Hargeisa, Specchio tifa per Fatima nel nuovo reparto del nostro ospedale

Angelo Conti

Tre giorni fa abbiamo installato nuove apparecchiature nella neonatologia dell’ospedale pediatrico di Hargeisa (costruito da Specchio dei tempi nel 2012 e tuttora supportato dalla nostra fondazione) e ieri è arrivata Fatima, nata prematura, dal peso di appena 1 chilogrammo e 2 etti. Solo una settimana fa sarebbe morta di sicuro, ora – con le nuove apparecchiature – stiamo cercando di salvarla.

In loco c’è in questi giorni un team, di medici torinesi, guidato da Daniele Regge, impegnatissimi anche nelle cure a questa piccolissima bambina.

Tifiamo tutti per la piccola Fatima!

Hargheisa, Suha ha 4 mesi e un grave glaucoma: solo un intervento può salvarlo dalla cecità

Angelo Conti

Specchio dei tempi è convinto da sempre che il modo più corretto per aiutare i paesi più poveri dell’Africa sia quello di garantire la salute di chi li abita, soprattutto quella dei bambini. L’obiettivo ultimo è salvare tante vite, ma anche di conferire fiducia a chi coraggiosamente vuole dare un futuro ai propri paesi. Così, da 12 anni siamo ad Hargeisa, in Somaliland, dove abbiamo costruito un ospedale pediatrico , che tutt’ora sosteniamo anche attraverso il lavoro di Medacross, la onlus torinese presieduta da Daniele Regge, il cui progetto Specchio dei tempi finanzia integralmente.

Qui tante storia di malattia e disperazione, come quella di Suha, un bambino di 4 mesi, che vive nell’orfanotrofio di Hargeisa insieme ad altri 400 bambini di cui 50 con età compresa tra una settimana e 9 mesi. Tra questi Suha, abbandonato per strada dalla mamma. Suha ha un glaucoma congenito che gli provoca un aumento della pressione all’interno dei bulbi oculari che appaiono ingrossati. Se non si interviene subito il bambino perderà la vista. L’intervento chirurgico consiste nel drenaggio al fine di ridurre la pressione nel bulbo. Purtroppo, l’occhio destro del bimbo è irreversibilmente compromesso, ma sull’altro è ancora possibile intervenire.

L’intervento è urgente e nel Somaliland c’è solo un oculista disposto ad operarlo, ma l’intervento ha un costo alto e l’orfanotrofio non ha i mezzi per farlo operare. Aiutateci a restituire la vista e un futuro a Suha.

Crisi umanitaria in Somaliland siccità, dengue e la corsa per la sopravvivenza: cosa stiamo facendo

Angelo Conti

Nel cuore del Corno d’Africa, il Somaliland – regione autonoma della Somalia settentrionale, che ha dichiarato la propria indipendenza nel 1991, ma ancora oggi non riconosciuta dalla comunità internazionale – sta affrontando innumerevoli sfide umanitarie, che stanno compromettendo la resilienza della popolazione. Qui Specchio dei tempi lavora da 12 anni: è stato il principale finanziatore nella costruzione dell’Ospedale Pediatrco di Hargeisa (54 posti letto) che continua a sostenere pagando stipendi ai medici ed agli infermieri del pronto soccorso, garantendo appoggio e risorse alla Neonatologia, mantenendo il servizio di cliniche mobili nei campi profughi. Per cercare di rendere vivibile l’esistenza di queste povere popolazioni, migliorando la qualità di vita del paese in cui vivono.

Quest’area da tempo segnata dalla siccità ha scongiurato per poco la carestia con la precedente stagione delle piogge, tuttavia l’allerta resta alta. Le sei stagioni consecutive di precipitazioni al di sotto della media continuano a segnare pericolosamente le condizioni di vita della popolazione. Centinaia di famiglie sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni in cerca di cibo e acqua per se stesse e per il proprio bestiame – spesso unica fonte di reddito.

Eppure le piogge, quando arrivano – anziché portare sollievo – causano allagamenti e danni alle infrastrutture già fragili, rendendo alcune aree completamente inaccessibili. Con l’arrivo della stagione delle piogge, si è diffusa rapidamente l’epidemia di dengue, mettendo ulteriormente sotto pressione il sistema sanitario già debole. La dengue è un virus trasmesso da un particolare tipo di zanzara, ad oggi qui non esiste né vaccino né cura. La malattia è spesso asintomatica, ma qualora si presentassero i sintomi, i principali sarebbero: febbre molto alta, dolori articolari, vomito, diarrea, con il serio rischio di disidratazione. La dengue può portare anche alla morte se diventa emorragica e non viene trattata in tempo.

