Luigi e Ida, l’amore a 90 anni batte anche il Covid

Di Beppe Minello, La Stampa 6/1/2021

L’amore a 90 anni sconfigge anche il Covid. Luigi, 91 anni a giugno, e Ida, che ne compirà 88 a marzo, si sono ammalati insieme. Il virus li ha colpiti a metà novembre, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altra. Le prime due settimane si sono persi, ricoverati al Maria Vittoria e poi al Martini. Si sono ritrovati a Villa Pia per combattere, e vincere, le ultime resistenze del male.

Ieri, un mese e mezzo dopo il primo viaggio in ambulanza (“Mi hanno caricato così com’ero, avevo 40 di febbre ed ero poco vestito: che freddo!” ricorda Luigi) sono stati dimessi, ancora insieme. Il loro amore, la loro voglia di vivere, era ed è così evidente da far innamorare anche chi ha avuto il privilegio di stare loro accanto in quei momenti di dolore. Specchio dei tempi li accompagnerà, grazie al progetto “Forza nonni!”, nei prossimi mesi. Sino alla ripresa di una vita normale.

Un percorso verso la guarigione, che ha avuto momenti difficili. “Noi non lasceremo mai questo ospedale per andare in un altro ospedale”, si sono ribellati Luigi e Ida quando è stato detto loro che sarebbero stati dimessi e, non avendo parenti al mondo, ospitati in una residenza per anziani e non nella loro casa di corso Svizzera: “Troppo rischioso lasciarvi soli”.

Una determinazione che ha scosso il cuore di medici e infermieri. I quali avrebbero potuto fare spallucce, camuffare la loro indifferenza dietro regolamenti e leggi. Non hanno potuto. Non hanno voluto. Chiunque, su quel piano di Villa Pia, aveva visto Luigi preoccuparsi della sua Ida ricoverata dall’altra parte del corridoio: “Soffre di cuore, vi prego state attenti”, diceva a tutti, ostentando una preoccupazione evidente. E quando Ida è stata trasferita nel letto accanto al marito, i finti battibecchi, le reciproche e bonarie prese in giro, le battute infinite alimentate dai 63 anni vissuti insieme, hanno conquistato il cuore di tutti.

L’amore poi, si manifesta in mille modi. Anche scrivendo una lettera a Specchio dei tempi come ha fatto uno dei medici di Villa Pia: “Aiutateci ad aiutare Luigi e Ida”. Ieri l’anziana coppia è ritornata, ancora con l’ambulanza, in corso Svizzera. Il tempo di farsi una minestrina (“Erano settimane che la desideravamo; non ne potevamo più del cibo dell’ospedale”) e al loro campanello ha suonato Lumi, una dipendente della cooperativa che lavora per Specchio dei tempi. Lumi ha fatto la prima spesa per Luigi e Ida, presto arriverà qualcuno a rassettare la casa e a fare le pulizie. Anche se , appena messo piede in casa, la signora Ida ha rassettato tutto lei, trascinata dall’entusiasmo del ritorno a casa. Ora che è seduta attorno al tavolo con il suo Luigi, Lumi e il cronista, ha il fiato grosso: “Devo stare attenta…” mormora.

“Ma dai…” la prende in giro Luigi che, a dispetto dei sui prossimi 91 anni, è ritto come un fuso, indossa quasi con eleganza una tuta sportiva e  sfoggia una zazzera che tanti giovanotti sognerebbero. Ama scrivere poesie, ha amato la montagna, ma la sua vita l’ha trascorsa alle Ferriere di Parco Dora, prima come manovale, poi impiegato e via fino alla pensione. Tranne un breve periodo in un’azienda privata che lo pagava il doppio ma che chiuse dopo 9 mesi. Ida, invece, è una donna dalle mani d’oro. Per anni ha fatto la sartina in casa poi, su suggerimento di un’amica, ha imparato a fare cinture e poi borse: “Per dieci anni – ricorda con sguardo sognante – ho rifornito un sacco di negozi del centro. Guardi, guardi…” e apre armadi su armadi per far vedere ciò che è rimasto di quel decennio: “Il più bello della mia vita”. “Anche della mia” sorride Luigi: “Avevo 50 anni, la boita dov’ero andato a lavorare aveva chiuso, alle Ferriere facevano un po’ i difficili per riprendermi e nessun’altro assumeva cinquantenni. Ida, con quelle borse e cinture, riusciva a guadagnare per due”.

