alle competenze piemontesi”, intervista al Prof. Massè

UnitoNews, 16/11/2022

Dal Sudamerica a Torino per evitare l’amputazione della gamba, dopo 5 anni di calvario tornerà a camminare grazie all’intervento realizzato alle Molinette dal team guidato dal docente dell’Università di Torino

Quando nel 2022 è arrivata a Torino, Abigail Reyes, 22enne venezuelana, rischiava l’amputazione della gamba. Cinque anni prima, era il 2017, si è sottoposta all’asportazione di un tumore benigno al femore, ma l’operazione le aveva causato una grave infezione. L’eccessivo costo degli antibiotici, unito alla difficoltà dell’operazione, sembravano portare a un’unica soluzione: amputare l’arto. Da lì è iniziato il calvario della giovane, concluso fortunatamente senza conseguenze nei giorni scorsi all’Ospedale Molinette. Un viaggio reso possibile grazie alla raccolta fondi organizzata da Specchio dei Tempi. Oggi, con l’intervento del team guidato da Alessandro Massè, docente UniTo e direttore di Ortopedia e Traumatologia al Centro Traumatologico Ortopedico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute, la ragazza è fuori pericolo e presto potrà tornare a camminare.

Prof. Massè, che tipo di intervento avete realizzato?

La paziente è stata presa in carico dal mio team, composto da Stefano Artiaco e Matteo Olivero che, supportati dagli infettivologi delle Molinette, diretti dal Prof. Francesco Giuseppe De Rosa, hanno identificato il batterio che aveva causato l’infezione. Dopo aver eseguito un’ampia bonifica e una terapia antibiotica mirata, sono stati fatti dei trattamenti ripetuti di pulizia chirurgica del sito, fino ad arrivare alla guarigione della ragazza. La giovane età della paziente ha contribuito in modo determinante, garantendo delle condizioni biologiche favorevoli.

Si è trattato di un’operazione complessa?

Per noi era una procedura di routine. Questo tipo di patologia richiede non tanto un grande solista, quanto una grande orchestra di figure professionali dedicate: infettivologi, ortopedici e infermieri. Si tratta di problematiche multidisciplinari, quindi sono necessarie grandi strutture per gestire piccoli problemi. La Regione Piemonte ha da tempo istituito due poli che raccolgono la patologia infettiva ortopedica. Ci sono due centri di riferimento per questo genere di casi: l’AOU Città della Salute e l’ospedale di Vercelli, due centri che peraltro collaborano tra di loro in grande sinergia.

Due poli che, insieme ad altre strutture, consentono di operare in un contesto altamente innovativo.

Il nostro motto è “esageruma nen”, ma il Piemonte si pone all’avanguardia in Italia nella gestione della patologia infettiva osteoarticolare. Il concetto è: certe patologie di complessa gestione devono essere centralizzate. Quindi la regione ha identificato dei centri di riferimento per poterle gestire. Ripeto, più che un grande chirurgo, in questi casi ci vuole una grande struttura. E per grande struttura si intende quel luogo che ha in sé tutte le professionalità coordinate per la gestione di tali problemi.

Dopo i recenti casi di trapianti record, il Piemonte si conferma una realtà di eccellenza in campo medico?

Eccellenza anche organizzativa, se vogliamo. Il Piemonte, in molti ambiti, fornisce cure aggiornate ai massimi livelli internazionali, con modalità organizzative multidisciplinari che sono efficienti ed efficaci per la gestione di patologie complesse. A volte la gente si innamora del caso straordinario gestito dal chirurgo bravissimo, ma in questo caso il segreto del successo è nella realizzazione di un’organizzazione complessa ma efficace, che mette in campo professionisti eccezionali coordinati per gestire al meglio la situazione. Nella fattispecie, quella delle infezioni osteoarticolari, è richiesta una gestione multidisciplinare che in altre realtà, come quella venezuelana, non è stata realizzata. Le patologie infettive hanno il grosso rischio di sviluppare delle setticemie dagli esiti molto gravi. Fortunatamente Abigail è stata curata in tempo.

Abigail, un miracolo a Torino “Cammino e ora sarò dottore”

Joly Andrea,
La Stampa, 15/11/2022

La prima cosa che colpisce di Abigail Reyes, 22 anni di cui diciassette passati a studiare e ballare a Isla de Margarita in Venezuela e gli ultimi cinque a cercare di salvarsi la vita tra Sudamerica e Italia, è il tono della voce con cui racconta la sua storia. «Tutto inizia la sera de 12 settembre 2017», scandisce squillante e controllata, come se avesse imparato un copione a memoria e lo stesse ripetendo a un medico che deve sapere tutto.