A tutto questo si è aggiunto – ad Hargeisa – l’innalzamento dei prezzi del carburante di circa l’11%, causando il conseguente aumento dei costi di trasporto e l’aumento dei prezzi dei generi alimentari. La popolazione così già colpita dalle conseguenze della crisi climatica e da un’epidemia di dengue, vede sempre più la riduzione del proprio potere d’acquisto, che significa maggiore insicurezza alimentare. A farne le spese sono sempre le fasce più vulnerabili della popolazione, tra cui i bambini.

In questa situazione complessa ed estremamente critica le organizzazioni umanitarie svolgono un supporto fondamentale. Le cliniche mobili di Specchio dei tempi, grazie alla logistica di Medacross, raggiungono i campi profughi, rendendo accessibili le cure essenziali. I due enti sono altresì impegnati nel rafforzamento dell’unico ospedale pediatrico del Somaliland, attraverso la donazione di attrezzature mediche pediatriche e neonatali e formazione del personale medico e infermieristico locale.

La situazione in Somaliland è un grido d’aiuto che non può essere ignorato. Ogni donazione – piccola o grande che sia – può fare molto!

Hargeisa, Somaliland: la storia di Adam, salvato da una gravissima polmonite

Jessica Genova

Nelle aree rurali e desertiche che circondano Hargeisa, capitale del Somaliland, si estendono decine di campi profughi, dove vivono un numero sempre crescente di famiglie. Uno dei più estesi è Digaale. Questo campo, sorto nel 2014, è diventato una dimora fissa per oltre 1300 famiglie, più di 8000 individui, ed il loro numero è in continua crescita. La mancanza d’acqua e di cibo ha costretto centinaia di famiglie a cercare riparo in quest’area alle porte della capitale, ma la vita -anche qui – continua ad essere una sfida quotidiana. L’acqua è scarsa, le condizioni igienico-sanitarie sono disastrose e le epidemie, tra cui una grave ondata di Dengue, si diffondono rapidamente, portando con sé sofferenza e paura.

In questo contesto fragile si inserisce l’attività di Specchio die tempi che finanzia completamente MedAcross che garantisce un servizio di clinica mobile, offrendo visite mediche e distribuendo cure gratuite. Il team sanitario è costantemente alle prese con sfide imponenti: le strutture sono ridotte, le condizioni igienico-sanitarie sono precarie e le epidemie sono all’ordine del giorno. Spesso, i medici devono affrontare il difficile compito di trasportare i pazienti in condizioni critiche su strade dissestate e difficili da percorrere.

In una delle mie tante visite alla clinica mobile dei campi profughi di Hargeisa, incontro Adam, un bambino di 14 anni. Mi è impossibile non notare i tratti del volto scavati e il corpo cheletrico, testimonianza vivente della fame che si nutre dei corpi nel Corno d’Africa. Adam ha trascorso le sue notti raggomitolato in un letto, lottando per trovare una posizione che gli consentisse di respirare e trovare la forza di abbandonarsi senza paura al riposo. “Le notti sono state un tormento in quest’ultima settimana” – ci racconta la mamma – “e non è riuscito nemmeno a mangiare”. Il medico svela a me e alla mamma di Adam la triste verità: il bambino soffre di una grave polmonite acuta e ha un bisogno urgente di ossigeno e cure per sopravvivere. Fortunatamente, nel centro di salute di Digaale, esiste una macchina per la somministrazione di ossigeno, che offre un barlume di speranza e sollievo a tutti noi. Tuttavia, è chiaro che questo non sarà sufficiente. In caso di crisi, una struttura ospedaliera adeguata è la sua unica speranza. Da lì a poco, tale pensiero si concretizza: l’elettricità salta improvvisamente e il macchinario smette di funzionare. La sua saturazione crolla pericolosamente. In quei minuti sospesi tutto il personale sanitario si è attivato per supportare Adam. Fortunatamente in pochi minuti – eterni – il sistema si è ripristinato e ha permesso ad Adam di respirare nuovamente. E noi con lui.