Il racconto della loro vita s’ingarbuglia, a volte si confonde. Non sempre riescono a cogliere tutte le parole. Eppure non smettono mai di ridere, di prendersi in giro per la scarsa memoria dell’uno e dell’altro. Eccolo l’amore.

Per sostenere Luigi e Ida, e gli anziani del progetto “Forza Nonni” si può donare qui.

Tutto l’anno vicini ai più fragili con il progetto “Forza nonni!”

di Angelo Conti

Nel mirino del Covid, straziati dalla solitudine dei lockdown, alla ricerca di speranza, i nostri nonni (reali e metaforici) stanno attraversando una stagione difficilissima. Specchio dei tempi se ne è reso conto, come anche tutti i nostri sostenitori che, nel corso del 2020, hanno generosamente appoggiato sia la campagna contro il Coronavirus (che ha permesso di consegnare anche 20.000 borse della spesa e 40.000 cene solidali, moltissime delle quali a persone anziane) sia la edizione numero 45 delle Tredicesime dell’Amicizia che ha frantumato ogni record di raccolta.

Ora Specchio dei tempi continuerà ad essere vicino ai più fragili, in particolare gli over 80, con il progetto “Forza Nonni”, avviato in autunno a Torino in collaborazione con la Fondazione Bersezio. Un progetto attivo tutto l’anno che, grazie al plus delle Tredicesime, vedrà salire il numero degli assistiti da 50 a 100 già nel mese di gennaio.  Staremo loro vicini con due spese gratuite mensili consegnate a domicilio, quattro ore mensili di assistenza domiciliare attraverso una colf, una costante presenza attraverso telefonate e commissioni, presto anche con un supporto psicologico. Perché i nonni, soprattutto in questi mesi, devono sentire tutta la nostra attenzione e tutto il nostro affetto.

Con Reale Mutua, Lavazza e Vodafone già consegnate 31.950 cene solidali

Di Angelo Conti

E’ continuata anche nella settimana di Natale la distribuzione delle cene solidali alle famiglie più fragili effettuata da Specchio dei tempi a Torino, Milano e Udine grazie al sostegno economico di Reale Mutua, Lavazza e Fondazione Vodafone. Il mattino di Natale e quello di Santo Stefano è stato anche possibile implementare il quotidiano servizio delle Colazioni dei poveri di Casa Santa Luisa, in via  Nizza 24 a Torino, dove sono state assistiti circa 450 senza dimora, che hanno ricevuto, oltre ad una ricca colazione donata da Gerla e da Lavazza, anche una calda coperta offerta da Reale Mutua.

Le famiglie che hanno invece ricevuto la cena, per tre volte la settimana nel corso di tutto il mese di dicembre, sono state un migliaio. Ad oggi sono state consegnate 15.450 cene a Torino, 11620 a Milano e 4880 ad Udine. Nel corso della settimana si esaurirà l’iniziativa con la consegna complessiva di 40.650 cene solidali.

Il progetto è volto a sostenere l’economia domestica delle famiglie indigenti, offrendo contemporaneamente concreto supporto all’attività dei ristoranti, in questi mesi in gravissime difficoltà.

Il nostro Natale: 250 colazioni all’alba per i clochard

Angelo Conti, La Stampa 25/12/2020

Duecentocinquanta senza dimora torinesi hanno ricevuto stamattina il loro regalo di Natale. Una ricca colazione, un caffè bollente, una fetta di panettone, un muffin, panini e cioccolato, una calda coperta, una dotazione di mascherine. L’iniziativa, organizzata da Specchio dei tempi, è stata realizzata anche grazie al sostegno economico di Reale Mutua, di Lavazza e con il prezioso contributo di Gerla.