“Abi”, cosi la chiamano gli amici, comincia a raccontare il suo percorso lungo 5 anni e 7.697 chilometri, dalla diagnosi di «un tumore osseo grave alla gamba lungo 7,5 centimetri» alla salvezza trovata in un ospedale di Torino,ritornando a cena coni parenti in Venezuela. «A un certo punto sono salita al piano di sopra per recuperare il cellulare», spiega. ll tallone ha perso l’equilibrio, la gamba ha ceduto, poi «la prima fitta lancinante e un crack». Abigail non indugia, la voce non cala: “Vado alle scuole serali per il diploma di terza media, i miei titoli qui non valgono”

È il primo passo di un calvario a lieto fine, ma non si sente né il dolore di quegli anni né il sollievo per un finale che sa di miracolo. Non se li è potuti permettere, imprigionata in un sistema sanitario come quello venezuelano dove «se vuoi operarti devi pagare tutto tu» e tanti specialisti «ti lasciano morire, pur di non prendersi la responsabilità di provare a salvarti. Dicevano che ero come una bomba, guarirmi poteva finire male. E non ci provavano nemmeno». La vita di Abi scorre insieme alle sue parole: i primi mesi bloccata su un letto in ospedale, la diagnosi del tumore, la prima operazione, il batterio che porta all’infezione, le fistole che la fanno soffrire e la prospettiva di perdere la gamba infetta perché nessun medico, tra Porlamar e Isla de Margarita, ha il coraggio di operarla una seconda volta «se non per amputare».

Quattro anni di dolore e lotta con la vita. Dal 2017 al 2021, solo tre passaggi interrompono il flusso controllato di un racconto pieno di date e dettagli. Prima scena: le lacrime, arginate in fretta senza che arrivassero a rompere lavo ce, quando ricorda «lo spavento, il dolore di quel 31 ottobre, giorno del mio compleanno, passato in ospedale mentre mi diagnosticavano il tumore». Seconda scena: quando ricorda le ore passate a ballare. «Era tutta la mi avita e ora non posso – dice guardandosi il ginocchio che non potrà mai più piegarsi, compromesso definitivamente dalle operazioni fatte male o troppo tardi— ma se non posso ballare vorrei organizzare eventi per vedere gli altri farlo». Terza scena: la speranza di uno sguardo che si abbassa verso le mani, con le unghie piene di colori.

«In Venezuela, mentre studiavo Medicina, avevo iniziato a fare le unghie per guadagnare qualcosina: è una cosa che potrei fare anche qui in Italia» ragiona ad alta voce. Qui, in Italia, è arrivata quest’anno grazie alla gentilezza di mamma Vida «che non ha mai perso la speranza, è stata coraggiosa. È stata lei la prima volta a curarmi la gamba fratturata perché i medici non se la sentivano: mordevo un asciugamano mentre tirava, per mettermela a posto. Per anni è stata il mio medico, la mia àncora».

A settembre 2021 quell’àncora, senza accorgersene, le cambia la vita: «Mentre si prendeva cura di me ha iniziato a seguire la madre ammalata di Beatriz, una sua amica che vive da anni a Napoli: lei veniva in Venezuela una volta all’anno e non poteva starle vicino. Quando è tornata, quell’autunno di ormai un anno fa, Beatrice mi ha incontrato e ha iniziato a pensare una soluzione per portarmi in Italia». Abigail a quel punto si racconta a video, riavvolge il nastro: la frattura, il tumore, l’operazione, l’infezione, i medici immobili, i soldi che mancano, anche il viaggio di ritorno dall’ospedale alla sua isola in barca «col capitano che non sapeva dove mettermi, e sono rimasta sdraiata in un bagno col kit di soccorso al mio fianco».

Beatriz si mobilita, chiama e trova un’associazione disposta a pagare «il viaggio e l’accoglienza che non ci saremmo mai potuti permettere», ammette Abi. Si attiva una rete solidale e da Napoli si trasferisce subito a Torino, con i medici del Cto supervisionati dal professor Massè che si prendono cura di lei e Specchio dei Tempi, insieme ai lettori, che finanzia le spese mediche e questi mesi di permanenza in Italia. «Grazie alle cure che ho ricevuto qui sono tornata a camminare – dice, e nel capitolo italiano della sua storia la voce si trasforma davvero per la prima volta – ora frequento la scuola serale per il diploma di terza media: in Venezuela ero arrivata a metà percorso di Medicina, ma qui non vale niente».

Una famiglia di Torino la ospita per la riabilitazione: «Chiacchiero molto con le mie sorelle e mi fanno sentire a casa». Perché sia casa, manca ancora qualcosa: «Il 22 dicembre mi sono sposata con Davide a Isla de Margarita, ora fa il meccanico ma l’ho conosciuto mentre faceva il fisioterapista: curandomi, ci siamo innamorati. Adesso cerca di raggiungermi, ma le pratiche per il passaporto in Venezuela sono complicate. Lo vorrei qui». Chissà che l’appello non arrivi a Giorgia Meloni, che nel 2018 invitava «ad accogliere i venezuelani, che sono cristiani e di origine italiana, se proprio abbiamo bisogno di migranti». Lei non chiede niente: «Io non so niente di politica. So solo di essere stata fortunata». Poi scoppia a ridere, ripensando a suo marito: «Pensa te: l’ho sposato e l’ho lasciato!».

Per il futuro, Abigail sa cosa vuole: «Solo la normalità». Che ha molti volti: sognare «un futuro da medico, perché non voglio che nessun altro patisca ciò che ho sofferto io». Incontrare gli scoiattoli al parco del Valentino a Torino: «In Venezuela non ci sono. La natura qui mi ha rapito». Leggere i libri «che consigliano le mie sorelle, per imparare l’italiano prima possibile». Camminare, dopo quattro anni in cui non le è stato possibile: «Lo faccio con questa stampella, ma in Venezuela sarei morta. Qui mi hanno salvato la vita, e qui vorrei continuare a vivere».