Il medico ha così contattato l’ospedale pediatrico di Hargeisa, costruita da Specchio dei tempi 12 anni fa, della capitale, sperando di avere una conferma per il ricovero di Adam. Ma non è la nostra giornata fortunata: i letti sono tutti occupati a causa dell’epidemia di Dengue. Mi rendo conto di quanto sia ora difficile comunicare alla famiglia che dovranno attendere almeno un’altra giornata prima di essere accompagnati in ospedale. Mi rendo conto altresì, che -nonostante tutti gli sforzi che cerchiamo di compiere quotidianamente -l’impotenza a volte bussa alla porta, entra, e non se ne va.

Il giorno successivo però vi è finalmente una buona notizia: riusciamo ad ottenere un letto disponibile. L’ambulanza giunge al campo, recupera il bambino e lo accompagna in ospedale, dove riceve tutti i trattamenti medici necessari e dove rimane sotto osservazione alcuni giorni. Questa è la realtà che i medici stipendiati da Specchio dei tempi affrontano quotidianamente, restando accanto ai pazienti e cercando soluzioni alternative, le quali diventano testimonianza di dedizione ed impegno.

Hargeisa, morire ad un anno di fame, di stenti, di diarrea

Non sempre i medici di Specchio dei tempi riescono a salvare i piccoli denutriti: aiutaci anche tu ad offrire ai bambini del Somaliland assistenza medica e cibo

Jessica Genova è la project manager che lavora ad Hargeisa per conto di Specchio dei tempi e di MedAcross, in un programma di assistenza ai più piccoli completamente  finanziato dalla nostra fondazione. Ecco il suo racconto:

“In Africa si muore di fame e  di sete. L’ho letta molte volte questa frase, talvolta accompagnata da numeri spaventosi. Ma fino a che non lo vedi con i tuoi occhi, questa frase risulta spersonalizzata e vacua. In Africa, un continente così vasto, associato alla povertà da sempre, si soffre e si muore per fame. Lo leggiamo e lo vediamo in TV mentre ceniamo, così tante volte, che il nostro cervello dissocia quella sofferenza dalla nostra realtà, fatta di una cucina, del tepore della famiglia e del tintinnio delle stoviglie che si usano. La mia realtà oggi è un’altra: è la polvere della strada desertica, il rumore delle madri e dei bambini del campo profughi e a volte il silenzio. Come quando muore un bambino per fame. Oggi Mohammed, un piccolo di 1 anno, paziente della nostra clinica mobile finanziata da Specchio dei tempi, è morto. La causa: disidratazione, malnutrizione, diarrea.

Il team medico nel campo profughi ha fatto tutto il possibile per salvarlo: il dottore ha eseguito il massaggio cardiaco, l’infermiera è corsa a recuperare un ambu per le insufflazioni; tutto questo mentre la madre Leila – che ha attraversato Hargeisa a piedi, impiegando due ore di cammino sotto il sole cocente per raggiungerci – si è gettata a terra, quasi svenuta, incapace di alzarsi. Era come se sapesse ciò che stava accadendo, ma non riusciva ad accettarlo. Hanno dovuto alzarla di peso e farla sedere.

Il bambino era stremato, malnutrito, pochi giorni prima aveva avuto qualche episodio di diarrea e vomito ed è arrivato in clinica mobile senza forze. Quando Leila ha raggiunto l’ambulatorio nel campo profughi tutte le mamme si sono agitate attorno a lei, il bambino ormai non rispondeva e tutti hanno ceduto il loro turno per far visitare il piccolo dal medico. È una situazione straniante vedere così tanta energia attorno e lui inerme: sembrava quasi che tutta quell’agitazione, quell’energia potesse servire a quel piccolo corpo per smuoverlo e dargli forza. Ma non c’è stato nulla da fare e in questa frase così usata, ricade un peso dentro di me, un peso avvolto dal silenzio che ha invaso tutto l’ambulatorio. Le famiglie erano ancora fuori in attesa delle visite, ma calme. Tanti bambini che di solito giocano, piangono, chiamano la mamma e i fratelli, tutti in silenzio.

Ho raggiunto Leila per darle conforto e sostegno e, così, mi sono trovata davanti ad una donna di 30 anni – mia coetanea – che si prende cura di 7 figli: quattro a casa ad aspettarla, due accanto a lei e Mohamed in un’altra stanza, avvolto in un telo.

L’abbiamo riaccompagnata a casa. Abbiamo ripercorso in macchina tutto il tratto di strada che lei qualche ora prima – con speranza e disperazione – aveva fatto a piedi. Scendono dall’auto, sempre in silenzio e sono a casa. Poi arriva il mio turno, scendo dall’auto, sono a casa.”