I primi homeless si sono presentati in via Nizza 24 (dove ogni mattina, da oltre 10 anni, le suore vincenziane offrono una colazione ai più fragili grazie al sostegno economico di Specchio dei tempi), già intorno alle 6.30. Hanno atteso che i volontari vincenziani e gli scout completassero le operazioni di apertura, dopo che ieri pomeriggio erano state confezionate le borse con i doni. Poi alle 7 in punto Michele, un anziano clochard torinese, dopo la procedura i identificazione e di controllo sanitario, è entrato per ricevere una tazza di caffè Lavazza e, subito dopo per ritirare la borsa con i doni. Contestualmente, a bordo di un furgone capitanato da suor Cristina, un altro gruppo di volontari ( con thermos e ampia dotazione di doni)  cominciava il giro dei luoghi più frequentati dai senza tetto della città.

All’interno della struttura di via Nizza la sosta è stata limitata (per ragioni di sicurezza) a pochissimi minuti, ma i beneficiati hanno poi avuto modo di intrattenersi, con le debite distanze, nel cortile di Casa Santa Luisa. Per poi riprendere, mentre Torino lentamente si svegliava, la loro vita di sempre, sui marciapiedi e nei parchi cittadini. Ma, questa volta con il cuore più caldo. Non solo per il caffè.

+ Scegli un Natale diverso: fai un regalo solidale, dona una colazione!

[Foto Maurizio Bosio / Reporters Srl]

Le Tredicesime dell’Amicizia arrivano ad Asti

Angelo Conti e Lucia Caretti
La Stampa, 22/12/2020

Un anno crudele, che sottrae a tutti, ma soprattutto ai più fragili, risorse e speranze. In un anno così le Tredicesime dell’Amicizia diventano ancor più preziose per gli anziani, alle prese con le difficoltà di sempre e con le paure verso una malattia spietata.

Specchio dei tempi, attivo da dieci mesi ormai con un piano di sostegno a chi lotta contro il Covid e di assistenza alle famiglie in difficoltà, sta raccogliendo per il 45° anno consecutivo il denaro necessario per aiutare il numero più alto possibile di anziani. Il target è quello di 2. 000 contributi da 500 euro ciascuno, quindi un milione di euro. Così sono stati individuati 2000 over 65 in difficoltà, a Torino e in tutto il Piemonte.

Decine anche ad Asti e provincia: persone fragili che stanno ricevendo l’assegno di Specchio proprio in questi giorni. Come tradizione dal 1976, la fondazione garantisce una selezione attenta dei beneficiati. E s’impegna per una puntuale consegna degli aiuti, per fare in modo che questo dono non sia unicamente un passaggio di denaro ma anche un momento di condivisione e amicizia. Noi siamo così, come i nostri anziani, che stiamo incontrando. Anziani come Franco, che da dodici anni non ha più una casa, e passerà il Natale al dormitorio. Come Antonio, che ha lavorato per trent’anni sui treni notte, e ora ha una pensione che dura appena tre giorni: il tempo di pagare affitto e bollette. O Luigina, che grazie ai lettori de La Stampa si sente meno sola. La generosità è tanta: dall’anonimo industriale che ha destinato una somma vicina ai 100 mila euro ai circa 3000 singoli donatori.

Silvana, da Villanova d’Asti, venerdì ha lasciato un’offerta sul sito: «Mi ritengo una persona fortunata e voglio donare un po’di fortuna a chi ne ha bisogno». Tutti possono dare una mano ai nonni delle Tredicesime, donando qui.

Il regalo di Natale per Alfonso: l’abbonamento del bus

Lucia Caretti
La Stampa, 21/12/2020

“Pronto? Signora, mi sente? Centomila grazie per la sua generosità”. Fuori dalla biglietteria c’è un anziano felice. Tiene in mano l’abbonamento rinnovato da Specchio dei tempi e si commuove un po’. Dall’altra parte del telefono c’è la donatrice che gli ha appena regalato un anno di viaggi gratis su tutti i bus della provincia di Cuneo. Vuole rimanere anonima, e vuole spiegare ad Alfonso perché: perché questo gesto che accorcia le distanze. “Le sono vicina. La vita a volte è proprio ingiusta e difficile. Spero che questo la aiuti a ripartire. Sfrutti il suo abbonamento il più possibile. Si faccia tantissimi giri. Passi un buon Natale. Le auguro ogni bene”.