In aiuto di Nuur, vive ad Hargeisa, ha 2 anni e pesa appena 6 chili

Angelo Conti

Il campo di Nasa Hablood è uno dei campi profughi che circondano Hargeisa, la capitale del Somailand, dove Specchio dei tempi ha costruito, 12 anni fa un ospedale pediatrico con 50 posti letto e dove è ancora molto attivo nel sostegno ai bambini più fragili. L’altro giorno, con la nostra clinica mobile, abbiamo raggiunto il campo di Nasa Hablood. Qui abbiamo trovato ad attenderci Nuur, paziente di due anni con la sua mamma Nimco. 25 anni. Nuur è stata visitata dai nostri dottori che hanno evidenziato una forte malnutrizione: ha due anni, e pesa appena 6 chili. Il suo corpo dimostra molti meno mesi di quelli che ha, il suo sguardo appare quasi assente, rallentato.

Era la prima volta che veniva visitata da un dottore, il quale ha prontamente attivato una terapia. La situazione di Nuur non è purtroppo rara in questo luogo fortemente colpito da siccità, insicurezza alimentare, povertà. Le scelte alimentari si accompagnano a una scarsa consapevolezza a livello nutrizionale, devono fare i conti anche con le disponibilità economiche delle famiglie, spesso molto scarse o inesistenti.

Il Somaliland, stato autonomo a nord della Somalia è attualmente colpito da una delle peggiori siccità degli ultimi anni, l’anno scorso è stata scongiurata la carestia, ma il livello di allerta resta ancora alto. Specchio dei tempi, con il concorso logistico e operativo di Medacross, si inserisce in questa emergenza finanziando visite mediche e cure gratuite presso i campi degli sfollati interni che circondano la città di Hargeisa; mettendo a disposizione specialisti e, all’occorrenza, ricoveri ospedalieri. Nell’ultimo anno Specchio dei tempi ha reso possibili più di 4700 visite mediche ai bambini dei campi profughi e contribuito a visitare e curare più di 12000 bambini nell’ospedale pediatrico di Hargeisa.

Specchio dei tempi sostiene inoltre le spese dei medici e degli infermieri del Pronto Soccorso, finanzia un’attività di teaching verso i medici locali, lavora all’implementazione dei servizi della neonatologia. Tutto il progetto è seguito e verificato, in loco, da personale italiano.

Un bambino su cinque in Somaliland non diventava grande

Angelo Conti 

Noi lo sapevamo nel 2011, quando abbiamo deciso, con un gruppo di medici, architetti e professionisti torinesi, di fare qualcosa per quella fetta di terra, devastata da frequenti carestie e dalla siccità. Quasi il 20% dei bambini non riusciva a raggiungere la maggior età, colpiti da malattie tutt’altro che incurabili: polmoniti, bronchiti, persino la diarrea, ma che non si riusciva a contrastare con farmaci adeguati.

Così abbiamo costruito l’ospedale in un anno, avviato nei primi tre anni, in parte poi trasferito al governo locale, ma non ce ne siamo mai andati. Un anno fa abbiamo deciso di sostenere il pronto soccorso pagando gli stipendi ad uno staff di medici ed infermieri, di ammodernare la Neonatologia che qui è davvero una “prima linea”, e di utilizzare una clinica mobile per visitare i bambini dei campi profughi delle periferie. Da allora abbiamo anche una persona, una coraggiosa ragazza di Savona, che vive là e lavora per noi, e per il nostro ospedale. Tutto questo con la torinese MedAcross, la onlus presieduta da Daniele Regge, che si occupa della logistica di tutta l’operazione.

Se vuoi, puoi aiutarci anche tu.

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Lavora nel nostro ospedale di Hargeisa

Comunicato Stampa

Specchio dei tempi, dieci anni fa, è stato il maggior finanziatore della costruzione dell’Ospedale Pediatrico di Hargeisa, in Somaliland. Qui, con Mas Cth Onlus (e poi con Medacross), abbiamo però continuato a lavorare, nei primi tre anni facendoci carico degli interi costi di gestione e poi per sostenere l’attività di singoli reparti, con un occhio particolare alla Neonatologia che consente di salvare la vita a decine di bambini ogni anno.