La chiameremo Anna: ha trent’anni e fa l’impiegata. Abita con i genitori e qualche sera fa stava sfogliando “La Stampa”. “Ho letto la storia di Alfonso e in lui ho rivisto i miei nonni. Mi ha colpito che raccontasse di non avere i soldi nemmeno per un biglietto del pullman. Non potersi muovere è davvero limitante. Mi è venuto il magone, quella notte non ho dormito e ho deciso di fare la mia parte. Se si ha la possibilità, è bello aiutare. Può capitare a chiunque che la vita prenda una svolta strana”.

Alfonso ha 73 anni e ha svoltato qualche tempo fa. Uno sfratto, problemi di salute, il lavoro in calo: faceva il pizzaiolo e lo chef nei rifugi di montagna. Da Limone a Sestriere, è stato nelle principali stazioni sciistiche piemontesi. Finito il turno in cucina prendeva la chitarra e si metteva a suonare. Era pieno di amici e di energie e sembra impossibile, adesso, vederlo così. Si sente “solo come un cane”, ha avuto due collassi e fatica persino a camminare. E’ povero e fragile. Come tutti i 2000 anziani che Specchio dei tempi sta abbracciando con le Tredicesime dell’Amicizia.

La storica sottoscrizione si ripete ormai da 45 anni, e anche questo Natale ogni nonno coinvolto nel progetto riceverà 500 euro. Lo stesso contributo che Alfonso ha incassato due settimane fa. “L’ho usato per pagare i miei debiti per la casa popolare. Ogni mese ho 50 euro di arretrati, poi l’affitto, le bollette, la spesa. Come si fa con 649 euro di pensione?”. Bisogna rinunciare persino ai tre euro del bus.

Non più: nel 2021, finalmente, Alfonso potrà andare dove vuole. Al suo abbonamento ha provveduto questa giovane benefattrice che ha contattato Specchio e stanziato gli 80 euro necessari. La fondazione ha accompagnato l’ex cuoco in biglietteria a Cuneo e trasformato la solidarietà della donna in un supporto concreto. “Riuscendo a muoversi Alfonso potrà riacquistare un po’ di indipendenza, di autonomia e di fiducia verso il mondo esterno” spera lei. Intanto lui ha già deciso la prima meta: raggiungerà il figlio, che vive lontano, è senza stipendio e senz’auto.

Alfonso ha accento pugliese e occhi gentili. Abita in un palazzone di periferia, possiede una vecchia giacca, due tute ormai logore, una felpa da 5 euro. Nessun pigiama. Ha una vicina in difficoltà che spesso bussa alla sua porta: “Se mi avanza della pasta gliela do volentieri. Posso mangiarne solo 70 grammi e rischio che vada a male. Non butto nulla”. Perché questo signore regala da mangiare, se non ha niente? “Perché bisogna avere un po’ di cuore. Non bisogna essere egoisti. Io non lo sono. Non ho mai chiesto niente a nessuno, mi sono sempre arrangiato, ma adesso sono in difficoltà e non mi nascondo. Ringrazio tutte le persone che mi stanno aiutando con una donazione a Specchio dei tempi. Se potessi, vi abbraccerei. Vi mando un bacione con tanto affetto”.

Il Natale di Mondo Aeroporto: “Ciao Nonno, volo via con te”

Anche Daniel Mazza, il travel blogger che ha inventato Mondo Aeroporto, aderisce alla campagna #ForzaNonni: il grande abbraccio virtuale di Specchio agli anziani, per sostenere la raccolta fondi a favore delle Tredicesime dell’Amicizia. Tutti possono condividere ricordi dei loro nonni su Instagram, taggando @specchiodeitempi. I più belli saranno pubblicati dalla fondazione. Daniel partecipa all’iniziativa con un racconto tratto dal suo libro Destinazione Mondo (Sperling & Kupfer, 17,90 euro).

di Daniel Mazza

Il 5 luglio ricevo una telefonata dall’Italia. La mamma non riesce a parlare, mi passa mio padre: il nonno se n’è andato a sessantanove anni, un infarto lo ha sconfitto. Non voglio sentire, non voglio capire, tutto sembra fermarsi, un momento cristallizzato in una spada di dolore che mi trafigge. Certe notizie, quando sei lontano, ti feriscono due volte. La preoccupazione mi aveva sfiorato prima di partire, ma era volata via in un attimo perché il sorriso e la voglia di vivere del nonno sembravano renderlo invincibile e facevano svanire i cattivi pensieri.

Mio caro nonno, tu che sei stato il mio secondo padre, tu che non mi hai mai sgridato nemmeno quando facevo qualcosa di sbagliato, tu che con una risata passavi sopra a ogni mia marachella, tu che mi proteggevi sempre e mi perdonavi tutto, l’ultima volta che ho visto il tuo sorriso è stato attraverso lo schermo di un computer, mentre mi dicevi di tagliarmi la barba e urlavi alla nonna di stare zitta altrimenti non mi sentivi. L’ultima volta che ti ho abbracciato me ne stavo andando dall’altra parte del mondo, tu speravi che non partissi perché mi avresti voluto sempre vicino, ma so che eri felice ogni volta che lo ero io. E ora io sono qui e non posso fare nulla, nemmeno abbracciare la mia famiglia, adesso che ha più bisogno di me.

Mia sorella mi manda questo messaggio: «Non sentirti male o in colpa se oggi non c’eri fisicamente, tu sei parte di me, quindi con me oggi c’eri anche tu!». Ma non riesco a non sentirmi in colpa, io non ero con loro, non ero con te, nonno, non ho nemmeno potuto salutarti o farti un’ultima carezza, e questo mi fa soffrire.

Non mi dispero di averti perso, perché sono felice di averti vissuto. Sono orgoglioso di portare il tuo cognome, perché tutti quelli che ti conoscevano non potevano che amarti. Il tuo sorriso entrava nel cuore, per questo sono felice quando qualcuno mi dice che ho un sorriso contagioso. Sono simile a te in tante cose e spesso riconosco in me atteggiamenti che erano tuoi, per esempio quando ascolto in silenzio – perché mi piace farlo – ma sempre pronto a ridere e a scherzare come te. Mi hai insegnato con l’esempio a essere forte in ogni situazione, perché tu sei caduto e ti sei rialzato mille volte. Non sarà questo tuo scherzetto a farmi mollare. Ti voglio bene, e ogni notte proverò a volare via con te per stare ancora insieme.

Qualcosa è cambiato dentro di me. Non voglio più stare qui e nemmeno andare altrove, il mio entusiasmo per l’avventura americana è svanito, del viaggio a Auckland non mi importa più niente. Le giornate non passano mai, non faccio che pensare alla mia famiglia. Voglio tornare a casa. Ripartirò da dove ho lasciato per poi, lo so, ricominciare a sognare qualcosa di diverso. Vivrò il presente, proprio come ho fatto qui dal momento in cui sono sceso dall’aereo, ma non mi guarderò indietro, non tornerò sui miei passi, mi darò il tempo per ricaricare le batterie del mio cuore, pronto a immaginare una nuova meta. Da qualche parte ho letto che il parabrezza è più grande dello specchietto retrovisore proprio perché la strada che abbiamo davanti è più importante di quella che ci lasciamo alle spalle. Farò così, guarderò avanti, senza rimorsi né rimpianti.

Fra pochi giorni il nonno avrebbe compiuto settant’anni. Decido di festeggiarlo tatuandomi il suo ricordo sulla pelle, anche se è già indelebile dentro di me. Lui diceva sempre che la vita è un azzardo, quindi penso a una carta da gioco e scelgo subito l’asso di cuori, quale carta migliore per rappresentarlo? Per me lui era un asso. Mi faccio il tatuaggio all’interno del braccio sinistro, per poterlo abbracciare stringendolo sul cuore.