La nuova profonda crisi del Corno d’Africa, colpito in questi mesi da una grave carestia, ci ha spinti a ritornare, pianificando un’attività pluriennale che avrà tre principali focus: attrezzare e migliorare le prestazioni della neonatologia, favorire con visite sul territori l’accesso al Pronto Soccorso dei bambini che vivono nei dodici campi profughi che circondano la città, attivare un servizio di Chirurgia Generale. L’ospedale dispone di 48 letti, tutti di pediatria, e di un Pronto Soccorso che ha una media di oltre 50 accessi al giorno.

Per fare tutto questo cerchiamo un manager di progetto che lavori, alle dipendenze di Medacross ma in stretta sinergia con Specchio d’Italia e Specchio dei tempi. La persona che cerchiamo godrà di un contratto annuale rinnovabile, di una retribuzione fra 2000 e 2500 euro al mese, di un alloggio e di un ufficio in loco, di periodici viaggi di rientro in Italia. Dovrà svolgere frequenti anche missioni nei campi di sfollati che circondano la città riorganizzando il nostro sistema di cliniche mobili pediatriche. Sarà anche il riferimento di altro personale internazionale (medici ed infermieri) che svolgeranno missioni di cura e di insegnamento (della durata da 2 settimane a 6 mesi) all’interno dell’Ospedale. Dovrà curare i rapporti, peraltro già solidi, con il Ministero della Salute del Somaliland.

Chiediamo esperienza internazionale c/o organizzazioni umanitarie; esperienza nel coordinamento di team: ottima conoscenza dell’italiano (scritto/parlato) e dell’inglese (scritto/parlato); ottima conoscenza dei principali strumenti informatici; capacità di elaborare e rendicontare il progetto; dinamismo, spirito critico, motivazione, volontà di confrontarsi e cambiare; capacità di adattamento a differenti contesti ambientali e situazioni logistiche. Sono titoli preferenziali l’esperienza di lavoro in Africa, esperienza nella scrittura di progetti, capacità di scrittura di testi e di produzione di semplici contenuti multimediali (immagini e brevi video).

Il curriculum aggiornato e una lettera di presentazione vanno inviati a specchiotempi@lastampa.it.
La selezione e l’assunzione saranno invece in capo a Medacross Onlus.

Torniamo in Somaliland per salvare vite

Angelo Conti

Specchio dei tempi è in questi giorni in missione in Somaliland. Anastasia Sironi, che si occupa di progettazione internazionale, è ad Hargeisa con Daniele Regge ed Erika Vitale di Medacross (onlus torinese vicinissima alla nostra fondazione e partner in questa iniziativa) per programmare interventi a favore del Mas Children Hospital, costruito proprio da Specchio dei tempi fra il 2012 e il 2013.

Specchio (con Mas Cth Onlus) ne sostenne poi l’attività per tre anni prima di trasferirla al Ministro della Sanità locale. In queste settimane, la grave siccità che ha colpito il corno d’Africa insieme al rogo del grande mercato di Hargeisa (la principale fonte di sostentamento per la popolazione), ci hanno indotti a tornare con tre differenti programmi: uno a sostegno del reparto di neonatologia dell’ospedale pediatrico (dove troppi bambini muoiono ancora), un altro a sostegno dell’assistenza ai bimbi che abitano nei poverissimi campi intorno alla città e un altro per la formazione di giovani chirurgi locali. Ci sarà molto da fare, nei prossimi anni.

Orgogliosi di essere qua, con Medacross, a rappresentare la Torino solidale nell’area più povera e difficile dell’Africa.

Hargeisa, così ogni giorno salviamo qualche vita nella nuova neonatologia

di Angelo Conti

Hargeisa è la capitale del Somaliland. Terra difficile, di grande povertà, assalita dalle desertificazioni di tante aree limitrofe. Qui, Specchio dei tempi, 6 anni fa, ha costruito un ospedale pediatrico. Cinquanta posti letto, oltre 50 dipendenti. Qui ogni giorno decine di bambini vengono curati, i più gravi ricoverati. Ogni giorno viene salvata qualche vita. Qui Specchio dei tempi ha messo a punto ed avviato anche un programma triennale, per sostenere il nuovo Reparto di Neonatologia, che gode del contributo di presenza e di insegnamento di neonatologi e infermiere torinesi. Sotto la direzione di Piero Abruzzese e con la partnership logistica della ONG piemontese Terre Solidali.

Ecco qualche foto (scattata nei giorni scorsi) del nostro impegno in Somalia, dove ogni giorno salviamo qualche vita.

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