Poi gli scrivo una lettera virtuale, sicuro che mentre batto sui tasti lui mi stia guardando. Mi piace pensare che queste righe lo raggiungeranno quando sta ridendo, con quella risata un po’ rauca di chi nella vita ha fumato troppe sigarette. Ciao, nonno, tra poche ore qui in Australia sarà il tuo compleanno. Ora che non ci sei più, l’unico regalo che posso farti è quello di tenerti per sempre vicino al mio cuore, impresso sulla mia pelle. Ogni volta che ti chiedevo: «Com’è, nonno? Come stai?» tu mi rispondevi sempre: «È così», con quel sorriso rassicurante. Adesso, ogni volta che avvicinerò il braccio al petto sentirò il tuo: «È così» rimbalzarmi sul cuore e sarà «così» per sempre. Buon compleanno, nonno!

Il Natale di Bonansea: “Forza nonni, sono con voi!”

Barbara Bonansea, La Stampa, 18/12/2020

Forza nonni: non siete soli! Siamo con voi. Sono con voi. Si avvicina il Natale e in questi giorni così difficili il mio pensiero va in modo particolare alle persone anziane. Cari nonni, vorrei tanto abbracciarvi di persona: non si può, conosciamo tutti la situazione. Per questo mi unisco al grande abbraccio che vi sta portando Specchio dei tempi con le Tredicesime dell’Amicizia, il progetto che ogni anno offre aiuto economico ai 2000 anziani più poveri di Torino e del Piemonte. Fa male sapere che nella nostra città ci sono persone che non riescono a pagare la spesa, il riscaldamento o la bolletta. E rischiano di rimanere al freddo e senza luce. Quelle persone hanno gli stessi occhi e la stessa età delle mie meravigliose nonne, Rita e Maria. Ma non hanno nessuno accanto.

Aiutateci ad aiutare gli anziani. 

Per questo chiedo a tutti i lettori di aiutarmi: facciamoci sentire. Diciamo insieme #forzanonni! Specchio dei tempi sta raccogliendo su Instagram le storie degli anziani che portiamo nel cuore. Potete condividere le vostre taggando la fondazione. Io voglio raccontarvi di mia nonna Rita, che ha superato gli ottant’anni da un po’ ma ha la vitalità di una trentenne. Abita a cento metri da casa mia, non ha la patente e dice sempre quello che pensa. Rita dà tutto, a cominciare da se stessa, alla famiglia. Si prodiga per i nove bisnipoti, prepara cene e cenette: dall’insalata russa ai tajarin, dalle verdure in sughetto alla giardiniera. E sempre un bicchiere di buon vino rosso. Le piace parlare in dialetto e a me chiama sempre “mus brutt”, muso brutto, per ridere. Da quando è morto il nonno, ha triplicato le sue forze, le sue energie, la sua voglia di vita. Nonna Rita è unica. Ma ogni nonno è unico! E nessuno, nessuno, merita di essere lasciato solo. Soprattutto a Natale.

L’ex cuoco che non può permettersi il biglietto del bus

di Lucia Caretti, La Stampa 6/12/2020

Cucina, letto, televisione. Le giornate di Alfonso sono “tutte uguali. Da quando c’è il Covid, non posso più uscire. Nemmeno vicino a casa”. Alfonso ha paura: ha 73 anni, il diabete e problemi di cuore. Abita in periferia e per lui anche andare a Cuneo è un’impresa. Deve fare tre chilometri di strada. Troppi per camminare: “Mi stanco subito”. Troppi persino per prendere il bus. “Il biglietto costa 3 euro. Non me lo posso permettere”. Così Alfonso passa il tempo sulla sua sedia, a contare i risparmi. “Come si fa con una pensione da 649 euro? Devo comprarmi da mangiare. Pagare l’affitto, le bollette, le medicine”.

DONA ORA

L’ultima stangata sono le spese condominiali, 950 euro. Per metà le coprirà con la Tredicesima dell’Amicizia di Specchio dei tempi, la carezza dei lettori de La Stampa. Un progetto con cui dal 1976 la fondazione abbraccia gli anziani più fragili. L’obiettivo è raccogliere 1 milione di euro entro Natale, per donare speranza a 2000 nonni come Alfonso. Ognuno riceverà un assegno di 500 euro. Ognuno ha la sua stessa storia di fatica e abbandono.

“Sono scappato di casa quando avevo 12 anni” racconta con accento pugliese. “C’era fame, non c’era lavoro, e avevo una zia vicino a Torino. L’ho raggiunta e mi ha spedito in carrozzeria. Ho fatto l’apprendista, poi il muratore e i turni in fonderia”. Ecco perché quelle cicatrici sul braccio. Le mani invece raccontano la sua seconda vita da chef. “Ho girato tutte le cucine del Piemonte” spiega con orgoglio. Quelle di montagna, da Limone a Sestriere: Alfonso ha dato da mangiare a generazioni di sciatori. E’ stato nei rifugi sulle piste, nelle pizzerie e nei ristoranti. “Finito il servizio mi mettevo a suonare. La musica e la cucina sono le mie due grandi passioni”.

Per questo ha appeso una vecchia chitarra vicino al divano. E ha trascritto le sue ricette in un’agenda che custodisce come un tesoro. Quei due ricordi lo tengono vivo. “Sono già morto due volte. Sono collassato in casa e mi sono salvato per un pelo”. Colpa di varie malattie e della più terribile. “Sono solo come un cane” confessa. “Mio fratello, il mio unico amico, non c’è più. Gli altri parenti sono lontani e stanno peggio di me. Non possono darmi una mano. I vicini? Buongiorno, buonasera, ma non c’è solidarietà. L’unico vero aiuto che ricevo è quello di Specchio dei tempi”.

Dopo lo sfratto, per un anno è stato in una casa protetta del Comune. Poi ha ottenuto questo piccolo appartamento dove entra appena un filo di luce. C’è una tapparella rotta, il peperoncino sul balcone, una cucina attrezzata con vecchi tegami e fornelli di recupero. “Mi sono sempre arrangiato. Quando faccio la spesa guardo ogni singolo prezzo, so che i soldi devono essere usati bene e non puoi fare il passo più lungo della gamba. Non ho mai bussato a nessuna porta, ma ora sono in difficoltà e ci metto la faccia. Non mi nascondo. Sono i politici che dovrebbero nascondersi”.

Alfonso è arrabbiato per i pullman che dalle sue parti non passano mai. Per l’operazione all’occhio per cui dovrà attendere altri nove mesi: “Vedo solo nebbia”. E’ arrabbiato soprattutto per l’autonomia negata. “Vorrei andare in ospedale e a farmi la spesa da solo. Invece non posso muovermi e devo aspettare che venga l’assistente sociale ad accompagnarmi, una volta alla settimana”. Ecco perché quell’ossessione per la patente: “Non ce l’ho più. Mi piacerebbe provare a riprenderla. Vorrei riconquistare un po’ di libertà. Spero che Babbo Natale mi regali il corso”. O almeno l’abbonamento del bus.

Sostieni Alfonso e le Tredicesime dell’Amicizia.

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Antonio e la pensione che dura solo tre giorni: “Aiutatemi”

di Lucia Caretti

Antonio lavorava sui vagoni letto. Adesso dice di essere diventato un matematico: ha l’ossessione per i conti. Ogni mese i numeri sono gli stessi. “Appena arriva la pensione mi tolgono 220 euro per la separazione. Ne restano 515. Devo pagare l’affitto, gli arretrati e la luce. In tre giorni non ho più nulla”. Quando Specchio dei tempi va a trovarlo ha in cassa soltanto 15 euro e mancano venti giorni all’accredito successivo. È una mattina di ottobre, c’è il sole e Natale sembra lontano. Non per Antonio. “Aspetto la vostra Tredicesima con ansia. Quando la consegnerete?”.

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In questi giorni, come sempre: la Fondazione sta erogando centinaia di sussidi da 500 euro ciascuno, per gli anziani più fragili del Piemonte. Anziani come Antonio, che è stato per trent’anni sui Wagons-Lits e poi in una cooperativa. E riceve la Tredicesima dell’Amicizia da quando il treno della sua vita è deragliato. “Sono stato sfrattato – racconta – e per un lungo periodo ho sofferto tra dormitori e pensioni. Ho passato le pene dell’inferno, ma ho lottato e sono riuscito ad avere di nuovo un alloggio”. Quello dove abita ora: un buco nel centro città, in un palazzo popolare nascosto tra le vie più eleganti di Torino. Le pareti sono tinteggiate a metà, colpa di una gamba che fa male. Le bollette da saldare sono impilate sul piccolo tavolo, colpa di quella pensione troppo bassa. A due passi c’è “la casa più bella del mondo”, una famosa residenza extra lusso pluripremiata. È tutto così vicino, eppure così distante.

“Ho 73 anni e ci metto la faccia” continua Antonio sfogliando il quaderno delle spese. “Non mi vergogno, non piango, sono sincero. Questo mese ho pagato 200 euro di luce, se no mi staccavano lo scaldabagno. Ho degli affitti arretrati. I vestiti? Me li hanno donati. Nei confronti dei sostenitori di Specchio dei tempi sono debitore in tutto: durante il lockdown a marzo mi hanno regalato il pacco alimentare. Senza la Tredicesima, a dicembre, non saprei proprio come fare”.

La raccolta prosegue e più cresceranno le donazioni, più assegni saranno distribuiti. Le richieste sono già state verificate. Persone come Antonio le preparano con mesi di anticipo: “Ogni anno scrivo una lettera a mano e telefono per ringraziare. Chiedo, senza nessuna pretesa, perché so che non è obbligatorio aiutarmi. Chiedo perché ho bisogno. Chiedo e spero che mi richiamino con una risposta positiva. Anche stavolta è successo. Grazie di cuore”.

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Loescher, niente regali di Natale: “Doniamo tutto per la lotta al Covid”

di Lucia Caretti

Niente panettoni e pacchetti, Loescher ha scelto un Natale diverso: solidale. La storica casa editrice torinese ha deciso di devolvere a Specchio dei tempi tutti i fondi che ogni anno impiega per i regali. Una donazione destinata a sostenere i medici e i malati, che si aggiunge agli oltre 10 milioni di euro che Specchio ha già raccolto per l’Emergenza Coronavirus, e continua a trasformare in aiuti concreti. Anche durante la seconda ondata proseguono infatti le distribuzioni di dispositivi di protezione e di strumentazioni per gli ospedali e i soccorritori, che da mesi ormai si rivolgono alla fondazione per chiedere rinforzi.

“In considerazione della grave emergenza sanitaria che stiamo vivendo – spiega l’azienda – su proposta della Direzione i dipendenti hanno concordato di rinunciare a dolci e regali che tradizionalmente venivano offerti dall’azienda in occasione delle feste natalizie, e si è deciso di comune accordo di fare una donazione a Specchio dei tempi. La scelta è caduta su questa Onlus perché opera da molto tempo con progetti in ambito internazionale e nazionale, questi ultimi rivolti anche al territorio in cui la fondazione è nata e la casa editrice Loescher è storicamente radicata. Siamo fiduciosi che questo contributo possa portare aiuto e speranza con un intervento concreto e immediato in una realtà locale così colpita dall’emergenza Coronavirus”.

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Covid, così continuiamo ad aiutare i senzatetto di Torino

Di Angelo Conti

L’attività di Casa Santa Luisa di via Nizza 24 non si è fermata. Abbiamo solo trasformato la colazione in refettorio in una colazione da asporto. Ogni mattina i senza dimora ricevono un pacco di viveri e generi di conforto.

Nelle due ore di apertura delle Colazioni, completamente sostenute da Specchio dei tempi, si pensa anche alla biancheria, alle scarpe, ad indumenti caldi, ad accessori per l’igiene personale, a nostri “buoni” per i farmaci, a fotocopie di documenti (ed accompagnamenti negli uffici aperti), a libri da leggere… E da oggi una infermiera è a disposizione, attrezzata anche con saturimetro.